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LE CLASSICHE SECONDO BOONEN. «POGACAR E' UNICO, MA MVDP PUO' BATTERLO ANCORA. POI MAGNIER E VAN AERT CHE...»
di Francesca Monzone | 26/02/2026 | 09:30

Tutti ricordano Tom Boonen, in Belgio conosciuto con il soprannome di Tommeke, piccolo Tom e famoso per essere uno dei corridori più vittoriosi nelle Classiche del pavè. Boonen, figura emblematica del ciclismo mondiale, plurivincitore di classiche e icona del pavé, ha segnato un'intera generazione con la sua potenza e la sua abilità, vincendo 4 Parigi-Roubaix (2005, 2008, 2009, 2012) e tre Giri delle Fiandre (2005, 2006, 2012), ma senza dimenticare il titolo Mondiale conquistato nel 2005 a Madrid e il bronzo a Doha nel 2016. Il corridore di Mol dalla bici è sceso nel 2017, salutando il suo pubblico alla Parigi-Roubaix, classica che in carriera ha corso per ben 14 volte. Oggi è un apprezzato commentatore tecnico e analista per la televisione belga e proprio ieri sera ha fatto il punto della situazione su quanto potrebbe accadere nelle prossime gare.

Sebbene la stagione ciclistica sia già iniziata, è l'Omloop Het Nieuwsblad a dare l'inizio ufficiale della arrività in Belgio, segnando l'inizio di una lunga serie di semi-classiche.

Boonen in carriera ha ottenuto 122 vittorie e le classiche le conosce tutte, in particolare quelle della primavera. Il fiammingo corre poco in bici, ma non ha dimenticato la passione per la velocità e terreni difficili e oggi è un pilota di Rally.

«Mi piace il rally. Provo sensazioni simili al ciclismo: concentrazione, senso della traiettoria e velocità. Anche se il mio record in bicicletta è stato stabilito a 128 km/h durante il Tour of California – ha raccontato divertito il belga -  Ho comprato e messo a punto una nuova auto, la BMW 325i E30. L'anno scorso ho vinto a Lubbeek».

Durante Wielerclub Wattage, Boonen si racconta e dice di allenarsi poco fuori, quando piove e fa freddo tende a lasciare la bici in garage, ma che il suo allenamento continua in palestra. Di recente è nata anche l’ipotesi di entrare alla Soudal-Quick Step, squadra con la quale ha corso in carriera e dove oggi, potrebbe essere un importante riferimento per le Classiche. 

 «Ho partecipato a due sessioni di team building per la squadra. Tutto è cambiato ed è diventato molto più giovane. Anche lo staff. Penso di poter contribuire con la mia esperienza, soprattutto nelle Classiche. Con Paul Magnier hanno un corridore importante e mi piace molto. Direttore sportivo? No, ora mi piace la mia vita tranquilla. Non voglio partire per i grandi giri e stare fuori casa tre settimane».

L'ultima vittoria di Boonen al Velodromo di Roubaix nel 2012. Quattro anni dopo, è arrivato a un passo dal battere il record assoluto di 122 vittorie al suo attivo, mentre Tadej Pogacar ne ha 108.

«Sono orgoglioso di quello che ho fatto, ma il giorno in cui ho smesso di andare in bici nel 2017, ho voltato pagina. Non ho sofferto di depressione post-ritiro perché avevo tutto chiaro in mente. Dall'età di 12 anni sapevo cosa volevo fare nella vita. A 37 anni ero nel pieno della mia carriera e una nuova vita stava iniziando. Durante i primi tre mesi di pensionamento, mi sono goduto il mio nuovo status e ho preso sette chili. Ho ricominciato a fare attività fisica come ciclismo, fitness e ho trovato un equilibrio. Ripensando alla mia carriera, ho raggiunto tutti i miei obiettivi».

Boonen ha un occhio attento sui corridori attuali e, comne tutti i belgi, guarda con particolare attenzione a Remco Evenepoel, che da quest’anno corre  con la Bora-Hansgrohe e che un giorno sogna di partecipare al Giro delle Fiandre.

«Penso che potrebbe vincere un giorno la Ronde. Non gli piace il pavé? Con le nuove bici e pneumatici più larghi, la sensazione è diversa. Da quando mi sono ritirato nel 2017, le bici si sono evolute in modo significativo. Sono stato il primo corridore a vincere gare con freni a disco. Prima correvo con pneumatici da 28 mm; ora sono da 36 mm. A mio parere, Remco deve smetterla di ripetersi che non è fatto per il pavé. Tattica? Quale tattica? È capace di attaccare a 60 chilometri dal traguardo. Ora dovrà solo scrollarsi di dosso Tadej Pogacar e Matthieu Van der Poel».

