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GIRO D'ITALIA, APPUNTAMENTO A CASA BOMBINI
di Alessandro Brambilla | 27/05/2021 | 08:10

Giro d’Italia, oggi sarai il benvenuto a Stradella, città dell’uva, del vino e di Emanuele Bombini. L’ex corridore professionista è componente del comitato di tappa: Emanuele ha disegnato il finale della Rovereto-Stradella che coi suoi 231 chilometri è la tappa più lunga del Giro 2021. I dislivelli dell’Oltrepò Pavese scelti da Emanuele renderanno più vivace il finale della tappa numero 18.

Stradella aveva già ospitato l’arrivo della 16a tappa dell’edizione 1994: il toscano Maximilian Sciandri vinse la Sondrio-Stradella (220 chilometri) e Bombini arrivò da trionfatore nella sua cittadina. Emanuele era infatti team manager della Gewiss-Ballan, squadra dell’allora maglia rosa Eugeni Berzin. Il russo abitava già a Broni, nell’Oltrepò, e anche per lui le feste si moltiplicarono poichè quel Giro lo vinse. E nel 1995 la Stradella-Vicoforte (221) venne vinta da Denis Zanette.

Emanuele ha 61 anni e nel settembre 1991 ha dato l’addio all’attività agonistica proprio nella sua Stradella, disputando con tanti altri campioni il Criterium degli Assi tra migliaia di spettatori. Bombini è stato un brillante corridore nelle categorie giovanili e tra i professionisti ha debuttato col botto nel 1981 in maglia Hoonved-Bottecchia, ssquadra composta prevalentemente da neoprofessionisti. La “Hoonved” del diesse Dino Zandegù vinse la cronosquadre di Bibione nel giorno d’apertura del Giro 1981. Prima la Hoonved, seconda la Famcucine di Moser, terza la Cilo-Aufina di Gisiger.

“Una squadra di neoprofesionisti che riesce a battere  il team di Moser e quello di un altro vip da cronometro al primo giorno di un grande Giro a tappe è qualcosa che nella storia non si vedrà più” sottolinea Bombini. “E’ stato emozionante - continua Emanuele che ora fa l’organizzatore di eventi - anche perché fino a qualche mese prima guardavamo Moser, Saronni e gli altri mostri sacri in televisione. Abbiamo vinto perché eravamo un bel gruppo e per una serie di fattori favorevoli”.

Bombini rendeva molto nelle cronosquadre: vinse con la Del Tongo-Colnago quella del Giro d’Italia 1985, da Busto Arsizio al Vigorelli di Milano, 38 chilometri. La Del Tongo di capitan Saronni, che al Vigorelli indossò la maglia rosa, s’impose a 54, 545 di media, precedendo di 11” la Gis del “rivale carnale” Francesco Moser.

“Il diesse Pietro Algeri sapeva prepararci bene – puntualizza Emanuele – e in quella Del Tongo Colnago c’erano corridori molto forti. Ernesto Colnago ci aveva messo a disposizione bici da cronometro formidabili. Quella cronosquadre è stata un cocktail di combinazioni vincenti e sportivamente è stato esaltante battere Moser togliendogli la maglia rosa nello storico  Vigorelli, anche perché la Famcucine era favorita”. Nell’edizione 1985 della corsa rosa Bombini s’impose pure nella tappa in linea Selva di Val Gardena – Vittorio Veneto con uno sprint  all’insegna dell’elettricità. “Ero in fuga  con Pagnin e Amadori. In volata Pagnin mi buttò verso le transenne e venne declassato”.

Nell’estate 1985 vincendo la Milano-Vignola, Emanuele si guadagnò la convocazione in azzurro per il Mondiale del Montello. Durante la gara iridata andò anche in fuga:“Ho stabilito il record sul giro”, specifica con una punta d’orgoglio. Quel Campionato del Mondo lo vinse Joop Zoetemelk , con Moreno Argentin medaglia di bronzo. “Più che Zoetemelk a vincerlo – rivela l’uomo di Stradella – siamo stati noi azzurri a gettarlo alle ortiche. Nell’ultimo giro è mancato il coordinamento”.

