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EVENEPOEL A TUTTO TONDO: IL 2025, GLI INCIDENTI, LA NUOVA SQUADRA, LE STRATEGIE PER AVVICINARE POGACAR...
di Francesca Monzone | 08/01/2026 | 08:25

Al podcast di Specialized c’è stato un ospite speciale: si tratta di Remco Evenepoel, che in questo inizio anno è apparso con i colori della sua nuova squadra, la Red Bull-Bora Hansgrohe. Remco utilizza bici Specialized da quando era junior, quando ha iniziato a collezionare vittorie a cronometro e ai Campionati del Mondo di ciclismo su strada: con la casa americana ha vinto tanto e fatto ciò che nessun altro ciclista aveva mai fatto prima, vale a dire conquistare oro olimpico a cronometro e nella prova in linea a Parigi 2024.

Nel podcast Remco è partito da lontano, ovvero dalla decisione di cambiare squadra lasciando la Soudal - Quick Step per approdare alla Red Bull – Bora Hansgrohe. «Non è stata una decisione presa da un giorno all'altro, ma c’è voluto un po' di tempo per fare la scelta definitiva. La Red Bull si è unita al team l'anno scorso, se non sbaglio, circa un anno e mezzo fa e ho visto davvero la squadra crescere in termini di numero di persone che ci lavorano e di qualità del team, l'ambiente nel suo complesso sembrava davvero professionale ed era quello che cercavo. Con l'arrivo della Red Bull in questa squadra, sono arrivati anche molti investimenti economici ma anche molta conoscenza. Quindi a un certo punto per me è stata una mossa logica, e penso che per me fosse il momento giusto per farlo. Sette anni con la Soudal Quick Step sono stati tanti, un periodo piuttosto lungo: ho iniziato la mia carriera lì, ho avuto dei momenti bellissimi, delle vittorie fantastiche, anche alcuni momenti negativi, ma soprattutto momenti positivi. Quindi era arrivato  il momento di qualcosa di nuovo».

Remco sentiva l’esigenza di ricominciare perché forse con il team belga aveva capito di aver raggiunto il massimo che potevano offrirgli. «Sono abbastanza abituato al modo in cui funziona la Soudal Quick Step. Quindi per me si tratterà di esplorare nuovi ambienti. Di solito sono un ragazzo abbastanza flessibile, quindi penso di non avere molti problemi a inserirmi in una nuova squadra con nuove persone intorno a me. Si uniranno a me anche alcune persone della precedente squadra e questo rende le cose un po' più facili. Ma penso che una volta passato il primo ritiro e dopo aver fatto qualche giro di allenamento con tutti, un po' di contatto con i meccanici e i DS, penso che sarà abbastanza facile prendere il ritmo con la nuova squadra. E sarà quindi possibile cambiare davvero e cercare di salire di livello».

Nella sua intervista, il belga ha voluto sottolineare che il passaggio verso la Red Bull-Bora Hansgrohe è stato più facile perché, a differenza di altre squadre, usavano bici Specialized e questo per Evenepoel era fondamentale. «Tra me e Specialized, c’è un rapporto di collaborazione direi perfetto, perché siamo sempre stati onesti l'uno con l'altro, e se una ruota a mio avviso non era buona o se la maneggevolezza di una bici non era eccezionale, lo dicevo e basta. L'esempio migliore è il passaggio dal casco TT4 al TT5.  A un certo punto ho detto, ragazzi, ho bisogno di qualcos'altro perché se voglio diventare il miglior cronometrista del mondo, dobbiamo avere un casco perfetto per me. È uscito il TT5, e credo di non aver perso quasi una cronometro da allora. Quindi, è stato un bel processo per quel casco e alla fine i risultati ci sono».

