Hugo Coorevits è stato per tanti anni firma di punta dell’Het Nieuwsblad e adesso è analista a Wielerflits. Così il giornalista fiammingo ci porta dentro al fenomeno Giro delle Fiandre.
Che cosa rappresenta il ciclismo in Belgio?
«Moltissimo. Da febbraio a maggio e in estate durante il Tour è lo sport numero uno. Indiscutibilmente. Persino le amichevoli tra i Diavoli Rossi e gli Stati Uniti in Messico durante i Mondiali di calcio non reggono il confronto. Questo fine settimana si disputeranno delle partite nella massima divisione, ma gli orari sono stati programmati in modo che tutti possano assistere in diretta alla finale del Giro delle Fiandre».
Prova a descrivere il Giro delle Fiandre. Perché questa corsa continua a crescere sempre più?
«E’ l'evento clou dell'anno, è semplicemente tutto ciò che le Fiandre hanno da offrire in un solo giorno. Tutti sanno che domenica c'è la Ronde, anche chi non segue la corsa, e tutti ci vanno. Perché è un evento unico. È una fantastica esperienza per tutta la famiglia. Se il Giro d'Italia passa per il tuo paese, vai a vederlo. Se il Tour passa nelle vicinanze, vai con la famiglia in un punto panoramico lungo il percorso. Nelle Fiandre, questo succede ogni anno. Il nonno va a bordo strada con il figlio e il nipote, è nel Dna dei fiamminghi. È così che la passione per il ciclismo si tramanda di generazione in generazione. In ogni paese c'è anche un programma di festeggiamenti, da un barbecue a una festa di paese. Gli adolescenti ci vanno con i loro amici. Preferiscono andare a vedere la corsa su strada che sfidarsi con i video games o stare sui social. Gioca anche un ruolo importante il fatto che i migliori corridori del Belgio siano sempre tra i favoriti».
Com’è cambiato il Fiandre negli ultimi anni?
«E’ cresciuto vertiginosamente in popolarità da quando è passato nelle mani di Flanders Classics. Prima c'è la E3 Saxo Classic a Harelbeke, seguita dalla Gand-Wevelgem e, come riscaldamento definitivo, la Dwars door Vlaanderen a Waregem. Sono tutte classiche che reggono il confronto da sole, ma che fungono anche da trampolino di lancio per il Fiandre. Vandenhaute è l'uomo che ha ideato e promosso questa sequenza. Da visionario, aveva previsto che la regione delle Ardenne fiamminghe sarebbe diventata una calamita turistica per quattordici giorni. E la previsione si è avverata. Gli hotel e i bed and breakfast sono al completo».
E poi i protagonisti, anche da grandi giri come Pogacar, che lo corrono.
«Anche grazie all'internazionalizzazione del ciclismo, il Giro delle Fiandre continua a crescere in importanza ogni anno. È anche l'unico sport in cui si vedono i migliori corridori sfrecciare proprio davanti al naso. Il fatto che pure Tadej Pogacar ami correrlo (l’ha vinto due volte: 2023 e 2025, ndr) contribuisce alla sua popolarità. Ora che Remco Evenepoel debutta, si aggiunge un ulteriore elemento di entusiasmo per i nostri connazionali».
Puoi darci un'analisi di cosa dovremmo aspettarci domenica? Per la prima volta, Van Aert, Van der Poel e Evenepoel saranno in una Classica Monumento insieme. Vuoi fare un pronostico?
«Pogacar potrebbe diventare co-detentore del record se vincesse. Ma sarebbe ancora più impressionante se Van der Poel battesse il campione del mondo, perché in tal caso il Fiandre avrebbe un nuovo detentore del record con quattro trionfi. Il grande favorito è Pogacar, più il Fiandre si fa duro, più favorisce lo sloveno. Se Van der Poel scriverà la storia del ciclismo nelle Fiandre, se lo meriterà. Una cosa è certa: questo Monumento non ammette "pancake" nell'albo d'oro. Nella prima edizione del 1913 c’erano solo parole, poi si è visto che cos’è il Fiandre. Evenepoel debutta domenica e prevedo che potrà giocare un ruolo decisivo nella corsa: se riuscirà a impedire che si trasformi in un duello tra Van der Poel e Pogacar, o in un'impresa solitaria del due volte campione del mondo, è un'altra questione. Ho la sensazione che la presenza di Evenepoel non sia uno svantaggio per Van Aert. Saranno compagni di viaggio domenica».