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LE STORIE DEL FIGIO. Il ciclismo di Giordano
dalla Redazione | 17/11/2015 | 00:59

Giordano Turrini, nato il 28 marzo 1942 ad Anzola dell’Emilia, a due passi da Bologna, è una figura di primo rilievo nel panorama della pista in Italia. È un velocista con quasi venticinque anni d’attività nelle differenti categorie. Fisicamente non un gigante ma con una struttura fisica armoniosa che si fondeva con il mezzo. Uno “normale” rispetto a vari e muscolosi “Hulk” di varie provenienze che iniziavano a frequentare i velodromi nelle specialità veloci.

Inizia nel 1958 alternando strada e pista con la società bolognese G.S. Ravonese per passare quindi alla Nicolò Biondo di Carpi e, nel 1962, al G.S. Moccia di Ferrara. Nell’anno successivo, il 1963, si trasferisce a Milano, dove indossa la maglia dello Sport Club Genova-Overlay, storica società fondata, fra altri, da Adriano Rodoni, con sede nel quartiere di Porta Genova.

La società ha quale presidente Francesco Pellicani, gestore di sale cinematografiche. Un particolare importante, da leggere quasi come indicativo del segno dei tempi è quello che il giovane Turrini si adatta a dormire in un ambiente ricavato e arredato quale stanza da letto nell’ambito del cinema e, ricorda, nel 1963 in un cinema d’éssai vicino alla stazione Nord mentre nel 1964 in un’altra sala cinematografica dalle parti di Porta Genova, probabilmente il cinema Orchidea.

A distanza di oltre cinquant’anni non ricorda più con precisione. Quello che invece ricorda è che per andare a dormire e riposare doveva attendere la conclusione dell’ultimo spettacolo, a notte inoltrata. Quando si è giovani e si ha passione, non si bada tanto per il sottile. Erano gli anni d’oro del velodromo Vigorelli con abbondanza di riunioni, corridori e campioni che potevano contare sull’appoggio e la passione della “parrocchia” del Vigo, della “competenza” come il grande giornalista ed esperto di ciclismo Mario Fossati definiva gli appassionati che seguivano con costanza le vicende del ciclismo su pista e dei suoi protagonisti in quella che era definita la “pista magica”. Giordano Turrini mette in mostra le proprie doti di velocista senza disdegnare altre specialità, anzi….

Nel frattempo, nella cerchia dei sostenitori del G.S. Genova -Overlay, conosce colui che ancora oggi definisce “il signor Pellegatta”, titolare di un’azienda d’accessori per automobili con sede nella zona di Porta Genova. Turrini lo ricorda con grande affetto perché lo ospitò in famiglia e gli consentì di lavorare nella sua azienda permettendogli d’allenarsi e di correre anche quando nel 1966 si trasferì alla gloriosa U.C. Comense 1887 (è l’anno della sua fondazione) del cav. Guido Bruno e nel 1968 al V.C. Como.

E’ il suo anno d’oro fra i “puri”
dove è medaglia d’argento nella velocità alle Olimpiadi di Città del Messico, fra il vincitore Daniel Morelon e il terzo, Pierre Trentin, due francesi e, soprattutto Morelon, straordinari interpreti della specialità. Nel medesimo anno conquista l’iride nella spettacolare e difficile specialità del tandem, in coppia con il corregionale Walter Gorini di Barbiano di Cotignola, provincia di Ravenna.

Nel 1969 avviene il passaggio al professionismo nella Ferretti guidata da Alfredo Martini, formazione che schierava grandi specialisti della pista che non disdegnavano di competere nelle gare veloci su strada come Sergio Bianchetto e, soprattutto, Giuseppe Beghetto. Con Turrini passa alla Ferretti anche il suo amico, l’inseguitore mantovano Luigi Roncaglia, due volte iridato nell’inseguimento a squadre. A proposito dell’affiatamento e dell’amicizia con Roncaglia, con il quale ha girato il mondo, Turrini ricorda che sovente sembrava che il biondo mantovano gli leggesse nel pensiero anticipando idee e sentimenti. Un’amicizia che dura tuttora fra le famiglie.   

È “una vita da pistard”, passata nei cinque continenti, rivestendo le maglie della Sellière-Cima, Dreher, Brooklyn, Sanson, Lambrusco Giacobazzi e concludere infine, nel 1981, con gli Amici della Pista, in maglia Zonca.
A cavallo della quarantina, conclusa la carriera con un ricco e prestigioso palmarès che contempla, per sommi capi, fra i professionisti, otto titoli italiani, quattro podi ai mondiali, sei titoli europei nella preferita specialità della velocità, oltre a riunioni d’ogni tipo e Sei Giorni in ogni dove, ritorna definitivamente nella sua Bologna.

Qui inizia un più tranquillo e sedentario lavoro nel settore scolastico del comune petroniano interessandosi comunque al ciclismo anche se il suo ciclismo, quello della pista, ha cambiato profondamente pelle, forma e sostanza.

Giuseppe Figini

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