Remco vuole sempre migliorare e un ulteriore step è arrivato con la nuova visiera, che ha ulteriormente migliorato le sue prestazioni. «Se riusciamo a trovare da qualche parte dei dettagli per essere più veloci, dobbiamo lavorare su quelli. Ma onestamente, quest'anno è davvero difficile perché il cambiamento più grande che abbiamo fatto l'anno scorso è stato il visore del casco e questo mi ha aiutato molto. Se osserviamo le differenze numeriche nei gap tra le mie cronometro dell'anno scorso e di quest'anno, sono circa 10 secondi in più in media. Quindi penso che in questo momento sia davvero difficile andare oltre, ma so anche che altri fattori dipendono  dalla bici, dalle ruote, dalla  posizione, ho una potenza davvero buona, e ho un ottimo valore aerodinamico, altrimenti non andrei così veloce. Voglio anche dire che, se a cronometro ho praticamente vinto tutto, non mi sono abituato a vincere e voglio continuare a farlo. Penso che l'esempio migliore sia stato quando sono andato da Kigali agli Europei dimostrando di voler vincere ancora a distanza di pochi giorni e poi ho provato a vincere una settimana dopo il Lombardia. Questo vuol dire che io voglio vincere sempre e che andrò sempre alla ricerca della vittoria».

La ricerca continua per Remco è fondamentale e la posizione sulla bici deve essere perfetta per raggiungere il risultato con la consapevolezza che ogni minimo cambiamento nel suo corpo comporta delle modifiche alla bici e alla posizione in sella. «Ho avuto infortuni piuttosto gravi nel corso degli anni. Questo significa che i muscoli lavorano in modo un po' diverso dopo ogni infortunio e diventano un po' più rigidi o alcune parti del corpo non sono più flessibili come prima. Quindi se ho avuto un infortunio allora devo fare più controlli perché penso che sia importante vedere se la spalla, o il bacino, sono ancora nella stessa posizione. Quando in corsa arrivano dei crampi la colpa potrebbe essere anche di una posizione innaturale». 

La parola d’ordine per Evenepoel è resilienza, dote che ha dimostrato dopo i vari infortuni, iniziando con la frattura del bacino al Lombardia, e poi l'incidente ai Paesi Baschi, e ancora lo schianto contro il furgone postale lo scorso anno. Il fiammingo si è sempre rialzato e da ogni incidente, ha tratto una nuova forza, che ha poi messo in gara. «Chiunque va in bici sa quanto velocemente si perda la forma. Quindi perdere tre mesi per un professionista è come essere indietro di una stagione rispetto ad altri che si allenano correttamente per tre mesi. Per me è stato difficile ripartire dopo il Lombardia. Ai Paesi Baschi ho dovuto riposare per circa tre, quattro settimane, ma ero in buona forma, in quel momento  ero davvero vicino al mio picco di forma per le Ardenne. Quindi è stato più facile tornare in gara. Mentre l’incidente dello scorso anno è stato più difficile e solo ad aprile sono riuscito a tornare e alla fine forse, non è stata la mossa più intelligente da fare, quella di tornare a correre così presto. Per fortuna ho un forte supporto a casa, da mia moglie, dalla mia famiglia, e siamo riusciti a risalire la china».

Il rientro alle corse nel 2025 non è andato male e c’è stato subito un successo davanti a Wout van Aert, in uno spettacolare sprint alla Freccia del Brabante. «Sapevo che la mia forma non era al top, o non era al meglio in quel momento, ma avevo così tanta motivazione, un'adrenalina così forte durante tutta la gara che sapevo di poter superare il mio limite ogni singola volta. Sapevo che, se volevo avere una possibilità allo sprint, dovevo spingere fino al traguardo, quindi ho davvero puntato a quel ritmo di 450, 460, 470 watt, che per Wout sarebbero stati probabilmente 500 o anche un po' di più, perché penso che abbiamo circa 15 chili di differenza. Ho visto che lui doveva avere più acido lattico di me e che dovevo fare uno sprint che in quella determinata situazione poteva funzionare. Alla fine,  ha funzionato, e ho vinto: sono sincero, ho faticato a crederci».

