Jonas Vingegaard ha studiato il Giro d’Italia e sa già tutto del percorso. Il Blockhaus, la cronometro di 40 km da Viareggio a Massa, la tappa chiave di Alleghe con Giau e Falzarego, la doppia scalata a Piancavallo alla vigilia della passerella finale di Roma. È pronto al debutto nell’edizione 109 della corsa rosa l’8 maggio in Bulgaria: il danese della Visma-Lease a Bike lo annuncerà martedì 13 gennaio nel ritiro spagnolo di Calpe. Ormai è stato raggiunto l’accordo con gli organizzatori di Rcs Sport ma, come avvenuto con altri campioni come Froome, Evenepoel o Pogacar, è probabile che la notizia venga anticipata via social dal team olandese e da Rcs Sport in maniera congiunta, magari accompagnata da un video di Jonas, prima della conferenza stampa di Calpe.
Così, due anni dopo l’exploit di Tadej Pogacar (dominio totale: sei tappe e trionfo ai Fori Imperiali a Roma), in Italia si potrà ammirare anche il campione danese della Visma-Lease a Bike, l’unico capace di battere lo sloveno due volte al Tour de France (2022 e 2023. Proprio l’Italia l’aveva visto vincere alla Settimana Coppi e Bartali praticamente da sconosciuto: era il 2021, Vingegaard si impose nelle tappe di Sogliano al Rubicone e San Marino, e sul podio di Forlì festeggiò la vittoria nella classifica generale.
Ma… c’è un ma in questo clima di festa. Ed è l’annuncio shock di Simon Yates che si è ritirato mercoledì scorso con effetto immediato, a due settimane dalla prima corsa WorldTour in Australia. Yates, un mese fa, era alla presentazione del Giro 2026 a Roma e l’abbiamo visto felice, sereno, pensando a una nuova campagna d’Italia al Giro, sempre con la maglia gialla della Visma-Lease a Bike e il numero 1 sulla schiena come campione uscente. Yates, 33 anni, che vive con la moglie ad Andorra ed è il gemello di Adam (fedelissimo di Pogacar), era in ritiro in Spagna con i compagni e i video che l’hanno ripreso lo mostrano senza preoccupazioni e divertito di dedicarsi allo sport che ama di più. E invece quel botto, le parole, il ringraziamento alla squadra, l’abbandono al top della carriera.
Tutto bene? Sì, ma…Perché è possibile che Yates, una volta conosciuta l’intenzione di Vingegaard di correre il Giro, si sia irritato e abbia deciso di chiuderla qui? Lui nel 2025, dopo la cavalcata rosa, era stato di parola con la squadra e si era presentato pronto al Tour per scortare Vingegaard: ha avuto un giorno di libertà, coinciso con la vittoria di tappa a Le Mont-Dore Puy de Sancy, e comunque è arrivato quindicesimo in classifica. Sicuramente aveva rispettato i patti.
Simon Yates voleva assolutamente quel numero 1 sulla schiena, e invece la scelta di Vingegaard gliel’ha praticamente sfilato, visto lo status del danese. Può essersi impuntato, il britannico che viene da Bury, zona di Manchester? È possibile, se ci sia stata una rottura dei patti: Simon non avrebbe voluto rinunciare al suo ruolo per trasformarsi, stavolta proprio al Giro, lui con la maglia rosa di re del 2025 sulle spalle, per un’altra volta in gregario di lusso, a quasi 34 anni. Questioni di punti di vista. Retroscena possibile o fantasioso? Resta solo il fatto che alla fine quel numero 1 sarà di Vingegaard.