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LE STORIE DEL FIGIO. LUÌS IL GRANDE
dalla Redazione | 07/11/2017 | 07:10

Un piacevole e soleggiato pomeriggio autunnale, a fine ottobre, nel giardino di una moderna residenza sanitaria di Desio, ora provincia di Monza-Brianza, a una quindicina di chilometri a nord di Milano, lungo la Strada Vallassina, è stato l’ambientazione dove si sono ritrovate due medaglie d’oro, componenti del vittorioso quartetto dell’inseguimento a squadre delle Olimpiadi di Roma 1960, giusto cinquantasette anni fa…
Non proprio ieri ma per Luigi Arienti e Marino Vigna, i protagonisti dell’incontro, non è stata una “carrambata” in quanto i due, lombardi entrambi, sono sempre stati in contatto e in amicizia.

Luigi Arienti, ma per tutti “Luìs”, alla lombarda, è nato a Desio il 6 gennaio 1937, giorno della Befana, scherza con il suo solito buonumore, seduto sulla carrozzina, la sua attuale “due ruote”, per ovviare ai problemi alle gambe che ne impediscono, purtroppo, la deambulazione. Marino Vigna, milanese purosangue, nato il 6 novembre 1938 (a proposito, auguri anche se con un giorno di ritardo), sempre in forma perfetta, con molteplici e varie esperienze e incarichi di rilievo nel ciclismo nel corso della sua carriera di corridore, di direttore sportivo e di dirigente di livello. Ora, oltre alla sua collaborazione con la Bianchi, è pure orgogliosamente “maestro di biciclette”, gradito titolo attribuitogli da uno scolaro delle scuole elementari di Rozzano, nel milanese, dove insegna i rudimenti delle due ruote ai giovanissimi, anche in quest’occasione assai defilato, ha lasciato la ribalta e i ricordi ad Arienti che ha ripercorso la sua storia, in dialetto, con eloquenza e abbondanza di freschi e gustosi particolari, anche a distanza di tempo. Episodi e ricordi di un ciclismo che era profondamente radicato nel costume di vita dei tempi.

Dopo le scuole dell’obbligo, e anche un po’ prima, durante le vacanze, era garzone in una bottega di ciclista, attività che gli piaceva e quindi, seguendo le orme del fratello Angelo, inizia ad allenarsi e a gareggiare fra gli esordienti per la gloriosa Salus di Seregno, comune confinante con San Carlo, la località di Desio posta proprio al confine con Seregno dove Arienti è nato e sempre vissuto. Passa poi nelle categorie superiori al Pedale Cambiaghese, la “piccola patria” di un centro ciclistico che ha in Ernesto Colnago il nome di rilievo mondiale e quindi il periodo del servizio militare, inquadrato nella Faema Preneste di Roma diretta dal d.s. Luigi Necci, con sede nel quartiere del Prenestino dove correva pure Vittorio Adorni con il mago della pista Guido Costa e Elio Rimedio, i commissari tecnici azzurri, che seguivano dappresso il giovane lombardo e altri azzurrabili. Un periodo felice, divertente, lo ricorda così Luigi Arienti che nelle categorie d’introduzione al professionismo ha ottenuto vari e crescenti successi su strada.

Segue la straordinaria impresa delle Olimpiadi con i compagni del quartetto: il lombardo Marino Vigna e i due veneti, Mario Vallotto, sfortunato corridore di Santa Maria di Sala, il medesimo paese di Toni Bevilacqua, scomparso in giovane età nel 1966 per una grave malattia e Franco Testa, classe 1937, tuttora in ottima salute. Entrambi hanno rivestito le storiche maglie della Ciclisti Padovani diretta da Severino Rigoni, già pistard di notevole classe. Entrambi hanno praticato, seppure per non molto tempo, anche il professionismo.

Arienti passa invece nel 1961 alla Molteni, formazione diretta dal vicino di casa, il monzese Giorgio Albani, con compagni di squadra quali Alcide Cerato, Pippo Fallarini, Romeo Venturelli e il suo amico-amico e sodale di una vita, Giacomo Fornoni, el “Giacum”, brianzolo, d’origini bergamasche però, di Rogeno, pure lui oro olimpico nella “magica” Roma 1960 ma nella 100 km. a squadre su strada con Ottavio Cogliati, Livio Trapè e Antonio Bailetti.

L’intesa, anzi la complicità fra i due è totale, tanto da costringere il bonario Giorgio Albani a metterli ai lati opposti anche a tavola per cercare di attenuare gli effetti. L’intesa però fra il “braccio e la mente” così si definivano i due con ruoli intercambiabili, non ben specificati e definiti, interpretati a secondo delle circostanze e delle convenienze spicciole. Il Luìs e il “maestro”, questo il soprannome di Fornoni, poi titolare del noto ristorante “Cinque Cerchi”, scomparso nel 2016, erano inseparabili con l’amicizia anche delle rispettive famiglie.

