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LE STORIE DEL FIGIO. I circuiti di Recalcati
dalla Redazione | 29/11/-0001 | 23:53

Giovanni Recalcati, milanese, classe 1919, per tutti Nino, è stato un personaggio di un certo rilievo e di specifica importanza nel panorama del ciclismo italiano dal secondo dopoguerra  fino all’inizio degli anni dell’ultimo decennio del 1900.

La sua carriera ciclistica non lascia molte tracce negli archivi e il suo palmarès è labile, molto labile, laconico, anzi muto, una pagina bianca, per la verità. Per la sua complessione fisica aveva un’insuperabile avversione per ogni tipo di salita e ricercava la sua strada, ciclistica, con passione nonostante la mancanza di risultati di rilievo, soprattutto in pista frequentando con assiduità il Vigorelli e i campioni che lì si confrontavano in ogni tipo di specialità. La seconda guerra mondiale e le sue tristi vicende lo coinvolgono in vario modo nel pieno della giovinezza ma non abbandona mai la pratica dell’amata bicicletta anche quando svolse il servizio militare alla base di La Spezia.

Subito dopo la guerra riprende la frequentazione del Vigorelli con i suoi amici meneghini Primo Bergomi, ottimo velocista, Vittorio Scrivanti e molti altri specialisti di quel periodo. Alterna la pista ai numerosi tipo-pista e circuiti di vario genere che, con cadenza fitta, si svolgevano soprattutto nell’Italia settentrionale. E qui incrocia la sua strada con i campioni, e pure “campionissimi” dell’epoca, che non disdegnavano, (anzi….) di prendere parte a queste gare anche per rimpinguare i guadagni. A questo proposito Nino Recalcati era solito ricordare anche le sue esibizioni in sella, pedalando sui rulli nei cinema-varietà del milanese, fra una pellicola e l’altra oppure fra siparietti di ballerine e comici – e senza mai ricevere mai né fischi, né parolacce, né pomodori – in questo genere di spettacoli abbastanza in auge ai tempi. E’ un modo insolito, inusuale, per sbarcare il lunario in quei tempi difficili, prima di trovare un approdo di lavoro più sicuro alla società dell’Acquedotto milanese di piazzale Maciachini. Un impiego che gli consente, grazie alla disposizione dei turni, di coltivare sempre la sua passione per il ciclismo pedalato. Qui però non si segnala particolarmente per i risultati e i suoi colleghi corridori, anche i professionisti più affermati, in primis il suo coscritto Fausto Coppi, facendo leva sulla sua accertata capacità di far di conto e dimestichezza con numeri, pratiche amministrative e burocratiche che gli derivano dalla sua formazione scolastica alle scuole commerciali, lo invitavano, magari in corsa d’opera, mentre stava pedalando, a lasciare perdere la corsa e ritirarsi. E questo era per andare a controllare i “borderò” d’incassi al botteghino e sovraintendere alla ripartizione dei premi.

E’ una situazione con doppia chiave di lettura: valutazione e considerazione non di altissimo livello per le sue capacità di richiamo ciclistico ma chiara attestazione di fiducia in un argomento delicato come quello finanziario, dove i corridori d’ogni epoca sono sempre sensibili e attenti. E così Nino Recalcati diventa il punto di riferimento e uno snodo funzionale nei rapporti fra corridori e organizzatori per i circuiti e le corse a ingaggio. Non si atteggia mai a “manager” ma è pronto a collaborare con tutti gli organizzatori, soprattutto con la S.I.S. (Società Imprese Sportive) di patron Vittorio Strumolo nel periodo d’oro delle riunioni al Vigorelli e della rinata Sei Giorni al Palazzo dello Sport di Piazza VI Febbraio, a Milano, dove affianca quello che considerava il suo maestro nella funzione di direttore di riunione, il grande Gaetano “Tano” Belloni, che operava sempre, in pista, vestendo un inappuntabile smoking, il farfallino, rosso, così come il garofano all’occhiello, il cappello Borsalino a larghe tese e le lucidissime scarpe di vernice nera.
Colloquiavano in milanese il maestro e l’allievo che si rivolgeva sempre con il “lei” al “sciur Tano”.

Con il passare degli anni Nino Recalcati è sempre più coinvolto nel ciclismo dopo essere andato presto in pensione. Vigorelli, Palazzo dello Sport, vecchio e nuovo, lo vedono sempre maggiormente impegnato, anche se sempre defilato, mai in prima fila, e dopo la S.I.S., con la Federazione Ciclistica, accanto ad Agostino Omini, Renato Di Rocco, Lino Massaretti, Giovanni Michelotti e fino ad Alcide Cerato e collaborando sempre con il Giro d’Italia per gli arrivi finali a Milano. Favoriva i contatti fra squadre e organizzatori, grazie alle sue conoscenze, e svolgeva pure il ruolo di condirettore di corsa in molte gare del calendario nazionale.

Il suo nome è però legato ai circuiti a ingaggio, i “circuiti di Recalcati” erano definiti così, in ogni parte d’Italia. Al culmine dell’attività, a metà degli anni 1970, Nino Recalcati organizzò in un solo anno quarantacinque circuiti, “chiavi in mano”. Era disponibile e collaborativo con tutti gli organizzatori locali e cercava sempre di fare collimare gli interessi, sovente opposti, degli appassionati organizzatori e dei corridori, campioni o gregari che fossero. E, se necessario, era anche speaker, contagiri e, soprattutto, paziente e instancabile tessitore per giungere alla definizione di ogni problema. Nei circuiti era un po’ speaker e un po’ imbonitore con fraseologia e intonazione che certificavano in pieno l’origine meneghina e con messaggi in codice per stimolare, talvolta, l’impegno e il rispetto dell’impegno. Come contagiri qualche volta era un po’ - diciamo - veloce e cercava di mediare, com’era nella sua natura e nel suo carattere.

Ha sempre mantenuto la parola data e onorato i contratti scritti con la sua elegante calligrafia, con inchiostro nero e anche rosso per evidenziare i punti salienti, una caratteristica e capacità acquisita alle scuole commerciali dove la “calligrafia”, ossia la bella scrittura dei vari caratteri, era materia di studio. Soprattutto i corridori di varie epoche lo avevano soprannominato “Piangina” imputandogli di piangere sempre miseria. Con rispetto e affetto però. Per Recalcati la parola data era già di per sé un contratto e lo onorava sempre, anche a costo di rimetterci qualcosa.

La sua casa, in zona Viale Zara, era pure il suo ufficio, senza orari, mentre al vicino piazzale Istria, in una bottega di materassaio o da un rivenditore di vini, si ritrovava con la cerchia d’amici e collaboratori quali Gianni Stevan (“Gianni gir del fumm” era il suo soprannome), Bruno Pozzi, Sergio Salamini, Marco Tarenghi, Carlo Marinoni e altri ancora.

Dopo la metà degli anni 1990 Nino Recalcati lascia gradualmente l’attività che, nel frattempo, si era assai ridimensionata con il mutare di molti aspetti del ciclismo.
Purtroppo è colpito da una malattia invalidante che lo limita anche nei movimenti e scompare nel 2007.

Il “Recalca” è stato, nel genere, una figura di spicco e che ha lasciato un ottimo ricordo nell’ambiente fra coloro i quali l’hanno conosciuto nella sua lunga attività, sempre portata avanti con bonomia e spirito di servizio.

Giuseppe Figini

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