I PIU' LETTI
CAPITANI CORAGGIOSI. MIRKO FERRONATO: «URSUS DA SEMPRE È SINONIMO DI SFIDE E DI VOGLIA DI CRESCERE». GALLERY
di Pier Augusto Stagi | 03/05/2024 | 08:00

Il cuore è verde acido, ma da sempre è per Rossi, rigorosamente in maiuscolo. Per Mirko Ferronato il verde acido è chiaramente quello di Ursus, il suo luogo, il suo territorio, la sua tazza da the. È anche la sua passione e financo il suo passatempo: è un quotidiano piacere. Da uomo di numeri però, questi li vuo­le solo in nero, mai rossi. Per questi ha una vera e propria idiosincrasia, ma non per Pablito, l’amore sportivo di una vita, che ancora oggi, a dispetto dei suoi 52 anni, lo fa tornare o restare ragazzino se solo ci si trova a parlare di quel fantastico centravanti d’area stella di Vicenza, Perugia, Juventus e nazionale. Mirko Ferronato è il nostro “Ca­pitano Coraggioso” di questo mese, il numero uno di uno dei marchi più prestigiosi e conosciuti nel mondo bike e non solo. È l’amministratore delegato di un’azienda che tiene alto il “made in Italy” nel mondo e guarda al mondo con la convinzione di poter ancora recitare un ruolo da protagonista e non da comparsa.

Parliamo di attore protagonista e da un film si ha la genesi di un nome: Ursus.
«Dobbiamo tornare al 1966, anno in cui papà Sergio brevetta la sua versione di bloccaggio rapido per selle in acciaio - ci spiega Mirko Ferronato, CEO di Ur­sus -. Quello fu il primo colpo di pe­dale di una corsa che ancora oggi è in pieno svolgimento, che ci ha visto e ci vede protagonisti da anni. Dai bloccaggi rapidi per i reggisella all’utilizzo an­che sulle biciclette pieghevoli. Nel ’66 il primo brevetto, nel ’67 l’esigenza di dare un nome e un marchio alla fabbrica appena nata. In soccorso gli viene un film, un vero e proprio colossal, un successo planetario: “Quo Vadis”, con il suo gladiatore Ursus, capace di lottare a mani nude con un toro inferocito nel disperato tentativo di salvare la sua principessa, Lidia. E così prese tutto: il nome del gladiatore e il toro, ancora oggi simboli della nostra azienda che da anni è riferimento nel settore componentistica meccanica per bicicletta. Mozzi e freni, bloccaggi e reggi biciclette, da sempre sono nel nostro Dna. Poi negli Anni Ottanta scoppiò la MTB e anche in questo caso papà e la sua Ursus seppero farsi trovare pronti lanciando uno speciale sistema frenante dedicato alla nuova fuori-strada».

Questa la nascita di Ursus, ma ci parli un po’ di lei…
«Nasco a Bassano del Grappa il 23 agosto del 1971. Vivo a Rosà con Fe­­­­derica Bordignon, mia moglie, e i nostri due figli: Leonardo di 23 anni che studia ingegneria gestionale a Pa­dova e Beatrice, 20 anni, che fa economia e commercio alla Cattolica di Mi­lano. Che tipo di bimbo sono stato? Educato e pieno di vita, come la gran parte dei bambini. Il sogno? Giocare a pallone, cosa che per altro ho fatto per anni con una passione infinita. Mamma Laura (Zen, ndr) ha vissuto per 20 an­ni a Milano, prima di intercettare papà Sergio (classe 1945, ndr) che è ancora oggi in azienda».

