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GIRO. SOLO SALITE E DISCESE IN VALLE D'AOSTA. LIVE
di Giuseppe Figini | 25/05/2019 | 07:50

”Sulle dentate scintillanti vette salta il camoscio, tuona la valanga”. Inizia così la poesia “Piemonte” di Giosuè Carducci che, in certa parte, è applicabile alla tappa di ieri che ha avuto quale scenario le montagne piemontesi con la conclusione sulla lunga e ostica salita con il traguardo in alta quota al Lago Serrù, nel comune di Ceresole Reale, nello spettacolo naturale offerto dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, lungo la strada del Colle del Nivolet.

La tappa è stata animata da una fuga di 28, partita dopo la prima ora di corsa, comprendente elementi di qualità tanto che le prime posizioni dell’ordine d’arrivo sono state occupate da ottimi corridori che l’hanno animata e sostenuta con in evidenza il vincitore, il russo Zakarin. Le vicende e le dinamiche mutevoli di corsa che hanno proposto altri nomi in una classifica finale più “corta” sono state rappresentate in modo adeguato dalla cronaca e dal commento firmati da Paolo Broggi.

Marcamento stretto fra Nibali e Roglic con il siciliano che nel dopocorsa ha espresso, pure con toni ironici, la sua disapprovazione per il comportamento dello sloveno e la sua condotta di corsa ritenuta dal siciliano troppo sparagnina.

E’ stata buona la difesa della sua maglia rosa da parte di Polanc, così come Demare per quella ciclamino. Cambia invece, con andirivieni fra compagni di squadra e di camera, quella blu dei GPM che ritorna a Ciccone mentre la bianca è ora sulle spalle del più che promettente russo Sivakov.

Oggi si passa dalle montagne piemontesi a quelle vicine della Valle d’Aosta. Tappa breve ma senza respiro, su e giù in continuazione, con discese che il Garibaldi e i comunicati organizzativi definiscono vuoi “tecniche”, vuoi “impegnative”, in carattere neretto. E’ un segnale esplicito per sollecitare la massima attenzione in argomento.

 

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E’ ancora la montagna, e di tipo assai impegnativo, che caratterizza la 14a tappa, con itinerario per intero disegnato nella Val d’Aosta. E’ una frazione non lunga ma tosta, costellata da cinque GPM, tutta su e giù, senza respiro.

Saint-Vincent, località con importanti resti romani come il ponte sul torrente Cillian, è conosciuto ed elegante centro turistico, in piacevole posizione, disposta su un ripiano nella media Val d’Aosta. E’ rinomata e ricercata meta per molteplici e vari motivi quali il clima favorevole e temperato per la protezione della cerchia d’alture che la contornano. Lo sviluppo e la notorietà del centro hanno beneficiato soprattutto della scoperta delle acque della sorgente termale che risale al 1770 da parte dell’abate Jean-Baptiste Perret, nato proprio nella cittadina e conseguenti strutture ricettive sviluppate nel tempo con varie attività d’intrattenimento. Dal 1946 è in funzione il Casino de La Vallée/Saint-Vincent in moderna struttura ma sempre collegata al noto e imponente Grand Hotel Billia, in stile Belle époque, che lo ospitava in precedenza al suo interno. Numerosi e di rilievo sono gli eventi di cultura e spettacolo organizzati a Saint-Vincent nel tempo.

Il Giro d’Italia ha salutato qui le vittorie di tappa di Pasquale Fornara nel 1952, Mario Baroni nel 1957, lo spagnolo Salvador Botella nel 1958, Alfredo Sabbadin nel 1959, doppio traguardo nel 1962 con i successi di Giuseppe Sartore e Alberto Assirelli in quella con partenza e arrivo proprio a Saint-Vincent, denominata “Le balconate valdostane”, Vito Taccone 1963, 1968 e, nel 1970, doppietta di Eddy Merckx. Nel 1978 il battesimo della corsa rosa avvenne proprio qui con un breve “preludio” a cronometro vinto dal tedesco Dietrich Thurau, poi, a seguire, 1979 Roger De Vlaeminck, 1985 Francesco Moser e Stephen Roche nel 1987 che vincerà anche il Giro. Varie anche le partenze di tappa da Saint-Vincent.

Dopo il via si supera Chatillon, all’ingresso della Valtournenche, notevole centro per varietà d’attività industriali e commerciali, che presenta il castello di Ussel e quello della famiglia Passerin d’Entrèves, vari torrioni medievali, poi Chambave, comune con tradizione nel settore del vino, soprattutto con il Muscat de Chambave.

