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dalla Redazione | 05/12/2014 | 00:00

Alé Alé Alé. Facile, immediato, pronunciabile da tutti con assoluta semplicità. Alé Alé Alé è il modo più immediato di tutti per dare la carica, per in­citare il proprio beniamino. Chi non si è trovato almeno una volta a pronunciare queste tre sillabe? Alé, che poi significa dai, non mollare, avanti così a tutta. Tre letterine semplici semplici, con un’assonanza efficace e simpatica. Fa allegria, ma da un anno a questa parte fa anche tendenza. «È la nostra nuova “griffe” e devo dire che siamo felicissimi, perché il mercato ha risposto immediatamente, come meglio non avremmo immaginato e sperato», ci rac­conta Alessia Piccolo, direttore ge­nerale di Alé.

Lo sai che in molti hanno inizialmente pensato che questo nuovo marchio fosse l’abbreviazione del tuo nome, una sorta di omaggio ad Alessia, la signora del ciclismo…
«Lo so, me l’hanno detto subito, ma non è così, ve lo assicuro - dice lei di­vertita e neanche tanto sorpresa per la domanda -. Il nome e il nuovo logo sono il frutto di studi, di una serie di considerazioni fatte con la nostra agenzia di comunicazione, ma soprattutto di un’idea nata dall’interno dell’azienda. Si voleva un nome facile, immediato, semplice e già conosciuto. Cosa me­glio di Alé? A noi è piaciuto subito, ma devo dire che è piaciuto enormemente al mercato, che ha risposto subito be­nissimo. Ma ci terrei però a dire un’altra cosa».

Sono qui tutto orecchi…
«Il logo è fondamentale, ma se non ci fosse un prodotto, una linea, una filosofia di prodotto con una ricerca adeguata non andremmo da nessuna parte. Diciamo che nell’autunno scorso ab­bia­mo lavorato tanto e con profitto. Ci siamo buttati in questa nuova scommessa con entusiasmo e un pizzico di incoscienza, ma ci è andata molto bene. Volevamo un nuovo brand, di proprietà Apg, che poi vuol dire Federico Zecchetto, quindi scarpe Dmt, ma anche bici Cipollini, e il mercato ci ha generosamente premiato. Di questo ne siamo tutti orgogliosi».

Di una cosa tu però non hai bisogno: di essere incitata…
«E perché mai? Penso di avere grande passione e grandi mo­ti­vazioni, però come tutti anch’io ho i miei mo­menti no e qualche Alé fa comodo anche alla sottoscritta. Guar­da, in linea di massima mi ritengo molto fortunata: la­voro in un ambiente bellissimo, con dei collaboratori stupendi e faccio dal 1986 - anno in cui sono entrata a far parte della famiglia Zecchetto - quello che mi piace. Te l’ho detto: sono fortunata. Forse è per questo che lavoro divertendomi».

Anche in bicicletta non te la cavi male.
«Quando faccio una cosa mi piace co­no­scerla nel profondo. Quattro anni fa mi sono avvicinata al mondo del ciclismo femminile e non ho voluto raffrontarmi come semplice presidente della società, ma mi sono messa in discussione e soprattutto in sella. Come una ve­ra neofita ho imparato e sto ancora im­parando, e devo dire che è uno sport bellissimo. Mi piace un sac­co ed esco almeno due volte a set­ti­ma­na con mio marito Renzo. Que­st’anno ho dovuto anche affrontare il mio primo grave infortunio. Alla Nove Colli sono caduta e mi sono rotta il bacino. Una caduta banalissima e una frattura molto dolorosa e fastidiosa che mi ha costretto ad un lungo periodo di inattività e riposo forzato, ma ne sono uscita bene. Ora ho un obiettivo: correre e concludere la prossima Nove Colli. Non m’interessa quanto arrivo, l’importante è arrivare».

Quanti chilometri hai fatto quest’anno?
«Quasi 7 mila chilometri, non sono po­chi per una che la­vora come la sottoscritta».

