Mentre in giro per il mondo la stagione ciclistica professionistica sta cominciando, la Federazione Ciclistica Italiana ha fatto parlare di sé per un amo lanciato alla politica italiana: una proposta di aggiornamento del codice della strada per quanto concerne gli utenti deboli della strada. Nei giorni immediatamente successivi alla loro pubblicazione, abbiamo raccolto alcune spiegazioni dal presidente federale, che a fine novembre era stato protagonista in prima persona di un video sui social che invita chi pedala a tutelarsi da par proprio seguendo norme di buon senso in bici.
Così Cordiano Dagnoni: «La sicurezza è una priorità, i pericoli sulle strade sono non solo portatori di tragedie umane ma anche il peggior ostacolo per la promozione del ciclismo presso i più giovani e per la passione della gente verso la bicicletta. Nel mio secondo mandato di presidenza mi sono subito impegnato a costituire una commissione composta da organizzatori, atleti, direttori sportivi, giudici di gara, sponsor, amministrazioni e istituzioni, per capire insieme come migliorare la sicurezza non solo alle corse ma nella pratica quotidiana. Presieduta dall'avvocato (ex corridore dilettante perugino) Carlo Moriconi, la commissione è nata lo scorso aprile e nell'ultimo Consiglio federale del 2025, il 18 dicembre, ha presentato ufficialmente queste proposte. Capisco che, quando si propongono cambiamenti importanti e coraggiosi, posso sollevarsi diversi pareri discordanti, ma è un passo inevitabile in qualsiasi ambito quando si vuole un vero cambio culturale.»
Le maggiori perplessità sono state destate dalla proposta di estendere l'obbligatorietà del casco:
«Secondo molti può costituire un deterrente all'utilizzo della bicicletta. Secondo noi è ora di pensare che, com'è stato reso obbligatorio a suo tempo per gli sciatori, per i motociclisti e per i ciclisti "da corsa" tale debba essere pure per chi pedala nella mobilità urbana, dove i rischi sono grossi anche a basse velocità e il casco può davvero salvare la vita. Tutte le nostre valutazioni si basano su casistiche e numeri, coadiuvati peraltro dall'associazione Zerosbatti il cui fondatore avv. Federico Balconi è firma di Tuttobiciweb. Vedremo di che avviso sarà il legislatore.»
Già che ci siamo, cogliamo l'occasione per tornare a inizio dicembre e a un'altra questione un po' travisata: l'abbassamento dell'età agonistica da 13 a 8 anni…
«... su cui si è battuto fortemente il responsabile dei medici federali Roberto Corsetti, e sul quale si sono con allineate altre federazioni come quella pugilistica. Si è trattato innanzitutto di risolvere un'anomalia interna al ciclismo, per cui Bmx e Trial avevano già la soglia degli 8 anni mentre le altre specialità ce l'avevano a 13 anni. E abbiamo adeguato tale soglia a quell'età non certo perché vogliamo mettere pressioni "da prof" ai più piccoli e cose del genere. La definizione di "agonista" non deve fuorviare: significa tutelare la salute del bambino e non accontentarsi del certificato non agonistico, poiché il ciclismo fin da bimbi sollecita parecchio il cuore ed è giusto che i genitori lo facciano praticare al loro figlio o figlia con la tranquillità di avergli fatto passare adeguati test sotto sforzo.»
Postilla "agonistica" sull'annata ora agli albori: cosa si aspetta dal 2026?
«Per le discipline olimpiche si comincia a fare sul serio, con le qualifiche per Los Angeles 2028. Abbiamo investito tanto sui giovani e speriamo di cogliere risultati grazie al giusto mix tra giovani ed esperti. Sarà un anno impegnativo dal punto di vista delle trasferte, con qualifiche in tutti i continenti. Dovremo essere bravi a gestire al meglio questi grandi impegni!»