All’Amstel Gold Race stavolta Mattias Skjelmose si è dovuto accontentare di un secondo posto di altissimo livello alle spalle di Remco Evenepoel, al termine di un duello intenso che ha confermato la crescita del danese tra i grandi delle Ardenne.
Reduce da qualche problema fisico dopo il Giro dei Paesi Baschi, Skjelmose non era deluso e questo piazzamento lo vede come un risultato positivo, che va oltre le sue aspettative della vigilia.
«Sì, sono felice di questo secondo posto. Sono stato un po’ male dopo i Paesi Baschi e non sapevo cosa aspettarmi. Il secondo posto è davvero ottimo. La prestazione è stata grande, guardando i numeri. E riuscire a seguire uno come Remco fino al traguardo è un grande risultato, anche per la squadra: è come pioggia su un terreno arido».
Parole queste, che raccontano come il danese sia un corridore consapevole, capace di leggere la propria corsa senza cercare alibi e valorizzando quanto fatto contro uno dei migliori corridori al mondo.
Il legame tra Skjelmose e l’Amstel si fa sempre più profondo. Dopo la vittoria del 2025, il danese ha confermato quanto questo percorso si adatti alle sue caratteristiche:
«Ho un rapporto speciale con questa corsa. Ho sempre sognato le classiche del pavé, ma per ovvi motivi le mie capacità si vedono su altri terreni. Questa è la gara che più ci si avvicina: strade strette, su e giù, curve continue. La adoro. Anche se ogni volta che finisco penso che non la rifarò mai più perché è pazzesca… poi non vedo l’ora di tornarci».
Un amore-odio che ben descrive la durezza tecnica dell’Amstel, corsa nervosa e imprevedibile, lontana dai canoni delle grandi Classiche monumento ma altrettanto selettiva.
Come nel 2025, anche questa volta la corsa si è decisa nel finale, ma con un epilogo diverso: se l’anno scorso Skjelmose aveva sorpreso tutti battendo Tadej Pogacar ed Evenepoel, nel 2026 i ruoli si sono invertiti.
«Sul traguardo ho pensato che forse poteva succedere di nuovo. Una delle mie qualità migliori è quella di illudermi facilmente: a volte è un male, a volte è un bene. Quando non mi ha staccato sul Cauberg ho pensato di potercela fare. Ma quando ha accelerato, ho provato a rispondere, ma era evidente che fosse il più forte».
La lucidità e l’ironia nelle parole del danese, arricchiscono la sua personalità, perché non tutti ammettono la superiorità degli avversari. Il confronto con l’Amstel Gold Race 2025 evidenzia una trasformazione significativa: nel 2025 Skjelmose era l’outsider capace di sorprendere tutti, mentre oggi è diventato uno dei riferimenti della corsa, marcato e atteso come vincitore.
Nel finale si è passati da un arrivo a tre a un duello diretto, più controllato e meno caotico. Se dodici mesi fa era stata la giornata della consacrazione, oggi è quella della conferma, dove Skjelmose non è più una sorpresa, ma una certezza.