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ISRAEL START-UP NATION ALLA CONQUISTA DEL MONDO
di Carlo Malvestio | 30/01/2020 | 07:49

Nel 2015, per la prima volta nella storia del ciclismo, una squadra israeliana riceveva la licenza dall’UCI per correre come formazione Conti­nen­tal. Ron Baron realizzava il suo sogno di avere una squadra semiprofessionistica, ma mai si sarebbe immaginato che cinque anni più tardi  la sua Israel Start-Up Nation sarebbe approdata nel WorldTour, annoverando tra le sue fila corridori come André Greipel e Daniel Martin. Il processo di sviluppo è stato rapidissimo e caratterizzato da scelte oculate; il magnate canadese di origini israeliane Syl­van Adams, appassionatissimo di ciclismo e campione del mondo master, ha deciso di investire sulla squadra, con l’obiettivo di convertire Israele a questo sport, e vista la tradizione quasi nul­la, portare qualche atleta di questa nazione del Medio Oriente a correre il Tour de France.

Così, nel 2017 hanno ottenuto la licenza Professional, diventando a tutti gli effetti una compagine professionistica, e l’anno seguente, grazie ad un importante investimento di Adams, il Giro d’Italia è partito da Gerusalemme, av­vi­cinando come non mai gli israeliani e il ciclismo. Guy Sagiv ha fatto la storia portando a termine la Corsa Rosa, pri­ma volta per un israeliano in un Gran­de Giro, e l’anno seguente Guy Niv ha replicato, dopo che RCS aveva garantito nuovamente la wildcard alla Israel Cycling Academy. A settembre 2019, poi, è arrivata l’occasione tanto attesa, quella del passaggio nella massima ca­tegoria, grazie alle difficoltà economiche non più sostenibili della Katusha. La Israel ha colto la palla al balzo e ne ha rilevato la licenza, motivo per cui quest’anno li vedremo lottare su tutti i palcoscenici più importanti del ciclismo mondiale.

Il roster ha ovviamente subìto cambiamenti importanti, perché sono arrivati i quattordici atleti - corridori: André Greipel, Hugo Hof­stetter, Daniel Martin, Travis Mc­Ca­be, James Piccoli, Patrick Schelling, Rory Sutherland (che si è già rotto una gamba nel ritiro in Israele), e quelli col contratto in Katusha ancora valido, va­le a dire Alex Dowsett, Jenthe Bier­mans, Reto Hollenstein, Daniel Na­var­ro, Nils Politt, Mads Würtz Schmidt e Rick Zabel. Se ne sono andati in sedici, compresi Edwin Avila, Awet Gebre­medhin, Ben Perry e Daniel Turek, che però correranno con la nuova squadra Con­ti­nental della Israel, che conterà a sua volta sedici corridori.

Ad inizio dicembre staff e nuovi corridori si sono incontrati per la prima volta tutti assieme a Pore (Parenzo), in Croazia, dove si è cominciato a discutere del nuovo anno, del calendario corse e, più in generale, ad amalgamare un gruppo fortemente mutato. Ci sarà me­no Italia in corsa, visto che è rimasto so­lo Davide Cimolai, con Kristian Sba­ra­gli passato alla Corendon e Ric­cardo Minali alla Nippo Delko Mar­seille, ma tra meccanici e membri dello staff i rappresentanti del Bel Paese non mancheranno.

«Dal punto di vista organizzativo, il primo cambiamento è il numero di persone all’interno dello staff, che aumentano decisamente - ci spiega il team manager Kjell Carlström nell’hotel Valamar Diamant di Parenzo, che ha ospitato la formazione israeliana -. Per far sì che i corridori abbiano a loro di­sposizione tutti i comfort necessari e degni del WorldTour, bisogna che più persone dello staff vadano alle corse e non facciano mancare loro niente. L’in­vestimento per i corridori è aumentato ed è normale che anche intorno a loro si debba alzare il livello. Chiaramente non siamo minimamente paragonabili a squadre come il Team Ineos, ma cercheremo di fare il meglio possibile con il nostro budget».

Il dirigente finlandese è diventato il punto rdi riferimento per il progetto di Baron e Adams, di­mostrando di essere la persona giusta per ga­rantire continuità ad un’idea così ambiziosa: «Que­sto progetto va al di là della squadra WorldTour o Professional - continua Carlström -. Ogni anno trova nuovi obiettivi, avendo alle spalle un’intera nazione come Israele, e questo è im­portante per andare avanti. Stiamo cercando di cambiare la cultura sportiva di un Paese, che è una cosa difficilissima, però prendiamo spunto dal Regno Uni­to, dove il ciclismo è diventato uno sport super popolare dopo l’avvento della Sky. Con questo ciclismo sempre più globalizzato, penso sia una cosa che si può fare. In questi tre anni ho notato una passione crescente in Israe­le e la partenza da Gerusalemme del Giro 2017 ha dato il via ad un processo di avvicinamento verso questo sport».

prima è quella di far tornare a livelli d’eccellenza André Greipel, reduce da un’annata a dir poco negativa con l’Arkéa-Samsic e che, a 37 anni, rischia seriamente di aver intrapreso il viale del tramonto. «Non avrei avuto problemi a mollare il ciclismo, per molto tempo quella del ritiro è stata la mia opzione migliore, poi a metà ottobre ho avuto un bell’incontro con Kjell Carlstom e ho capito le potenzialità della squadra - ci ha spiegato il velocista tedesco -. Non era un problema di motivazioni, ma non volevo finire la mia carriera con una stagione così de­lu­dente. Se anche quest’anno non riuscirò ad essere competitivo, dovrò accettarlo, sono un essere umano in fine dei conti».

La seconda scommessa riguarda invece Daniel Martin, anche lui reduce da un anno in chiaroscuro, e desideroso di tornare ai livelli che gli hanno permesso di vincere Liegi-Bastogne-Liegi e Il Lombardia: «Ero in cerca di un am­biente come quello della Israel - ha spiegato l’irlandese -. Credono in me, anche se arrivo da una stagione in cui non sono mai riuscito a vincere e questo era semplicemente quello che cercavo. Guardando il team da fuori, notavo quanto si divertissero a correre e come ogni anno diventassero più forti. Voglio aiutarli a crescere ancora. Sin­ce­ramente non mi interessa più di tanto quali corse farò, lo deciderò con la squadra, l’importante è divertirmi in bicicletta. Ho già fatto tutte le corse più importanti del mondo e in molte di queste ho ottenuto anche buoni risultati, quindi veramente non ho interessi particolari per questa o quella corsa. Coi direttori sportivi capiremo quali gare ci potranno permettere di ottenere i risultati migliori».

Ma anche il nostro Cimolai, che con gli israeliani nel 2019 ha trovato la stagione migliore della sua carriera, è tra i corridori più attesi: «Un anno fa ho fatto la scelta giusta a venire qua - ci dice il friulano -. Credo di avere ancora dei margini di miglioramento. L’anno scorso ho acquisito fiducia col passare dei mesi, quest’anno l’avrò fin da subito e la squadra vuole affiancarmi due o tre uomini per aiutarmi. Sono curioso di vedere dove posso arrivare. È vero, ci saranno più capitani nel team, quindi la pressione sarà un po’ meno concentrata su di me, anche se me la impongo, da solo visto che voglio migliorare ancora».

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