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IL PROGETTO DI PINARELLO. «CRESCERE, MATURARE, VINCERE»
di Carlo Malvestio | 19/04/2026 | 08:35

Un mese fa Alessandro Pinarello ci ha impressionato disputando un'ottima Tirreno-Adriatico, tanto è vero che abbiamo pensato di dedicargli un'intervista sul numero di aprile di tuttoBICI. L'occasione per conoscere meglio questo ragazzo che ci ha... premiato e ha continuato a stupire fino a conquistare ieri la sua prima vittoria da professionista. E allora, quale occasione migliore per proporvi l'intervista che abbiamo realizzato pochi giorni fa? Eccola.

Alessandro Pinarello è sul ra­dar professionistico ormai da qualche stagione ma, in real­tà, ha solo 22 anni. Me­rito del “progetto giovani” della Bardiani della famiglia Reverberi, che lo ha prelevato da juniores nel 2022 - era una delle stelle della Borgo Molino - e lo ha fatto crescere pian piano, fino a quando la NSN, ex Israel, lo ha notato e se lo è assicurato a partire da quest’anno. La firma sul contratto, in real­tà, era arrivata già nel 2024, quando il trevigiano di Giavera del Montello vinceva il Palio del Recioto, chiudeva se­condo il Trofeo Piva e la classifica ge­nerale del Tour of Antalya. 

«È stata la scelta giusta, non mi sono mai pentito di aver firmato con la Bar­diani e a distanza di quattro anni prenderei la stessa decisione - ammette Pi­narello -. La mia parabola e quella di Giulio Pellizzari credo confermino che quel tipo di percorso è valido, si può arrivare nel WorldTour con una crescita graduale anno dopo anno».

L’impressione, poi, è che quella crescita di cui parla sia appena cominciata, perché le prime uscite in maglia NSN e i primi assaggi di WorldTour sono sta­ti più che incoraggianti. Dodicesimo alla Volta ao Algarve e poi, soprattutto, Top 10 in una Tirreno-Adriatico ricca di stelle. Siamo solo all’inizio, ma partire col sorriso è sempre importante.

Non male l’esordio nel WorldTour…
«Già in Algarve avevo avuto dei buoni riscontri in salita, poi alla Tirreno la condizione è salita ancora un po’ e ne è uscita una bella settimana. Lavoro per essere costante e per andare forte tutto l’anno. Essere lì davanti un po’ mi ha sorpreso, però mi dà molta fi­du­cia in vista dei prossimi appuntamenti. Sono partito bene, ora cerchiamo di continuare così».

Qual è stata la chiave di questo immediato salto di qualità?
«Ho fatto un buonissimo inverno, la­vorando bene e rimanendo sempre mol­­to tranquillo e sereno. Avevamo fat­to tre settimane di ritiro al Teide, poi un’altra settimana a Maiorca prima di cominciare con le gare e questo cre­do che mi sia servito molto per arrivare già pronto alle prime uscite. Ho lavorato tanto sull’intensità, e anche più in palestra. I segnali sono incoraggianti».

L’altura, quindi, dà sempre i suoi frutti.
«Sì, forse è quello che un po’ mi è mancato negli anni scorsi, soprattutto farla in modo mirato. L’impressione è che, almeno per me, funzioni molto bene. Sono già di nuovo sul Teide, ci rimarrò fino a metà aprile per preparare i prossimi appuntamenti».

E stare in gruppo con una squadra World­Tour è più facile?
«La differenza si sente, avere la maglia di una squadra WorldTour fa cambiare la percezione. Però alla Tirreno un bel merito lo hanno avuto i miei compagni, che mi hanno sempre tenuto davanti e mi hanno permesso di prendere spesso le salite in una posizione ideale».

Del Toro, Jorgenson, Roglic… sei arrivato a un passo da questi corridori. Mica ma­­le. 
«Sicuramente mi ha dato molta fiducia, ma so che non posso montarmi la testa perché non ho fatto nulla. Quelli son fenomeni veri, è difficile pensare di diventare come loro, ma magari col tempo, pian pianino, si può provare ad avvicinarsi. Sono comunque dell’idea che devo solo guardare a me stesso, lavorare per migliorare, senza stare tanto a vedere quello che fanno gli altri».

La squadra come ha reagito alle tue prestazioni?
«È molto contenta di come sto andando. L’approccio era già stato buono, e i risultati non possono che cementare la fiducia. Sentire la stima del team è im­portante, anzi fondamentale, e noi sia­mo sicuramente partiti col piede giusto».

Che sviluppo prevedono per te, corse a tappe o classiche?
«Ora come ora il focus è sulle corse a tappe, soprattutto quelle più brevi, di una settimana.  Già alla prossima cor­sa, l’O Gran Camiño, ci sarà un nuo­vo test per vedere come me la cavo. Vo­gliamo capire come e quanto posso mi­gliorare in questo tipo di sforzi. La stagione  è comunque lunga e ci sarà modo di spaziare anche sulle corse di un giorno».

Cosa prevede il tuo calendario da qui in avanti?
«In realtà il piano che avevamo stilato ad inizio stagione è completamente cambiato, quindi navigo un po’ a vista. Perché è cambiato? Diciamo che sono andato un po’ più forte del previsto, e allora il team ha deciso di provare a mandarmi in qualche corsa diversa per provare a sfruttare qualche chance. A cominciare proprio dall’O Gran Ca­miño».

L’impressione è che la squadra voglia su­bito darti i tuoi spazi. Non è banale per un ragazzo così giovane. 
«No, per nulla. Arrivare nel World­Tour e avere subito la chance per esplorarsi, diciamo così, non è affatto scontato. La squadra me le sta dando ed è bello e un po’ inatteso, perché pro­babilmente nessuno si aspettava le belle performance della Tirreno».

Ti vedremo al Giro d’Italia?
«Dovrei farlo, sì. Sicuramente, però, nel caso ci andassi, avrò l’obiettivo di puntare alle tappe e non alla classifica generale. Meglio fare un passo alla vol­ta, per ora il focus è sulle gare più brevi». 

Anche perché l’hai corso solo una volta, lo scorso anno, e ti sei dovuto ritirare dopo soli cinque giorni.
«Ero disperato, ancora adesso a parlarne mi viene da piangere. Chi mi ha visto in treno mentre tornavo a casa da Napoli dopo la caduta credo abbia pensato “questo non sta bene”, perché ero davvero triste e amareggiato. È stato il primo grosso infortunio della mia carriera e devo ammettere che non l’ho vissuto benissimo. Sono stato a casa una settimana con lo scafoide rotto, in attesa dell’operazione, poi mi son do­vuto abituare a fare i rulli in piena estate due volte al giorno, riabilitazione e quant’altro. È stato pesante, ma ne è valsa la pena visto che poi sono tornato molto bene».

Dove credi di poter crescere ancora?
«Ora come ora ci stiamo focalizzando molto sulla nutrizione. Ci piacerebbe limare qualcosina ancora sul peso, l’obiettivo è riuscire a perdere un chiletto in vista del Giro perché pensiamo che potrebbe darmi dei benefici. In questi caso è importante trovare l’equilibrio giusto, ma dovrebbe esserci spazio per un piccolo miglioramento».

Alla luce di questo bell’inizio, cambiano i tuoi obiettivi stagionali? 
«Vincere una corsa era e rimane il mio obiettivo per questo 2026. So che la squadra mi aiuterà e questo mi motiva ulteriormente. Diciamo che dopo questo inizio di stagione ho una maggiore convinzione di poterci riuscire». Beh, obiettivo già raggiunto. 

da tuttoBICI di aprile

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