Qui inizia la salita per il primo GPM di giornata, a Verrayes, 2a cat. a quota m. 1017. E’ un comune con molte frazioni e località e, dopo lo scollinamento, si giunge nella sua frazione di Payé, poi Marsan, località del comune di Nus, con il castello omonimo costruito dalla famiglia Chaillant nel 1350, che domina da un promontorio, poi, superata la frazione di Villefranche nel comune di Quart, si giunge nell’ambito comunale del capoluogo regionale, Aosta. E’ titolare di una lunga storia, racchiusa fra importanti montagne, nella piana in cui scorre la Dora Baltea. Ai tempi dei romani era l’Augusta Praetoria, detta anche la “Roma delle Alpi”, in posizione di rilevante importanza strategica militare e di traffici commerciali, il cui monumento simbolo è l’Arco d’Augusto del 25 a.C., unitamente a Porta Praetoria, al teatro romano e altre testimonianze dell’epoca. In epoca medievale furono realizzate la Cattedrale di S. Maria Assunta e S. Giovanni Battista, il vasto complesso della collegiata di Sant’Orso con il dominante campanile romanico e il cui nome ricorda una fiera millenaria che ogni anno, il 30 e il 31 gennaio, presenta grande varietà di manufatti della regione, unitamente ad altri motivi, costituiscono parti integranti del patrimonio monumentale di Aosta che ha nella bella piazza Emile Chanoux il centro cittadino. La città rimanda a uno stile di vita disteso e si propone come ottimo punto di partenza per escursioni e visite in Francia, Svizzera e nel suo territorio, ricco anche di specialità culinarie specifiche. Varie personalità di rilievo in diversi settori sono qui nate.

Aosta ha ospitato tre arrivi di tappe del Giro d’Italia con la vittoria di Franco Bitossi nel 1970. Eddy Merckx nel 1973 e Gianni Bugno nel 1996.

Dopo le sue frazioni di Brenio si prospetta subito, passando per Caillod, frazione di Sarre, la salita – inedita - verso il GPM di 1^ cat., a m. 1582, di Verrogne, frazione caratteristica, recuperata di recente alla sua struttura originaria, una fra le molte del comune di Saint-Pierre con pendenza media del 7,1% e tratto anche al 13% nella parte iniziale dell’ascesa che supera un dislivello di m. 980 in poco meno di km. 14. E’ nota anche come la “strada dei Salassi” dal nome di un’antica popolazione sconfitta dai Romani con vista su tutte le valli del Gran Paradiso, la piana di Aosta sovrastata dal monte Emilius e la Valgrisenche con il ghiacciaio del Ruitor. In discesa s’incontrano Persod, frazione di Sarre, l’abitato di Saint-Pierre con l’omonimo Castello in località Tache, uno dei simboli della valle e sede del Museo regionale di scienze, il castello Sarriod de la Tour, nella parte pianeggiante coltivata con frutteti.

Segue Villeneuve con il Chatel-Argent e altri storiche costruzioni per risalire subito al GPM di Truc d’Arbes, in località Combes, nel comune di Introd, GPM 2^ cat. a m. 1256, altra salita al debutto nella corsa rosa, ma conosciuto nel classico Giro della Val d’Aosta, una sorta di festival della montagna, a livello internazionale, per i giovani scalatori. Sono km. 8,200 di salita, con media al 7% in splendido ambiente alpino con caratteristiche costruzioni in pietra. Si discende su Arvier, ancora lungo il corso della Dora Baltea, fra vigneti, un nome storico per il ciclismo e dove è nato nel 1871 Maurice Garin, emigrato in Francia a quattordici anni e naturalizzato francese, vincitore del primo Tour de France nel 1903 e di due Parigi-Roubaix, noto come lo “spazzacamino” per il mestiere suo in età giovanile.

L’itinerario di tappa prevede il passaggio da Villaret, frazione di La Salle e giungere a Morgex, comune e centro commerciale e industriale della Valdigne, verso l’alta Valle d’Aosta, con lo storico edificio della Tour de l’Archet che ospita varie associazioni culturali, zona di produzione di un ricercato vino bianco.

E da qui inizia, in pratica senza soluzione di continuità, un altro GPM di 1^ ai m. 1951 del Colle San Carlo, molto prossimo anche alla Tete d’Arpy, ascese inserite più volte nel percorso dal Giro d’Italia che supera m. 1031 di dislivello in km. 10,500 originando una pendenza media, sensibile, del 9,8%. E’ una spettacolare salita in splendido paesaggio con vista magnifica sul Monte Bianco.