La Granfondo Ed­dy Merckx or­mai è una magnifica realtà, così co­me la tua squadra femminile…
«L’8 giugno scorso a Rivalta di Bren­ti­no (Belluno) eravamo più di 2 mila par­te­ci­panti, ormai è una bellissima realtà. A proposito, approfitto dell’occasione per inviare al mitico Eddy i migliori auguri. Ha avu­to qualche problemino fisico ma ora sta bene e lo aspettiamo il prossimo anno a pedalare con noi».

Grandi cambiamenti, invece, in ambito squadra femminile…
«Luisiana Pegoraro ha deciso di cambiare team e noi abbiamo preso Gio­van­ni Fidanza, un passato da grande corridore in campo professionistico, che ha però accresciuto grandi esperienze anche in ambito femminile. La sua è una famiglia che con il ciclismo ci va a nozze: sua moglie Nadia ha corso e le sue ragazze lo fanno tuttora. Quan­do Lui­sia­na, alla quale faccio i miei mi­gliori auguri di buon lavoro, ha espresso il desiderio di an­dare a misurarsi altrove, ho pensato im­me­dia­ta­mente a Gio­vanni. Mi ricordavo di quello che aveva fatto con il suo team femminile, in particolare con le giovani, e allora l’ho chiamato. Mi piace perché è un tipo con­creto: poche parole e tanti fatti. Certo, io ho l’argento vivo nel sangue e vorrei sempre che le cose venissero fatte in un batter d’ali, ma so anche che l’importante è farle bene e Giovanni mi sembra possa darmi questo tipo di garanzia. È una persona perbene, che fa le cose seriamente».

Anche voi di Alé fate le co­se per bene.
«La linea uomo donna PR.R 2.0 è piaciuta molto. Sia per le linee che per i materiali estremamente leggeri e aerodinamici. Usiamo tessuti innovativi e tecniche di costruzione che rendono i nostri capi di livello sartoriale. Questa maglia è stata realizzata per essere la nostra moderna maglia da competizione e per mantenere un ingombro minimo. Tutte le pieghe inutili e il materiale in eccesso sono stati infatti eliminati per raggiungere questo risultato. E lo stesso posso dirlo per i panta-bretelle o i pantaloncini: per entrambi un mix di differenti tessuti posizionati strategicamente nelle zone anatomiche secondo un principio di body mapping. Estre­ma­mente innovativo anche il fondello (4h) con scarico centrale per proteggere le terminazioni nervose. Anche nelle uscite più lunghe, l’imbottitura a densità calibrata è trasparente e di ve­loce asciugatura per fornire la massima protezione contro le sollecitazioni della strada».

Bellissima anche la vostra nuova linea destinata a chi pratica il triathlon…
«È stata espressamente studiata e te­sta­ta con il Peperoncino Team. Body sviluppati per le lunghe distanze, per le sessioni corte di nuoto, fondelli pensati appositamente per il triathlon e così via.  È una linea che consiglio a tutti gli ap­passionati di vedere e provare con mano…».

Grande successo ha avuto anche la linea Klimatik.
«È la nostra collezione di “emergenza”. Per le condizioni più estre­me, sia­mo arrivati a realizzare una linea che si avvale di una lunga e attenta ricerca tecnologica su tessuti e processi produttivi. Con Klimatik puoi combattere freddo e pioggia con grande efficacia».

Tutto questo è stato poi coniugato e declinato al femminile.
«Per noi donne ci sono prodotti dedicati, logicamente nelle forme, nelle so­luzioni grafiche. Sono pensati per una donna sportiva, che ama andare in bicicletta ma non vuole perdere la propria femminilità. È inutile che ti dica che in questi prodotti mi sono molto rivista e dedicata.  Sono di parte, lo so, ma io li trovo deliziosi. Mi piacciono molto, ma quello che più mi conforta è che piacciono tantissimo alle donne. Insomma, abbiamo lanciato un anno fa un nuovo marchio, abbiamo aggiornato la nostra linea, abbiamo tutto per guardare al futuro con relativo ottimismo. Siamo pronti a ripartire come sempre abbiamo fatto: con entusiasmo e voglia di fare. Con colori e linee che ci identificano a prima vista. Basta poco, un col­po d’occhio e un semplice Alé». Olé.

Pier Augusto Stagi, da tuttoBICI di novembre

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