Sarà un caso, ma l’azienda è a forma di U, come Ursus: dal 2019 c’è la sede nuo­va, quella operativa, quella degli uffici, dove sta lei. Papà, invece, è dove ha creato la sua di creatura: nel lato produttivo.
«L’azienda nasce come detto nel ’67 qui a Rosà, a 500 metri da do­ve siamo oggi. La creò con suo fratello, lo zio Domenico, anch’egli figura fondamentale di questa fantastica av­ventura. Pa­pà, come giustamente dice lei, sta nel suo habitat, dove c’è il cuore pulsante dell’azienda, dove nascono i pezzi Ursus, dove lui si trova meglio. Qui gli uffici sono troppo nuovi, troppo eleganti, troppo silenziosi: papà deve sentire il rumore della produzione. Per lui è musica».

Quanta gente è impiegata attualmente?
«Qui alla Ursus siamo in 65, ma poi ci sono altre due piccole aziende che fan­no parte della nostra famiglia. A Loria abbiamo un capannone di 2.000 metri, dove effettuiamo lavorazione da estrusi: l’azienda si chiama Lamel (Lavora­zio­ni Meccaniche Loria) e lì sono im­piegate sei persone. E poi c’è la Of­mero (Officine meccaniche Rosà), do­ve sono impiegate dieci persone e fan­no lavorazione di ripresa. Ofmero lavora anche per altri mondi, come quello per le carrozzine di invalidi, mentre La­mel fa com­ponenti (sganci) per scarponi da sci».

Le scuole?
«Elementari e medie a Rosà. Le elementari al Pascoli, le medie al Roncalli, poi il liceo scientifico al Jacopo Da Pon­te di Bassano del Grappa. Dopo di che mi laureo in Economia e commercio a Trento».

Passione per la bicicletta?
«Se le dicessi di sì le direi una bugia. Oggi sono appassionato, oggi le pos­so dire che faccio il lavoro più bello del mondo e sono felice che pa­pà e mam­ma me lo abbiamo permesso, ma quando ero bimbetto e poi ra­gazzino ave­vo in mente solo lui: Paolo Rossi. Non tifavo una squadra, io ave­vo un autentico e sincero amore per Pao­lo Rossi. Co­me ben sapete lui era toscano di Prato, ma calcisticamente nasce al Vi­cenza e io tifo per il Vi­cenza. Poi Pao­lo passa al Perugia e io tifo Perugia. Poi passa alla Juventus e io comincio a tifare la Juventus. Oggi sono maledettamente juventino, un convintissimo bianconero, che ha però un solo simbolo e un mito assoluto: Paolo Rossi».

Non è un caso che lei giocasse come centravanti, con il numero 9 sulle spalle.
«Non ero fortissimo, ma ero velocissimo, tanto è vero che a 15 anni fui az­zurro di atletica leggera dei 100 metri e partecipai a Bruxelles ai campionati d’Europa. Ero un centravanti di rapina, velocissimo come pochi, che si ispirava al più grande di tutti: Paolo Rossi. Non solo un grande giocatore, ma un uomo delizioso, un ragazzo che andrebbe raccontato di più. Ricordo che andavo a vederlo con Luigi Canova, l’allora no­stro capo-officina allo stadio. Prima partita: Vicenza-Roma 1-1, con gol di Pablito, naturalmente. Nel 1978 ricevetti il regalo di Natale più bello della mia vita, quello che ancora oggi ricordo con emozione infinita: la ma­glia az­zurra di Paolo Rossi, quella che indossò ai mondiali di Argentina».

Erano gli anni anche delle figurine Pa­nini…
«Certo che sì: “go go, manca manca”. Ce l’ho ce l’ho, manca manca. Quante partite a muretto o a lettera, quanti scambi con le doppie: penso di avere ancora da qualche parte i miei album».

Quando conosce il mondo del lavoro?
«A 14 anni. Finite le scuole, per un mese e mezzo lavoravo in azienda e la cosa mi piaceva un sacco, mi rendeva orgoglioso ed è in quel periodo che ma­­turo l’idea di entrare in azienda. Molti papà sono costretti a convincere a forza i propri figlioli a seguire le loro orme, con me non ce n’è stato bisogno. Quello volevo fare e quello ho fatto. Vacanze? Con la mamma, due settimane a Jesolo, punto. Partivamo io e lei con la sua 126 rossa e ci facevamo quindici giorni di assoluto relax. Papà? A lavorare, come sempre».

