Sharjah, terza città degli Emirati Arabi, ha tenuto a battesimo il nuovo inizio di Girmay. Non ci riferiamo a Biniam, che pure è prossimo al debutto stagionale con la nuova maglia della NSN Cycling Team, bensì al fratellino Mewael, 20enne, al terzo anno nella categoria Continental.
Sprinter come “Bini”, il giovane eritreo dal cognome illustre ha lasciato il rigore climatico del Belgio (da poco arrivato scontò anche un episodio di ipotermia) per sperimentare nuovi orizzonti a Istanbul, sicuramente incoraggiato a trasferirsi dalla presenza di connazionali tra i ranghi dell’ambiziosa compagine turca.
Il biennio trascorso nel vivaio è stato condizionato dal grave infortunio che nel 2024 costrinse l’allora 18enne della Wanty Re-uz a finire sotto i ferri, in seguito alla caduta in cui era stato coinvolto durante il Gp Vermarc del marzo di quell’anno. Tra i grattacieli della terza città emiratina, alla vigilia della prima di cinque tappe dello Sharjah Tour, Mewael (31° sul traguardo di Wheat Farm e 81° a Kalba Souq Al Jubail nelle prime due tappe) ha postato su instagram il video della ricognizione effettuata insieme ai compagni di squadra, quattro su sei eritrei.
Già, perché con il ceco Tomasz Barta ed il turco Yunus Emre Yilmaz figurano tra gli iscritti Girmay, un altro giovane sprinter come il 22enne Aman Awet, gli esperti Natnael Behrane (ex Cofidis), 35enne, e Metkel Eyob, 29enne. A questi ultimi due spetta il compito di fare da chioccia agli uomini veloci provenienti da Asmara.
Di fibre muscolari e tipi di ciclista, nella terra che la lanciato Daniel Teklehaimanot (primo e unico africano in maglia pois al Tour de France), non c’è che l’imbarazzo della scelta, anche se quando c’è di mezzo un autentico faro per tutto il Continente -il GIRMAY con la maiuscola- il faro si posa inevitabilmente su chi brilla allo sprint.
C’è Awet, la cui invidiabile profusione tricologica ricorda quella di Tesfatsion, che è stato secondo di tappa al Tour du Rwanda 2025, quando difendeva i colori del World Cycling Center. E si aggiunge il promettente Milkias Maekele, approdato alla Devo della Ineos con l’ingombrante paragone rispetto a chi ha vestito la maglia verde alla Grande Boucle, sul podio di Nizza.
Mewael Girmay, alto 1,86 per 71 kg di peso, ha chiuso la passata stagione sul podio dei campionati africani a cronometro degli under 23, lui che nella prova contro il tempo al campionato nazionale era giunto terzo assoluto dietro al vincitore Ghebreigzabhier ed a Henok Mulubrhan.
Non esaustiva per definizione, la carrellata sui corridori emergenti della nazione leader in Africa non può escludere Nahom Zeray, grimpeur rimasto nei ranghi della giapponese Ukyo (squadra dall’anima italiana), a segno in una tappa del Tour du Rwanda, con indosso la maglia della nazionale eritrea, senza tralasciare la vittoria per distacco ottenuta nel Paese del Sol Levante, sul Monte Fuji.
Comunque, siamo pur sempre italiani e di nepotismo ce ne intendiamo (nel ciclismo la fratellanza ha invece un portato ereditario positivo), va chiarito il punto: “Mewael ha avuto la corsia preferenziale apertagli dal fratello” hanno riconosciuto in un passato non lontano i dirigenti della Wanty. Eppure il ragazzo ci sa fare, ha iniziato tardi, soprattutto è spinto dall’esempio di Biniam e del 33enne cugino Meron Teshome Hagos, che ancora nel giugno 2025 giungeva secondo al campionato eritreo alle spalle di Zeray. Non osiamo immaginare di cosa si parli nelle tavolate di famiglia. Di ciclismo forse?