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HERA. UNA BICICLETTA NON E' FATTA DI TUBI, E' FATTA DI INTENZIONI...
dalla Redazione | 30/04/2025 | 08:14

C’è un’idea molto diffusa – e molto superficiale – nel mondo del ciclismo: che una bici usata in “world tour” sia il punto d’arrivo della tecnologia. Che tutto ciò che è nero lucido e leggero sia il punto di arrivo della prestazione. La realtà è più complessa. E molto più interessante. HERA nasce da questa complessità. Non è una bicicletta in carbonio, in metallo o in titanio.

È una piattaforma progettuale adattiva, costruita attorno alle caratteristiche specifiche dell’atleta. Una bici che non esiste fino a quando non esiste il ciclista per cui è pensata. E che solo allora prende forma: in una versione, una geometria, una combinazione di materiali unica e irripetibile. E iniziano a esisterne tante, uscite dai laboratori di TOOT Engineering e T°RED Bikes guidati da Romolo Stanco e non solo diverse per finiture, colori o montaggi, neanche per geometrie e finiture.Ogni tubo, ogni connessione ogni spessore è determinato e realizzato per quella singola bicicletta e per la sua relazione con l’atleta che la utilizza.

Il processo si chiama A.D.A.P.T.

Adaptive Design Advanced Process Technologies, ed è il protocollo sviluppato da TOOT Engineering per trasferire al mondo reale un metodo già applicato in settori come l’automotive più avanzato o la vela da Coppa America. Niente stampi, niente standard, niente semilavorati, niente compromessi.Solo progettazione digitale adattiva, simulazioni biodinamiche (HORAI Gen2), test di integrazione meccanica e aerodinamica (ADWS) e manifattura integrata con tecnologie additive e digitali. 

Fantascienza?

No, è lo stesso approccio adottato da Czinger o Divergent per costruire auto da pista fuori da ogni regola o da Dan Bernasconi per sviluppare la barca tre volte vincitrice della America’s Cup o i processi che permettono grazie a simulatori avanzati di progettare e sviluppare auto da corsa senza neppure testarle: non si parte da un modello da replicare, ma da una prestazione da ottenere. Romolo Stanco con Bianca Advanced Innovations ha ottimizzato per anni un processo complesso, divergente dalla linea di produzione industriale quanto da quella artigianale. Non necessariamente migliore o peggiore di quanto proposto dalla produzione tradizionale ma oggi decisamente in grado di esprimere opportunità difficilmente replicabili. La derivazione “racing” di TOOT Engineering, le ambizioni Olimpiche e i risultati internazionali della piccola realtà con sede a Montichiari, proprio di fronte al velodromo, ha generato una ricaduta nella “produzione” per l’appassionato molto vicina a quella del motorsport e lontana dalla tradizione del mondo “cycling”.

Erica Marson - che da più di dieci anni ha portato questa visione nelle centinaia di bici, componenti con i marchi TOOT e T°RED - ha trasformato il concetto di “laboratorio”o di azienda in un paniere di esperienza, know how, competenze e esperienze che non appartengono al mondo bici e che permettono di affrontare ogni sfida con un approccio radicale. E i risultati le danno ragione: gli investimenti nella “pista” hanno permesso di sperimentare, di testare con gli atleti migliori del mondo, atleti che su strada sono vincolati agli accordi professionali di sponsorship ma su pista possono e vogliono essere parte dell'evoluzione radicale della performance. E dopo i dubbi, le perplessità, i giudizi sono arrivati i risultati, le vittorie, le scelte dei “pro” e le soddisfazioni di centinaia di appassionati. Bici che vanno forte, danno la sensazione di “essere più performanti” di stare meglio, bici che non si rompono, componenti che vincono dalla pista al gravel.Le visioni radicali spesso hanno bisogno di tempo ma HERA non pretende di essere giusta, migliore, per sua stessa natura apre al dialogo forte di contenuti unici e plasmabili in funzione dell’atleta.

Tre materiali, una sola intenzione: rendere reale la prestazione.

HERA è stata recentemente realizzata in tre versioni, ognuna delle quali esprime una diversa declinazione della stessa visione: esaltare l’atleta e la sua idea di performance in salita, sui lunghi percorsi, nella distanza.

HERA AlScaZir

Pensata per chi vuole una macchina da scalata con numeri da World Tour. La lega proprietaria in alluminio-scandio-zirconio, idroformata digitalmente, è abbinata a componenti in Scalmalloy stampati in 3D in collaborazione con APWorks (Airbus) e Compmech (Università di Pavia). Il risultato è una bici con un rapporto rigidezza peso che segna il punto di paragone per qualsiasi prodotto industriale, un peso assoluto sotto i limiti UCI, con reattività e precisione di guida da MotoGp (d’altra parte è proprio in queste leghe che è realizzato il telaio delle MotoGp). Tutto questo è realizzato con protocollo A.D.A.P.T: nulla di questa bici esiste prima che esista l’atleta che in lei può trovare il suo completamento. Con un peso di soli 6,7Kg è un riferimento assoluto in un montaggio apparentemente "entry” ma con componenti racing di livello altissimo come la trasmissione TOOT YL con pedivella in carbonio da 155 a 175mm.

