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VISMA LEASE A BIKE. L'ADDIO DI YATES, LE RIFLESSIONI SUL BURNOUT, LE IDEE DI VOS, VINGEGAARD E VAN AERT...
di Francesca Monzone | 16/01/2026 | 08:38

Non sono stati giorni facili, gli ultimi, per la Visma-Lease a Bike: la notizia che Simon Yates ha concluso la sua carriera con effetto immediato ha colpito duramente la squadra olandese. Il britannico sembrava sentirsi a suo agio alla Visma dopo una stagione stellare, in cui ha vinto il Giro d'Italia e conquistato una tappa del Tour. La dirigenza è rimasta scioccata dall'annuncio di Yates che, a 33 anni, avrebbe avuto davanti ancora diverse stagioni in bici.

Richard Plugge, Ceo della Visma-Lease a Bike, sa benissimo che anche per i corridori può esserci il burnout, l’esaurimento, ma che, con le dovute attenzioni, l'aspetto psicologico degli atleti può essere protetto. Anche se, nonostante gli sforzi, non tutto è possibile.

Ci sono dei precedenti importanti. Nel 2022, Tom Dumoulin, allora 31enne, ha lasciato la Visma e si è ritirato. Il mese scorso, è stato annunciato che Fem Van Empel (23) avrebbe temporaneamente concluso la sua carriera. «Si tratta di tre casi diversi, ma noi prestiamo molta attenzione all'aspetto mentale dello sport di alto livello - afferma Richard Plugge -. Siamo una delle prime squadre a portare anche le famiglie ai ritiri di allenamento, in modo che i corridori possano avere i loro parenti con sé. Sembra funzionare bene, ma in alcuni casi è necessario qualcosa di diverso. Con Tom abbiamo valutato cosa desiderasse per sentirsi meglio, come un ritiro di allenamento in quota in Colombia. Nel caso di Simon, penso semplicemente che la motivazione a continuare sia svanita. Ho cercato di fargli cambiare idea? No. Cosa posso dire, continua pure...?».

Oggi si presta molta più attenzione alle difficoltà mentali degli atleti. Prendiamo Marianne Vos, che a 38 anni è ancora piena di energia. «È stato un processo di apprendimento per me, affrontare tutto ciò che si presenta ad una atleta di alto livello. Da giovane ciclista, tutto ciò che volevo era pedalare, ma all'improvviso ti ritrovi al centro dell'attenzione – spiega la fuoriclasse olandese -. Tutti vogliono qualcosa e si aspettano ogni genere di cosa da te. Non è facile dover affrontare tutto da un giorno all'altro. Fem Van Empel è venuta da me un paio di volte per chiedere il mio punto di vista su certe cose. Lei deve fare ciò che ritiene meglio per se stessa: non so se tornerà. Dovremo aspettare e vedere».

Jonas Vingegaard, che dimostra una calma straordinaria sotto il sole spagnolo dove la squadra è in ritiro, ammette che anche lui è stato sul punto di gettare la spugna a tempo indeterminato in diverse occasioni. «Il ciclismo è uno sport impegnativo, e vale anche per me – dice il danese, 29 anni -. Molto ruota attorno a questo. Ti spingi al limite per essere sempre pronto a gareggiare. Non è più come una volta, quando facevi alcune gare solo per preparazione. Adesso quando si parte, si gareggia per vincere, e questo richiede molto sotto tutti i punti di vista. A volte, sono stato persino vicino a... come si dice? Al burnout». All’esaurimento, appunto.

Al Tour 2025, la moglie di Vingegaard, Trine, in un'intervista aveva sostenuto in maniera molto dura che si chiedeva troppo ai corridori. «Mi aiuta a capire di che cosa ho bisogno. Certo, la posta in gioco è aumentata nel corso degli anni e la squadra pretende molto, ma non dovremmo dare la colpa solo alla squadra – continua Vingegaard -. Siamo lì anche noi, come corridori. Quando è troppo, devi dirlo tu stesso. È qualcosa che all'inizio ho trovato difficile, ma ho iniziato a farlo sempre di più. Simon Yates ha tracciato una linea per se stesso e ha concluso la sua carriera. Mi mancherà nella mia lotta per la vittoria al Tour e nel tentativo di battere Pogacar, ma non possiamo che rispettare la decisione di Simon».

Vingegaard ha appena annunciato di voler fare la doppietta Giro-Tour quest'anno, l’impresa che Pogacar ha centrato nel 2024. «Ne ho parlato con Trine? - ha chiesto la stampa danese al media day - No, ma anche lei pensa che sia una buona idea fare entrambe le corse. La nostra scelta per il Giro è in realtà anche una questione mentale. Ho fatto praticamente sempre la stessa cosa negli ultimi cinque anni. Questo nuovo incentivo mi dà una motivazione in più».

Poi c'è Wout Van Aert, il super belga della Visma-Lease a Bike, che si è fratturato la caviglia a inizio gennaio durante il ciclocross di Mol vinto da Van der Poel. Spera di essere in forma in tempo per le classiche di primavera, ma in ogni caso per la sua mente è bene non concentrarsi solo sul Giro delle Fiandre e sulla Parigi-Roubaix, ma anche sulla Strade Bianche e sulla Milano-Sanremo, le due classiche che ha vinto nel 2020 e che tornerà a correre quest’anno. «E’ un periodo terribile per me a causa del mio infortunio, ma ci sono anche molti momenti fantastici – dice Van Aert, 31 anni -. Il ciclismo è uno sport duro, anche se lo sport di alto livello lo è sempre. Alcuni corridori sono in difficoltà e fanno altro, altri vivono il loro sogno, proprio come faccio io. Ogni volta che riesco a salire in bici, sono felice come un bambino».

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