Il campione sloveno sembra non avere rivali e anche Boonen è convinto che sia attualmente il più forte su ogni terreno, ma al tempo stesso, pensa che Van der Poel sulle classiche abbia qualcosa in più.

«Certamente Pogacar mi ha impressionato nel suo primo Inferno del Nord, ma sono anche convinto che Mathieu rimanga leggermente superiore in questo tipo di gara. Quando sono entrambi al 100%, Mathieu è capace di fargli commettere un piccolo errore, come l'anno scorso».

Tornando alla Quick Step, Boonen nella sua carriera non ha mai cambiato squadra e anche oggi pensa di aver fatto la scelta migliore.

«Quella era la mia famiglia: Patrick (Lefevere), Yvan (Van Mol), Fitte (Peeters). Avevo ricevuto due o tre offerte, tra cui T-Mobile, dove avrei potuto guadagnare il 40% in più, ma non volevo cambiare. Per Remco, probabilmente era il momento giusto per farlo. A tutti piace lavorare in un ambiente calmo e orientato al lavoro di squadra e negli ultimi due anni non è sempre stato così. A questo punto della sua carriera, Remco ha bisogno di un quadro chiaro e di un capo che prenda le decisioni, non puoi lasciargli fare quello che vuole».

Evenepoel  ha vinto già molto e nelle cronometro è praticamente imbattibile. Il belga però è ossessionato dal Tour de France e ogni giorno cerca di migliorare per arrivare alla vittoria della Grande Boucle.

«Io ero ossessionato dalle Classiche. Remco quando ha iniziato a vincere corse in salita da junior si è posto quell'obiettivo. In carriera, serve questo per progredire. Riuscirà a vincere il Tour? Sì. Probabilmente quando avrà delle circostanze favorevoli. Tadej Pogacar ha già avuto delle edizioni meno brillanti e quindi è possibile che Remco possa approfittarne quando ne avrà l’occasione».

Remco piace a Boonen, ma Mathieu Van der Poel e Tadej Pogacar, oggi hanno qualcosa in più.

«Tadej è una macchina. Un corridore come se ne vedono solo una volta ogni 50 anni. Può fare tutto. E vuole vincere tutto. Sono convinto che sarà di nuovo nel finale alla Parigi-Roubaix quest'anno. Il modo in cui attacca il pavé è impressionante per un "non specialista". Anche se resto convinto al 100% che Van der Poel sia ancora superiore».

Per il fiammingo Van der Poel è un corridore veramente speciale, con caratteristiche che nessun altro ha in questo momento. «Per me rappresenta la quintessenza del corridore moderno. Un po' un jolly, bello da vedere e potente. Forse quello a cui assomiglio di più nel gruppo attuale. Anche se lui ha in più il ciclocross nel suo palmares».

Tom Boonen è stato uno specialista delle Classiche ma non ha trascurato la Grande Boucle: in sei partecipazioni al Tour de France,  ha vinto sei tappe e una maglia verde. Per questo alcuni vedono delle analogie con Paul Magnier.

«Non è sbagliato pensare questo. Ci sono delle somiglianze. L'ho seguito la scorsa stagione. È già cambiato molto in un solo anno, ha messo su muscoli, è diventato più definito, è diventato un vero atleta. Le prime due stagioni sono cruciali per la crescita di un corridore. È capace di correre con Van der Poel e Pogacar nelle Classiche, ma vincere davvero? Scherzo sempre con i giovani corridori: l'importante non è vincere molto, ma dare l'impressione di poter vincere. È questo che rende la carriera duratura».

Non poteva mancare un commento su Wout van Aert. «Adoro Wout. E’ generoso, con una mentalità forte, capace di riprendersi dalla sfortuna. È stato etichettato troppo in fretta e ingiustamente. Quando è diventato professionista, i giornali hanno subito scritto che avrebbe vinto la Parigi-Roubaix e il Giro delle Fiandre. Ha dimostrato anche al Tour de France di avere un grande potenziale. Ha un motore prezioso e lo ha dimostrato al Mont Ventoux nel 2021, poi due cronometro nel 2021 a Saint-Émilion e nel 2022 a Rocamadour. È meno esplosivo di Matthieu Van der Poel, ma è più completo. Per me è stato  il vincitore assoluto al Tour de France nel 2022, quando ha lanciato Vingegaard sulla salita di Hautacam, non è un'impresa da tutti. Ma tra dieci anni, tutti si saranno dimenticati di quel ruolo. D'altra parte, vincere il Fiandre o la Parigi-Roubaix è un’altra cosa». 

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