Dopo il 1986 trascorso alla Vini Ricordi con tre successi, di cui due in Australia, Emanuele è approdato alla Gewiss-Bianchi. “Con la maglia biancoceleste io, Argentin, Rosola e altri corridori ci siamo presi soddisfazioni enormi”. Emanuele ha vinto altre gare, compresa una tappa alla Coors Classic negli Usa. L’ultima vittoria in gara del calendario Uci l’ha ottenuta a Brescia nel tappone della Settimana Bergamasca 1990. Quell’anno Bombini era nuovamente coequipier di Beppe Saronni alla Diana-Colnago. “A quella Settimana Bergamasca partecipavano tanti campioni in preparazione al Giro d’Italia”, precisa. L‘ ultima maglia professionistica che ha indossato è stata quella della Gatorade-Chateau d’Ax di capitan Gianni Bugno, appunto fino al Criterium di Stradella ‘91. Bombini  ha totalizzato 5 presenze in azzurro al Mondiale professionisti. “Il ct Martini mi teneva in grande considerazione e oltre a quello del Montello, sono andato forte nei Mondiali di Villach 1987 e Chambery ‘89”.

Da professionista vanta 10 vittorie e molti sostengono che il numero poteva essere doppio o triplo: “Dopo una serie di valutazioni mi sono reso conto che per essere un capitano supervincente qualche dote mi mancava. Mi trovavo a mio agio in cabina di regia e sono contento di aver aiutato capitani importanti”.

Emanuele è sceso dalla bici salendo immediatamente sull’ammiraglia della Oltrepò – Geras, squadra imperniata sui dilettanti di prima e seconda, con corridori vincenti nel 1992. E’ stato un anno di rodaggio: già nel 1993 ha debuttato come general manager tra i professionisti con la Mecair-Ballan. Un team con tanti giovani e un leader carismatico: Moreno Argentin. Esattamente come ai tempi della Hoonved, c’è stato il boom. Il Giro d’Italia 1993 partì dall’Isola d’Elba con Argentin vincitore di tappa e maglia rosa. E Moreno s’impose anche a Corvara. “Era un ciclismo magnifico – ribadisce - ; nell’era attuale una squadra nuova con i giovani non può debuttare al Giro con 10 giornate in maglia rosa del capitano e due successi di tappa. Ringrazio Aurelio Messina della Mecair e Genesio Ballan dell’omonima azienda per il supporto ricevuto. Si trattava di aziende di media grandezza con proprietari appassionatissimi di ciclismo”. Nel 1993 Bombini aveva seminato: la Gewiss si decise a rientrare coma main sponsor.

Nel triennio 1994-’96 il brand Gewiss con Bombini manager e uomini di punta dello spessore di Moreno Argentin, Bjarne Riis, Eugeni Berzin, Piotre Ugrumov, Vladislav Bobrik, Giorgio Furlan, Nicola Minali, Gabriele Colombo, Ivan Gotti, Stefano Zanini si prese soddisfazioni grandissime. Berzin trionfò nel Giro d’Italia. Riis, Gotti e Berzin riuscirono a indossare la maglia gialla eppur interlocutoria al Tour de France. I successi nelle classiche si moltiplicarono ( anche col bis) e la Gewiss mise in bacheca classiche come Milano – Sanremo, Liegi-Bastogne-Liegi, Freccia Vallone, Giro di Lombardia, Parigi-Tours, Amstel Gold Race oltre a Tirreno-Adriatico, innumerevoli tappe di grandi Giri e altre corse di primo piano. “Abbiamo anche vinto la cronosquadre del Tour de France”. La Gewiss di Bombini ha guidato a lungo le graduatorie internazionali e alle gare era etichettata come squadra da battere. “Tutto era studiato minuziosamente. Chi di noi vinceva la Milano – Sanremo la settimana dopo era pronto a fare il gregari ad altre punte. Da noi esisteva il vero spirito di squadra”. Malgrado i grandi successi, la Gewiss completato il triennio contrattuale decise di uscire dal ciclismo. La carriera di Emanuele manager è proseguita con Batik-Del Monte ( 1997 ) e Riso Scotti (’98 e ’99) quali main sponsor, con belle soddisfazioni benché numericamente inferiori a quelle del periodo Gewiss. “A fine ’99 - aggiunge – ero un po’ stanco e mi sono dedicato ad altro”. Adesso il ciclismo lo vive da membro del comitato di tappa: “Il Giro 2021 è molto bello. Bernal ha dimostrato di essere superiore agli altri, tuttavia è ancora un Giro aperto e sicuramente sarà spettacolare negli ultimi giorni”.  

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