Segue la discesa verso La Thuile, importante località di soggiorno estivo e invernale, sulla strada che conduce al Piccolo San Bernardo, il valico con la quota più bassa fra quelli delle Alpi Nord Occidentali che conducono in Francia, nella Savoia. Numerosi sono i laghi alpini compresi nel suo territorio. Qui è terminata la tappa Alessandria-La Thuile del Giro d’’Italia 2006, vinta da Leonardo Piepoli con Ivan Basso, già in maglia rosa, secondo a 44”.  Dopo una serie di gallerie, sempre in discesa, si arriva a Pré Saint-Didier, noto centro termale, al bivio fra le strade del Piccolo San Bernardo e Courmayeur, all’imboccatura del vallone di La Thuile, con lo spettacolare “orrido di Verney” con una cascata stretta fra pareti rocciose verticali con una recente passerella sospesa sul vuoto. Di rilievo è la parrocchiale con il campanile romanico, così come altre tipiche costruzioni in un luogo con attrattive turistiche sia in estate, sia in inverno.

Infine Courmayeur, notissima località in splendida e suggestiva conca alpina, ai piedi delle rocce e dei ghiacciai di famose montagne, dotata di un’organizzazione turistica d’assoluto rilievo a livello internazionale, che integra e arricchisce con vivace vita culturale e molteplici attività d’intrattenimento, sia nella stagione invernale, sia in quella estiva. La conoscenza e le prime forme di turismo a Courmayeur hanno una lunghissima tradizione e già nella seconda metà del 1600 i primi forestieri salivano quassù per “passare le acque” ma datano dalla seconda metà del 1700 l’affermazione e la notorietà quale sito di villeggiatura montana, alpinismo e sci, valorizzate poi, dopo la metà del 1800 quando fu frequentata, con costante assiduità, dalla famiglia reale Savoia e dall’aristocrazia. Oltre allo sci e altre specialità della neve, favoriti dalla ricchezza d’impianti, l’alpinismo, le escursioni, le passeggiate, il trekking e la mountain-bike trovano terreno oltremodo favorevole nel maestoso quadro paesaggistico di grande bellezza sovrastato dalla catena del Monte Bianco e nelle diverse strutture ricettive, di vario tipo, condotte con un occhio alla tradizione e al comfort e l’altro alla modernità, convivono armoniosamente nel tessuto urbano con precise caratteristiche alpine. L’apertura del traforo del Monte Bianco nel 1965, tunnel autostradale di km. 11,600, da Courmayeur a Chamonix, in Francia, ha dato nuovo impulso alle iniziative turistiche e commerciali.

La centrale Via Roma è il cuore e la vetrina del centro. Sono d’interesse specifico la chiesa dei santi Pantaleone e Valentino, il Museo Alpino Duca degli Abruzzi e il Museo Transfrontaliero del Monte Bianco. La corsa però procede oltre l’abitato per circa km. 3,500 per raggiungere il traguardo posto alla partenza dello Skyway Monte Bianco, GPM di 3^ cat. e arrivo, a quota m. 1293, nei pressi dell’imbocco del tunnel del Monte Bianco, alla confluenza delle belle zone delle collaterali Val Veny e Val Ferret, nella frazione di Entrèves. L’impianto è stato inaugurato nel giugno 2015 e le nuove funivie offrono la possibilità di raggiungere, in soli quindici minuti, punta Helbronner, quota m. 3466, con cabine tecnologicamente avanzate a movimento rotatorio a 360 gradi durante tutta la salita con straordinaria vista sul Monte Bianco e le vette circostanti del Cervino, del Monte Rosa, del Gran Paradiso e del Gran Combin con velocità di 9 metri il minuto secondo. La prima tratta porta al Pavillon du Mont Fréty, quota m. 2173 mentre la seconda a punta Helbronner con stazioni moderne e confortevoli con splendidi terrazzi panoramici.

Una sola volta il Giro d’Italia ha proposto a Courmayeur un arrivo di tappa, era la penultima dell’edizione 1959 con partenza da Aosta e, dopo km. 296 (duecentonovantasei, ribadito in lettere), Charly Gaul, in maglia Emi, vince la tappa con Imerio Massignan a 36” e Graziano Battistini a 3’45”. Il lussemburghese realizzò una vera e propria impresa attaccando dall’inizio lungo il piccolo S. Bernardo e strappando la maglia rosa a Jacques Anquetil, giunto con un ritardo di quasi 10 minuti.



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