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DAVIDE CASSANI, UN CT AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
di Stefano Fiori | 31/03/2020 | 08:10

«Il momento più bello della mia giornata? Purtroppo è diventato quando esco fuori a portare via la spazzatura!». Parola di Davide Cassani. Cercare di vedere comunque il lato positivo delle cose e magari, da buon romagnolo, scherzarci pure sopra anche se il momento non è dei più propizi, è una caratteristica precipua del CT della nazionale italiana di ciclismo e, come ce lo confermano gli esperti, degli appartenenti al suo segno zodiacale, il Capricorno, essendo nato il primo di gennaio. 

CT della nazionale di ciclismo dal 4 gennaio 2014, con la nomina ufficiale arrivata mentre stava facendo visita all'indimenticabile Alfredo Martini nella sua casa di Sesto Fiorentino, da allora Cassani ha ottenuto, con i ciclisti Elite e Professionisti da lui convocati in maglia azzurra, due vittorie nel campionato europeo su strada, con Matteo Trentin nel 2018 e Elia Viviani nel 2019, un secondo posto con Viviani nel 2017 e, sempre agli europei ma nella prova a cronometro individuale, due medaglie di bronzo con Moreno Moser nel 2016 e con Edoardo Affini  nel 2019. Nei campionati del mondo il bilancio è di due medaglie d'argento con Trentin su strada nel 2019 e con Adriano Malori nella crono individuale nel 2015, mentre Filippo Ganna ha ottenuto il bronzo sempre nella crono, nel 2019.

Lo contattiamo nella sua casa di Faenza, dove sta osservando rigidamente le disposizioni previste dal recente decreto anti covid-19.
«Me ne sto in casa a preparare programmi, a scambiare post e opinioni con la Federciclismo e i corridori. L'ultima uscita in bicicletta l'ho effettuata oltre due settimane addietro, poi è iniziato il periodo di divieto e perciò mi sono adeguato. Con atleti e amici ci colleghiamo giornalmente per fare delle gare sui rulli e devo dire che, nonostante tutto, è un passatempo abbastanza divertente che ci consente, nei limiti del possibile, di rimanere in forma».

Sostanzialmente tranquilla la situazione sanitaria a Faenza e dintorni.
«Tutto sembra essere sotto controllo, ci sono poche persone contagiate e anche nel ravennate non si segnalano grossi focolai. Io non ho paura del coronavirus, caso mai temo per la salute dei miei familiari. In particolare per mia madre che è del 1936 ed è molto spaventata, mi dice che questo divieto di uscire di casa le ricorda il tempo di guerra, con i tanti bombardamenti».

Ma Cassani sta ricoprendo un altro gratificante incarico, ormai dall'estate del 2018.
«Sì, sono stato nominato presidente dell'Azienda di Promozione Turistica Servizi della regione Emilia Romagna, un compito che sto svogendo con grande dedizione ed è un modo per ringraziare tutti coloro che hanno dimostrato di avere fiducia in me».

Il nefasto problema del coronavirus sta però sconvolgendo i due mondi più cari a Cassani, il Turismo e il Ciclismo.
«Un flagello totalmente inaspettato. E' probabile che tutti abbiano sottovalutato la potenza di questo virus così insidioso, si riteneva che non sarebbe uscito dalle frontiere della Cina e invece si è propagato anche in Europa, con una velocità e una pericolosità incredibili. Ora c'è soltanto da attenersi alle ordinanze statali e sperare di potersi risollevare prima possibile per evitare il tracollo dell'economia».

E, da inguaribile ottimista dal bicchiere mezzo pieno, il CT faentino lancia una previsione che è anche un auspicio, per il nostro ciclismo e per le spiagge romagnole.
«Se il problema si risolve anche parzialmente entro due mesi si può ancora salvare la stagione turistica romagnola. Magari non verranno gli stranieri, però potrebbero tornare in abbondanza gli italiani. Nel ciclismo, allo stesso tempo, si potrebbero fare alcuni spostamenti di corse importanti che sono già allo studio; questi cambiamenti di data forse risulterebbero poco graditi ad alcuni organizzatori, ma sarebbe sempre pur meglio che non effettuare le gare».

Intanto è nata una polemica riguardante lo svolgimento della recente Parigi-Nizza.
«I corridori non hanno gradito, si era capito che il problema coronavirus stava esplodendo ma gli organizzatori hanno preferito andare avanti, esponendosi ed esponendo gli atleti a rischi non indifferenti. Tra breve capiremo chi aveva ragione o torto, sperando che non emergano dei contagiati».

Intanto le Olimpiadi di Tokyo sono state posticipate di un anno.
«Saggia decisione. Ci voleva. Basti pensare che un atleta del ciclismo, anche se le gare saranno spostate di qualche mese, può allenarsi e focalizzarsi su di una competizione in un lasso di tempo relativamente breve. Invece, la maggior parte degli atleti di altri sport che si allenano per le Olimpiadi non riescono assolutamente a farlo e in certi casi devono addirittura passare attraverso le prove di selezione per essere poi convocati. Così occorre troppo tempo, ribadisco che confermare la data del 2020 era proprio impossibile».

14 anni di professionismo, 33 gare vinte, mentre i 9 campionati mondiali ai quali ha preso parte in maglia azzurra  hanno creato per lui la fama di uomo squadra e di... portafortuna.
«La prima etichetta la devo ad Alfredo Martini e grazie a lui ho maturato la mia esperienza nel ruolo che sto svolgendo. Per la fortuna forse ci si riferisce ai due migliori piazzamenti che ho ottenuto nella gara iridata. Quando mi piazzai 7° nel 1988 vincemmo infatti con Fondriest, a Renaix e quando giunsi 9° a Stoccarda, nel 1991, si impose Gianni Bugno. Sì, due giornate per me davvero indimenticabili».

Una morale per questo brutto momento?
«Il mondo non finisce qui, serve resilienza e saper fare le cose giuste al momento giusto, così dovremo prepararci già da ora per poter ripartire. L'Italia è stata la prima in Europa a fare la conoscenza con questo maledetto virus e penso che sarà anche la prima ad uscire dalla pandemia. Credo, voglio sperare che anche noi ne usciremo migliori e tutti dovrebbero ispirarsi al ciclismo, uno sport duro, in cui possono capitare gravi incidenti, malattie, ma il ciclista mette tutto in conto e riesce a risollevarsi sempre e comunque». 

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