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STEFANO SIROTTI SI RACCONTA CON «30 VOLTE IN TOUR»
di Alessandro Brambilla | 06/07/2020 | 07:50

E’ il 3 giugno 1990, si corre la Moena-Aprica, sedicesima tappa del Giro d’Italia. Per la prima volta la corsa rosa affronta il Mortirolo, seppur dal versante di Monno, il meno ripido. All’inizio della salita un ragazzino romagnolo classe ’77 scatta la sua prima foto ad una competizione ciclistica. E’ Stefano Sirotti, di Cesena, e nella concitata fase riesce a immortalare la maglia rosa Gianni Bugno, alfiere Chateau d’Ax, il suo gregario Antonio Santaromita e l’emiliano Maurizio Vandelli della Gis. Il tredicenne di Cesena compie un piccolo capolavoro nella tappa vinta da Leonardo Sierra, meritandosi gli elogi di papà Emanuele Sirotti già da molti anni nella schiera eletta dei fotografi da grandi eventi ciclistici.

Emanuele Sirotti è un grande maestro per Stefano, che poche settimane dopo debutta con l’obiettivo al Tour de France. Sono pertanto 30 anni che Stefano, diplomato in ragioneria, calca le scene ciclistiche soprattutto delle corse professionistiche. Per celebrare il trentesimo anniversario d’attività e ricordare papà Emanuele (nel 2015 è salito in cielo all’età di 77 anni), Stefano ha deciso di pubblicare un libro. Come evento da valorizzare ha scelto il Tour de France. Le più belle foto scattate da lui tra poco andranno in libreria. “30 volte in Tour” è il titolo del libro che Stefano ha quasi completato grazie altresì alla collaborazione di Alessandro Freschi, giornalista emiliano noto per pubblicazioni storiche sul ciclismo. “30 volte in Tour”, edito dalla Kriss, con prefazione di Christian Prudhomme, direttore di organizzazione alla Grande Boucle, avrà ben 242 pagine.

«Fino a qualche mese fa – spiega Stefano – avevo collaborato con tanti autori di libri fornendo le fotografie. Il libro “30 volte in Tour” è un libro tutto mio, voluto da me. Come opera editoriale mia al 100% è la prima che faccio». L’estroso figlio d’arte sta studiando location e formula della presentazione: «Forse lo presenterò a Nizza il 27 o 28 agosto, uno o due giorni prima della partenza del Tour de France. Ammetto che la voglia di fare un libro “100% by Stefano” m’è venuta anche per scacciare la malinconia durante lo stop d’attività causato dal Covid 19». 

Papà Emanuele gli ha aperto una grande strada, però nell’affermarsi Stefano ci ha messo tanto di suo, esprimendo  sempre grande qualità e mantenendo rapporti di cordialità con altri fotografi del ciclismo. Nel libro ci sono ad esempio degli interventi di Roberto e Luca Bettini, compagni di 1000 avventure con la macchina fotografica, oltre a quelli di svariati corridori tra i quali Miguel Indurain, Claudio Chiappucci, Matteo Montaguti, Fabian Cancellara, Rinaldo Nocentini, Silvio Martinello, Adriano Malori. E anche testi e considerazioni del meccanico Enrico Pengo, del massaggiatore Umberto Inselvini, del manager Davide Boifava e dei giornalisti Gabriele Sola e Angelo Costa, poiché Stefano, esattamente come papà Emanuele, degli addetti ai lavori in generale ha sempre avuto considerazione grandissima.

Le foto dei Tour de France che vanno dall’edizione 1990 alla 2019 sono variegate: l’abilissimo poeta dell’obiettivo fa vivere l’evento a 360 % con inquadrature dei corridori a braccia alzate, il trionfo per distacco, la rabbia della sconfitta, il panorama mozzafiato, la tifoseria, il colore, la fatica, lo stile del grande passista a cronometro, la grinta del gregario, figuranti di carovana, villaggio e premiazioni, le mischie della volata. Sedi di tappa come ad esempio Mont Saint-Michel, che diventa un’isola o una penisola a seconda dell’alta o bassa marea, hanno molto risalto. E anche il “Passage du Gois”, tratto stradale che ogni giorno viene inghiottito due volte dall’alta marea, viene evidenziato dagli scatti di Sirotti junior.  

Nei testi non manca nulla: «State tranquilli, ci sono anche tanti aneddoti». Scegliere il materiale nel suo ricchissimo archivio è stato bellissimo per Stefano, gli ha stimolato i ricordi. «Dopo il Giro 1990 sono andato alle gare soprattutto perché mia mamma Alda chiedeva espressamente a mio papà di portarmi. Nei primi anni, mentre frequentavo ragioneria, seguivo mio papà solo nei week end in primavera e autunno. Fortunatamente il Tour si è sempre svolto in piena estate».

Silvano Ferrari ha spesso rappresentato un aiuto importante per Emanuele e Stefano. «Fino al 2008 – aggiunge Stefano – al Tour de France andavo con mio papà. Poi dal 2009 ci sono andato con Silvano». In alcune occasioni Emanuele ha portato il figlio a fotografare i calciatori nei match del Cesena in Serie A o B. «Ho lavorato bene anche nel calcio. Mio papà mi mandava ad esempio alle amichevoli estive, quando a Cesena si esibivano Inter, Milan e altri squadroni. Però nel mio cuore professionalmente il ciclismo è sempre stato lo sport numero 1».

La famiglia Sirotti ha sempre fornito foto a importanti testate e agenzie italiane e straniere. Ogni fotografo professionista vive attimi esaltanti, oppure delusioni immeritate quando non riesce a scattare la foto ideale e magica a proprio giudizio. Il rimpianto maggiore di Stefano è relativo al 27 luglio 1998, giorno in cui Marco Pantani ha vinto per distacco la tappa di Les Deux Alpes del Tour de France distanziando il grande rivale Jan Ullrich di 8’59” e conquistando la maglia gialla: «Sul Galibier quando Marco scattò si scatenò il diluvio. Io ero piazzatissimo, pronto a immortalare Marco al culmine del colle ma la pioggia abbondante in quella fase rese praticamente inutilizzabile le mie due macchine fotografiche. Marco transitò solitario al comando e io impossibilitato a scattare provai tantissima rabbia».

Tuttavia anche le gioie professionali più grandi di Sirotti junior sono legate al Pirata di Cesenatico: «Gli ho scattato foto bellissime quando ha vinto all’Alpe d’Huez, nel ’95 e ’97, sul curvone che immette al rettilineo d’arrivo: Pantani solo al comando nello scenario immenso delle Alpi». Stefano dagli organizzatori del Tour de France ha già ricevuto la medaglia delle 20 edizioni seguite. Quello che scatterà da Nizza il 29 agosto sarà il trentunesimo Tour per Sirotti: «Mi avvicino alla medaglia dei 35 anni, però non ho fretta di prenderla, meglio rimanere giovani».

Quando non c’è il problema Covid la stagione ciclistica del fotografo Sirotti inizia a gennaio col Tour Down Under e termina a ottobre col Lombardia. «Nel 2020, se ci fossero state, sarei andato anche alle Olimpiadi in Giappone; pazienza, ci andrò nel 2021. Il libro “30 volte in Tour” spero sia il primo di una bella serie. Vorrei dedicarne anche al Giro d’Italia, alla Roubaix, a tante classiche».

 

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