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L'ORA DEL PASTO. RINASCE L'U.V.I.
dalla Redazione | 31/10/2016 | 07:47

Guardano avanti nello specchietto retrovisore, immaginano il futuro con la forza del passato, hanno un grande avvenire dietro le spalle. Non per nostalgia, ma per pulizia. Non per demagogia, ma per poesia.

Cent’anni dopo Marinetti e Boccioni, arrivano i vecchi (o forse: tornano i nuovi) futuristi a due ruote polverose, a manubri temerari, a pedali balenanti, a strade bianche, a risorse umane. Innamorati della fatica e del sudore, appassionati dei musei e delle biblioteche, entusiasti delle pedalate notturne e delle corse lunari, si sono costituiti – e ricostituiti - nell’Associazione sportiva dilettantistica Nova U.V.I. (nuova Unione Velocipedistica Italiana). Come annunciano al mondo, il fine è “la promozione, la tutela, lo sviluppo e la diffusione del Ciclismo Storico con particolare riferimento ai primi anni del ‘900, incentivandone lo studio, la cultura, e la pratica”.

Il presidente è Davide Segalini, 32 anni, la base è Varazze (Savona), non a caso sede dei soggiorni per gli allenamenti invernali da Ganna a Girardengo, da Guerra a Coppi, lo scopo è coinvolgere non solo i vecchi “suiveurs”, ma anche i più giovani con racconti e rievocazioni. A cominciare dalla Classicissima d’Epoca, la Milano-Sanremo, con mezzi meccanici antecedenti al 1930 e con partenza dalla storica Conca Fallata, lungo il Naviglio di Milano, a mezzanotte.

Il primo a pensare in Italia alla creazione di un ente nazionale o di una Unione Velocipedistica fu il segretario del Veloce Club Torino, l’avvocato Gustavo Brignone: il 26 agosto 1884, in locali messi a disposizione dal Comune di Torino, riunì 12 società sportive, che firmarono un verbale in cui risultava la fondazione dell’Unione Velocipedistica Italiana. Nonostante il verbale di costituzione, l’U.V.I. cominciò a funzionare solo il 6 e 7 dicembre 1885, a Pavia, quando alla presenza dei delegati di 17 società si designò Ernesto Nessi come primo presidente, l’avvocato Edoardo Coopmans de Yoldi come segretario e Como come sede dell’organismo. E per dimostrare che l’U.V.I. esisteva veramente, fu confezionato un lussuoso stendardo di velluto blu ricamato in oro, una stella d’argento come distintivo e, al centro, ricamato, 1885, l’anno di creazione dell’ente.

Centotrentuno anni dopo, quello spirito festoso e purosangue, animato da amicizia e piacere, sembra miracolosamente tornato. A forza di pedalare, c’è chi è tornato al punto di partenza.

Marco Pastonesi

IL MANIFESTO DELLA NUOVA U.V.I.

MANIFESTO DELLA “NOVA U.V.I.”

    •    Noi vogliamo praticare l'amore per la fatica e per il sudore; cerchiamo l'abitudine all'energia e alla temerarietà.

    •    Il coraggio, l'audacia, la solidarietà, saranno elementi essenziali delle nostre pedalate..

    •    Le gran fondo hanno esaltato fino ad oggi l'agonismo perverso, la tecnologia esasperata, l'estasi estetica ed il “logo” ad oltranza. Noi vogliamo esaltare il movimento continuo ed instancabile, l'insonnia febbrile, la pedalata cadenzata, l’equilibrio, la fame, la solitudine.

    •    Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova ma antica; la bellezza della “macchina" d’epoca.  Un biciclo, un bicicletto con la ruota fissa, una Bianchi col freno a tampone, una Maino col giro ruota, sono più belle delle opere di Botero o del MuCEM di Marsiglia.

    •    Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il manubrio, la cui asta ideale attraversa la Terra, e attraversa la storia lanciata a corsa nella polvere delle strade bianche.

    •    Bisogna che il pedalatore si prodighi con ardore, competenza e munificenza didattica, per promuovere l'entusiastico nascente fervore di chi incontra incredulo sulla strada.

    •    Non v'è più bellezza se non nella lotta contro gli elementi. Il correre deve essere concepito come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo.

    •    Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardare al futuro, per sfondare le misteriose porte del tempo? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già assaporato la linfa dell'eterno onnipresente mezzo a pedali.

    •    Noi vogliamo che venga aborrita la guerra, il militarismo, il fancazzismo, la politica ladra, il gesto distruttore dei tiranni, il nichilismo e il disprezzo della donna.

    •    Noi vogliamo esaltare i musei, le biblioteche, la cultura ciclistica, e combattere contro il moralismo fine a se stesso, l’avidità e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.

    •    Noi vivremo i raduni, animati dal piacere e dall’amicizia: canteremo le colorate maglie multiformi e il vibrante fervore delle pedalate notturne, degli sterrati, delle forature illuminate soltanto dalla luna; canteremo il gelo nelle mani e nei piedi; le “macchine” appese alle nuvole per i contorti fili dei loro freni. Scavalcheremo ponti che guadano fiumi, balenanti al sole come un luccichio di cromature. Sogneremo i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, e le fumanti locomotive che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio. Mai veri cavalli sono con noi,  cigolano miti e fedeli sotto il peso dei nostri garretti.

    •    È dall'Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di cultura travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi la NOVA U.V.I.  perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di corsaioli, tuttologi, supertecnici e figatelli. Già per troppo tempo l'Italia è stata un mercato di modernisti ad oltranza. Noi vogliamo liberarla dalle innumerevoli “gran fondo a scopo di lucro” che la coprono tutta di ridicolo.

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