HERA Acciaio/Niobio

È la versione progettata per le distanze, per chi vive la salita non come uno sprint ma come una sequenza di decisioni, respirazione, controllo. I tubi sono in acciaio-niobio 2641 idroformati in stampi realizzati in AM, le giunzioni stampate in 316L con ottimizzazione e processo del Laboratorio di Meccanica Computazionale dell’Università di Pavia e del centro di AM Protolab. La struttura è costruita come una gabbia dinamica, in grado di gestire flessioni, vibrazioni e precisione di guida in modo integrato.In questa versione, HERA adotta una trasmissione Campagnolo EKAR 1x13 con corona da 50T e cassetta TOOT 11-42 (progettata per rendere “stradale” il gruppo 1X13 Campagnolo: un monocorona “atipico” nato per lunghi percorsi misti con un assetto da gara). Un peso sotto i 7,6kg “reali”  , telaio con verniciatura cangiante, passaggio cavi completamente integrato con un orizzontale da 580mm. Le ruote? Sempre un progetto TOOT Engineering che sta riportando le ruote a razze sulle bici da corsa sfruttando l’esperienza delle gare su pista. Pentagram e Hourglass T rappresentano una soluzione “custom” anche nel mondo delle ruote: larghezza canale hookless nativo personalizzabile integrato con una laminazione più o meno rigida del cerchio per adattarsi anche a terreni sconnessi o addirittura al gravel. Inarrivabili? No, il prezzo di una ruota industriale di alta gamma con la differenza che questaviene progettata e fatta per ogni ciclista. Meglio laminarla con un 3k twill per gestire le sollecitazioni o con un UD per ottenere maggiore rigidezza? Non è un problema.

HERA Titanio

Qui entra in gioco un altro pregiudizio da smontare: che il titanio sia sinonimo di comfort e morbidezza, la bici “comoda”. In realtà, quando progettato con criteri strutturali e lavorato con tecnologie digitali, il titanio può offrire rigidezza superiore a molti standard industriali ma con una risposta elastica più gestibile e continua. Non tanti poi possono vantare tubazioni in Ti 6/4 non per “aumentare la rigidezza” ma per ottimizzare il rapporto stiffness to weight.Il risultato è un telaio capace di reagire in modo immediato, senza dispersione, mantenendo però una qualità di guida totale anche dopo ore in sella. È la scelta di chi non accetta di sacrificare la precisione sull’altare della leggerezza, di chi in discesa i freni rim o disc semplicemente li usa poco, di chi sceglie di integrare una ottimizzazione aerodinamica (con l’impiego di ASHAA) con prestazioni e comfort senza paragoni.

Il materiale non definisce la bicicletta. Il progetto sì.

La bike industry gestisce (molto bene) un processo in cui ogni prodotto è progettato per essere realizzato in migliaia di copie tutte uguali, il metallo rappresenta l’alternativa progettuale più avanzata. Non perché sia vintage, non perché sia artigianale, ma perché permette di modellare la risposta meccanica del telaio in funzione del corpo, della biomeccanica, della tecnica e delle ambizioni di quell’unico atleta. Il metallo, i metalli, hanno oggi caratteristiche e possibilità di ottimizzazione che molto semplicemente i compositi tecnologicamente non hanno. I metalli hanno superato le caratteristiche di industrializzazione spingendo il confine dove il carbonio non può arrivare per definizione. Nel progetto HERA, anche le geometrie non derivano da un semplice “studio biomeccanico”. Sono il risultato di un’integrazione sistemica tra corpo e struttura: peso, spinta, posizionamento, trazione, materiali, vibrazioni. L’equazione non è impostata a priori: la X viene risolta grazie a un processo di co-progettazione tra atleta, progettista e dati di simulazione.

Tecnologia sostenibile. Risultati reali. Costi concreti.

Questo approccio, oggi, non è più un esercizio di stile per pochi. Grazie alla manifattura additiva digitale, alla stampa 3D metallica, all’uso intelligente di materiali evoluti, è possibile produrre una bicicletta “A.D.A.P.T.” con costi comparabili a quelli di un modello di alta gamma industriale.Senza magazzino. Senza sprechi. Senza compromessi.

Da 7.720 € per la bici completa.

HERA non è un prodotto.

È un sistema di possibilità, una piattaforma progettuale e tecnica che traduce esigenze individuali in oggetti reali, concreti, efficienti. Non racconta una nostalgia.Racconta un futuro già in corsa.

Per maggiori informazioni: https://performance.tootengineering.com/

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