In allenamento, in corsa e fuori erano cosa unica, sempre solidali a sostenersi a vicenda e a difendersi dai rilievi alla loro condotta talvolta mossi da Giorgio Albani, nel comune dialetto. C’era però un grande affetto di fondo, condiviso, in quella squadra, con tutti i compagni e anche poi con Gianni Motta, arrivato nel 1964. Arienti nel 1963 passa all’Ignis, nel 1964 e fino al 1966 veste la maglia bianco-nera della GBC e s’indirizza soprattutto all’attività su pista, inseguitore, stayer, seigiornista e riunioni, sia in Italia, sia all’estero per l’eclettico pistard per scansare le invise salite dell’attività su strada. Seguono poi la Casagrande, un anno da individuale nel 1969 e quindi ritorno alla GBC fino al 1972 quando pone termine alla sua carriera di professionista.

Lavora come collaboratore scolastico, custode e tuttofare benvoluto da tutti, alle scuole elementari della sua San Carlo, cura i giovani ciclisti e si diverte pure quale cicloamatore ottenendo molte vittorie. Segue anche i primi passi ciclistici della sua secondogenita Barbara ma non la spinge più di tanto, confessa Arienti, mentre la primogenita Nadia non ha sentito il richiamo della bicicletta.

Una vita tranquilla nella sua San Carlo, sede di un locale, la Cooperativa, nota nella zona per la lavorazione e la preparazione di carne suina, fedele interprete del detto che recita “del porco non si butta nulla” e Luigi Arienti, con altri amici, è un fedele e assiduo avventore e assertore convinto del detto. Piatto forte la “cassoeula”, o bottaggio di maiale per dirlo in lingua, che con i piedini sono fra i piatti preferiti di Luìs. Ora la può gustare, molto saltuariamente, in dosi omeopatiche, con grande rimpianto e qualche, invero scarso, rimorso.

Ricorda anche che alla Cooperativa ha organizzato il suo pranzo di nozze con la signora Lidia fruendo dell’apporto di due cuochi di valore, “stellati” si direbbe oggi – il regalo per il matrimonio del titolare dell’Albergo Fossati, storico locale di Canonica Lambro, sede dei ritiri della Molteni – e, nell’occasione, fornì prova esplicita delle sue doti a tavola, mangiando ben cinque piatti di risotto, il suo amico, il “maestro” Fornoni.

Arienti, con Fornoni (ovviamente), il comasco Aldo Pifferi e il varesotto Giuseppe “Pepp” Fezzardi, costituivano la” squadra di pronto intervento” che, per diversi anni, operava soprattutto nella residenza di Groppello d’Adda di Gianni Motta, nel comune di Cassano d’Adda, con speciale riguardo alla vegetazione.
Il ritrovo era, indefettibilmente, fissato alle ore sette del mattino e i “lavori” partivano subito, per prassi e inclinazione, con un’abbondante, abbondantissima, assunzione di carboidrati, pasta asciutta a gogò, come prevedevano i canoni alimentari ciclistici del tempo. Poi al lavoro, con adeguate e frequenti soste, per ristori alimentari e idrici, di varia gradazione, a compensazione del duro lavoro. Per la gioia della signora Marilena, la consorte paziente di Gianni Motta, che doveva registrare al termine della giornata un calo abbondante nelle riserve della cambusa e della cantina di famiglia. Comunque una bella e lunga storia d’amicizia.

E molti, tanti, altri episodi ha ricordato allegramente Luigi Arienti, presente anche il suo amico Achille Redaelli, buon dilettante nelle squadre brianzole di Macherio, Biassono e Mobili Lissone, poi cicloamatore con Arienti e frequentatore dei circuiti di Formula1, per lavoro, con la Pirelli.

Arienti ha ricordato pure l’Aurora Brollo del presidente Lissoni, squadra d’ottimo livello, Anselmo Citterio, desiano classe 1927, medaglia d’argento nella sua stessa specialità alle Olimpiadi di Londra del 1948 con il quartetto dell’inseguimento, poi industriale di successo, fra i fondatori dell’ANAAI, grande amico di Fiorenzo Magni. E poi Luigi Bonfanti, classe 1922, altro desiano, appassionato e capace artigiano di biciclette che ha insegnato parecchi trucchi del mestiere ad Arienti e, fra l’altro, è il papà di Rosella Bonfanti, l’attuale componente della commissione UCI dei giudici di gara e figura di primo rilievo nello staff della direzione corsa delle gare di RCS Sport.

Dopo breve tempo ha fatto visita a Luigi Arienti anche Domenico De Lillo, suo compagno in varie Sei Giorni e riunioni su pista e suo amico, che ha testimoniato anche quale esponente AMOVA, l’associazione delle medaglie d’oro al valore atletico, diffondendo sui mezzi social immagini dell’incontro.

“Dai Luìs” è l’augurio e l’incitamento degli amici delle due ruote e di numerosi altri che vanno sovente a fargli compagnia e scambiare quattro – e più – chiacchiere con lui.

Giuseppe Figini

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