Il Team Ukyo ci ha preso gusto e pare non volersi fermare. Dopo aver vinto una tappa al Giro di Sardegna e una alla Settimana Coppi&Bartali, la squadra giapponese di forte matrice italiana ha alzato ulteriormente l’asticella, aggiudicandosi la tappa di apertura del Tour of the Alps 2026. A piazzare la zampata ci ha pensato Tommaso Dati, già a braccia alzate alla Coppi & Bartali, che siamo sicuri si terrà ben stretta la foto odierna di Innsbruck, in cui ha battuto di una bicicletta un certo Tom Pidcock.
La prima maglia verde, quindi, è tutta sua: «È sicuramente la vittoria più importante della mia vita, faccio fatica a trovare le parole per descriverla - racconta Dati, toscano di Camaiore -. Fa un certo effetto pensare di aver battuto Pidcock. La squadra ha fatto un grandissimo lavoro, soprattutto Iacomoni. L’ho seguito e mi ha lanciato alla perfezione, sono uscito nel momento giusto, ho preso Arensman come riferimento e l’ho saltato nel finale. Sapevo che oggi sarebbe stata l’unica occasione, domani mi godrò la giornata in maglia verde ma so di non poter fare molto».
Guidati da Alberto Volpi e Manuele Boaro, i ragazzi del Team Ukyo continuano a togliersi diverse soddisfazioni: «Essendo una squadra continental abbiamo probabilmente meno pressioni di altri nel dover per forza di cosa vincere - aggiunge ancora Dati -. Questo ci dà la giusta serenità per affrontare le gare nella maniera corretta, con la testa sgombra. La nostra stagione ora è tutta in discesa, ma l’approccio alle gare non cambierà certamente per queste vittorie. Da domani si riparte allo stesso modo».
L’anno scorso dati aveva fatto qualche mese da stagista in Cofidis, coi quali aveva corso un paio di corse a tappe in Francia e poi alcune classiche italiane di fine stagione. La gamba non era probabilmente la stessa che ha in questo inizio di stagione, la squadra non gli ha dato la possibilità di passare professionista, ma lui non si è perso d’animo e, anzi, pare aver trovato la forza di fare un deciso passo in avanti.
«Certamente speravo di passare professionista, perché ero arrivato vicino a realizzare il mio sogno - ammette ancora il 23enne toscano -. Ma non spetta a me decidere se passare oppure no. Probabilmente non aver fatto il salto ha acceso in me quella cattiveria e motivazione giuste per lavorare ancor più duramente. Queste due vittorie danno e daranno una svolta alla mia carriera, ma dietro c’è un duro e lungo lavoro. Nulla viene per caso. Volevo e voglio dimostrare di potermi meritare il WorldTour, il mio sogno rimane quello».