La stagione però non è andata al meglio e dopo un buon Delfinato, c’è stato il ritiro al Tour de France. «All’inizio andava bene e pensavo di migliorare, poi invece ho iniziato a perdere potenza e posizioni e non è migliorato con il giorno di riposo. Quando siamo arrivati alla cronoscalata di Peyragudes, le mie gambe erano come sassi. La mattina sono sceso a fare colazione, ma non riuscivo a mangiare, sentivo come se il mio corpo fosse senza energie, completamente senza energie. Dalla rampa di partenza, dopo tre chilometri, abbiamo imboccato la salita, e per un solo chilometro stavo andando bene, poi sono completamente esploso, non riuscivo a spingere più di 350 watt, il che in una cronometro del genere non è normale, dovrei arrivare tra i 420 e i 440. Quindi mi sono fermato e alla fine è stata una buona decisione. Ma era come se il mio corpo volesse continuare a lottare, ma io non ci riuscivo. Quindi, diciamo che la mia testa voleva continuare a lottare, ma il corpo non ci riusciva. Il giorno dopo è andata peggio non riuscivo neanche ad arriva ad una potenza di 300 watt e non era normale. Così ho parlato con la macchina e ho detto: mi dispiace molto, ma non ce la faccio. A quel punto mi hanno detto di fermarmi perché non aveva senso continuare così perché avrei potuto compromettere il resto della stagione. Quindi mi sono fermato e alla fine è stata la decisione migliore».

Alla fine Evenepoel è andato avanti con i suoi piani, ovvero quello di continuare a vincere tutte le prove a cronometro della stagione e così è stato. «All'inizio della stagione, avevamo elaborato un piano con l'obiettivo di vincere tutti i campionati a cronometro. Siamo andati ai Mondiali e sapevo di avere una buona giornata, ero molto motivato quel giorno, ma quando vedi quella maglia verde della Slovenia davanti (era Pogacar, ndr) è una motivazione in più e ho pensato: ok, devo prenderlo. E’ quello che ho fatto e all’inizio sono stato molto incredulo e ho pensato che quella maglia verde, forse non era lui e che mi ero sbagliato. Ma avevo ragione e ho vinto. Poi ci sono state altre gare, quel Mondiale è stato veramente speciale».

Si arriva al 2026, un anno tutto nuovo con una squadra straordinaria che cercherà di far crescere Evenepoel il più possibile.

«Prima bisogna passare bene l’inverno. Perché penso che ogni ciclista sappia quanto siano importanti quei quattro o cinque mesi di allenamento, per costruire la base, macinare molti chilometri, accumulare molte ore, recuperare tra una gara e l'altra, non solo per essere in forma, ma soprattutto per recuperare. Quindi, questo sarà il passo numero uno, insieme al cercare di non farsi investire da un furgone postale, poi il passo numero due sarà quello di avvicinarmi il più possibile a Tadej. Nelle ultime settimane, abbiamo capito più o meno cosa bisogna fare. Abbiamo fatto molti test e sappiamo a che punto siamo e su cosa dobbiamo lavorare, o in quali punti dobbiamo prestare più attenzione rispetto ad altri. Certo, anche Tadej probabilmente migliorerà, ma è difficile da immaginare, anche se potrebbe accadere. Quindi sta a noi avvicinarci il più possibile a lui. Ma come ho detto, basta avere un inverno come si deve, una stagione come si deve, sperando di non avere sfortuna. Poi starà a me credere nelle strategie di allenamento della mia nuova squadra, del mio nuovo allenatore, e spero solo che tutto vada bene. In questa squadra so che ci sono molti ragazzi con un enorme potenziale, ragazzi con un palmares enorme. Ad esempio Roglic, che è anche uno dei migliori degli ultimi anni e secondo me è stato il miglior vincitore di grandi giri insieme a Tadej degli ultimi anni. Quindi, sapere che in squadra c’è un corridore come Primoz e anche altri che possono aiutarmi, mi motiva a tirare fuori la versione migliore di me stesso ogni volta, perché sapere che sono qui, dimostra anche che devo essere pronto, altrimenti c'è qualcun altro che potrebbe prendere il posto di leader. Ho visto squadre vincere perché con il leader avevano altri 3 o 4 corridori e adesso che anche io potrò contare su una forza vera, penso che farà la differenza. Quindi per il 2026, punto solo a migliorare quello che ho fatto nel 2025 ed avvicinarmi a Tadej».

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