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WIGGLE HONDA. Gilmore: vi spiego perchè investire nel femminile
dalla Redazione | 28/03/2014 | 00:50

Rochelle Gilmore è la prova che di ciclismo femminile si può vivere e anche bene. Atleta professionista (oltre a numerosi titoli nazionali, prove di coppa del mondo e podi mondiali, vanta due successi di tappa al Giro d'Italia e uno al Tour de France, ndr), ma anche donna colta e preparata (ha studiato Giornalismo sportivo, Scienze motorie, Fitness, Preparazione sportiva, Massaggio Sportivo, Business e Lingua Italiana), pedala in prima persona ma soprattutto è proprietaria e manager della Wiggle Honda, il team per cui corre la nostra Giorgia Bronzini. Ragazzina precoce, in sella a una BMX ha iniziato a divertirsi quando aveva solo 3 anni, ha praticato innumerevoli sport tra cui ginnastica artistica, atletica leggera, football e softball, corsa campestre, nuoto, tennis, surf e pallacanestro, finchè a 15 anni si è trasferita in Europa per inseguire il sogno di diventare un'atleta di massimo livello e difendere i colori del suo paese alle Olimpiadi: «Nè il surf nè la BMX erano sport olimpici perciò ho scelto di concentrami sul ciclismo, prima su pista poi su strada e i risultati per fortuna non sono mancati». Questa wonderwoman australiana, che oggi ha 32 anni, arriva da una famiglia allargata del Sutherland nello stato del New South Wales: papà Delwyn e mamma Leslie si sono entrambi risposati e hanno avuto altri figli oltre ai due fratelli naturali maggiori di Rochelle Warren e David. Ha un legame speciale coi nonni con cui ha vissuto parecchi anni e nonostante sia cresciuta in fretta lontano da casa è rimasta molto legata ai suoi cari, soprattutto alla madre, la sua più grande fan e amica, che da qualche anno abita a Dubai.

Dal 2006 fa la spola tra la casa di Cronulla, un sobborgo a sud di Sydney, dove risiede tra ottobre e marzo e quella trentina di Fiera di Primiero tra marzo e ottobre.

Come è nata la Wiggle Honda? «Nella mia testa almeno sei anni fa, quando militavo in team in cui tutto era migliorabile mi è venuta voglia di mettere in piedi una squadra veramente professionistica. Dopo le Olimpiadi di Londra, con il grande entusiasmo attorno alla bicicletta in UK, ho trovato il momento perfetto per tramutare questo desiderio in realtà. Quando ho proposto a Wiggle e Honda il progetto avevo promesso per il primo anno 3/4 vittorie, in realtà il 2013 per noi è stato fenomenale, abbiamo superato quota 20. Con tutti i nostri sponsor abbiamo un contratto triennale, ma le nostre mire sono a lungo termine. Questa sarà l'ultima stagione in cui sarò impegnata in prima persona in bici, l'anno prossimo chiuderò la mia carriera agonistica e mi dedicherò totalmente al mio ruolo di manager».

Obiettivi per il 2014? «Vogliamo vincere almeno una tappa al Giro d'Italia, ben figurare alla Route de France, aggiudicarci una prova di Coppa del Mondo, che ancora ci manca, ed essere protagoniste al The Women's Tour, il Giro di Gran Bretagna, a cui essendo un team inglese puntiamo molto. La Course by le Tour de France è ovviamente uno dei nostri target. Non cerchiamo solo i risultati, ma la crescita del movimento femminile in generale. L'operato dell'UCI in questo senso è importante, quest'anno ha garantito le immagini tv per le corse più importanti del calendario quindi ci faremo vedere di più (Rochelle tra l'altro è la commentatrice in lingua inglese delle prove di Coppa del Mondo con Anthony McCrossan, ndr)».

Le atlete nel vostro roster sono molto belle, quanto conta l'immagine? «Sono ragazze forti, con personalità, e indipendentemente dai gusti estetici rispettano l'immagine a cui i nostri sponsor vogliono essere associati. In fondo anche il nostro lavoro è business, dobbiamo essere abili non solo a vincere ma a far vendere i prodotti commercializzati dai marchi che ci supportano».

Sei proprio brava a trovare gli sponsor... «Mi sento a mio agio anche in questo ruolo (sorride, ndr). Honda è l'azienda che mi affianca da più tempo e che se tutto va bene mi supporterà fino alla fine della mia carriera. Colgo l'occasione per ringraziare personalmente tutti i marchi, anche italiani (Colnago, Campagnolo, Vittoria, Deda Elementi, fi'zi:k), che credono in me e nel ciclismo femminile, dando uno stimolo fondamentale al nostro sport».

Di questi tempi come fai a convincere il titolare di un'azienda a investire nel ciclismo femminile? «Studio il marchio, cerco di capire chi ho davanti e cosa vuole "di ritorno" alla sponsorizzazione. Per pretendere dei soldi bisogna dare qualcosa in cambio, se per esempio le tv non coprono una nostra gara saremo noi stesse e chi lavora per il nostro team a far parlare delle nostre prestazioni attraverso i numerosi social media che abbiamo a disposizione. Le squadre femminili sbagliano perchè ritenendosi inferiori a quelle maschili chiedono alle aziende piccoli investimenti, di conseguenza le ragazze vengono pagate poco e non si sentono in obbligo di darsi da fare anche quando sono giù dalla bici. Per attrarre pubblico e sponsor dobbiamo rendere il nostro sport attraente e questo comporta maggiore lavoro in primis per noi atlete di promozione di noi stesse e dei marchi che ci finanziano, rilasciando per esempio un maggior numero di interviste. Lavorare prima e dopo le corse è faticoso, ma se non facciamo noi qualche sforzo per ciò che ci interessa nessuno muoverà un passo per noi».

Tra i vostri sponsor c'è anche la Fondazione Wiggins, che ruolo ha Bradley per il team? «È un grande motivatore e crede davvero nello sviluppo del ciclismo femminile. Oltre a darci una mano concretamente, per me è anche un aiuto importante a livello pratico. Mi ha consigliato su come gestire la squadra, come investire il nostro budget per raggiungere il massimo rendimento (serve un grande bus? uno chef? a quanto deve ammontare lo stipendio medio di un'atleta?) e su che scelte prendere per i calendari delle ragazze. Stiamo crescendo rapidamente, le sue dritte sono utilissime».

Un'organizzazione così professionistica, secondo te è un'eccezione nel mondo femminile? «Assolutamente sì, al momento almeno. I nostri manager in genere pensano solo a vincere le corse, ma c'è molto altro da fare se ci si vuole costruire una carriera. Noi ci stiamo provando e, devo dire, sono davvero orgogliosa di quello che stiamo facendo. La mia prossima missione? Di sogni ne ho tanti, alla fine del 2016 voglio che il nostro team sia il primo al mondo e vorrei aprire una scuola internazionale dedicata al ciclismo femminile per ispirare le giovani donne di tutto il mondo e dimostrare loro che si può immaginare un futuro professionistico da ciclista. Ci sto già lavorando». 

Giulia De Maio

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