Figlio unico?
«No, ho un fratello fantastico, Andrea, che è stato molto sfortunato ma è la nostra fortuna, la nostra gioia. Quando è nato ha avuto una grande asfissia neonatale. Per anni non possedeva equilibrio e non parlava. Oggi si fa ca­pire, con un linguaggio tutto suo: io per lui non sono Mirko, ma Mimmo. Lavora in una cooperativa e fa assemblaggi. Cammina, non guida, non legge, non scrive e ha ancora qualche problema di equilibrio, ma è un fantastico bimbo adulto. È la gioia dei miei genitori e mia: è simpatico come nessuno».

Quando viene assunto a tutti gli effetti in Ursus?
«Come le dicevo, era il mio sogno confessato, perché a papà e mamma l’ho sempre detto: una volta laureato vengo a lavorare in Ursus. Così ho fatto. Il 1° febbraio del 1997 sono assunto da pa­pà Sergio e zio Domenico. Dopo anni trascorsi da ragazzino in produzione alla pressa, entro con lo spirito commerciale. Erano anni particolari, quelli. Molte aziende già guardavano all’Asia e fondamentale era internazionalizzare l’azienda. Entro che Ursus nel 1997 fatturava 10 miliardi di lire; nel ’98 nove; nel ’99 otto. Insomma, mi trovo in una bellissima azienda che però non ha più futuro. Papà non parlava l’inglese e io mi chiedo: come posso aiutarlo? C’è solo un modo per farlo: andare a trovare clienti all’estero. Così prendo una Marea Fiat di color granata, la più brutta macchina di Rosà, e vado ad in­contrare un cliente che di nome fa Ky­nast, il più grande produttore di biciclette in Germania negli anni Ot­tanta. In cinque minuti mi dà la più grande lezione di vita che potessi ricevere. Mi chiede due prezzi e io do due risposte vaghe che mi mettono a nudo: non so nulla! Questo pezzo qui può farlo ros­so?, mi chiede. Vado a casa e glielo di­co domani. Questo qui può farlo in questo modo?, mi ridomanda. Vado a casa e glielo dico domani. Lui secco: la prossima volta non c’è bisogno che faccia mille chilometri per venirmi a dire ciò che non sa, può tranquillamente mandarmi via fax il listino prezzi. I mille chilometri di ritorno mi servirono per capire cosa dovevo fare da grande. Così, una volta tornato a Ro­sà, vado da papà e gli dico: ho un problema, devo capire i processi. Così per tre anni ho lavorato tra produzione e commerciale e questa cosa mi ha formato tantissimo. Dopo questo lungo e prezioso tirocinio ho iniziato ad andare all’estero con competenza e tante informazioni. Oggi l’80% del fatturato che facciamo viene dall’export».

E quanto è il vostro fatturato oggi?
«Nel 2023 siamo scesi del 23% (era di 33 milioni di euro, ndr), però abbiamo fatto 23 milioni di euro. Se pensa che nel 2019 ne fatturavamo 19 milioni, non è assolutamente male».

Come nasce l’idea di diversificare?
«Come sempre dall’esigenza nata dal bisogno. Diversificare ci ha permesso di sopravvivere e difendere l’occupazione. Dal ’98 al 2004 ci siamo aperti ad altri settori che andavano meglio del nostro. Ho cominciato a fare delle fiere della subfornitura in Germania e ho trovato nuovi clienti e nuove opportunità. Dai dadi autobloccanti per la Bmw a componenti meccanici per aziende di livello come Merloni, Elec­trolux e via elencando… Il punto di svolta è però il 2004».

Cosa succede nel 2004?
«Un bel giorno viene qui con un bloccaggio per una sella Gian Luca Cat­ta­neo che oggi lavora alla Deda Ele­menti e all’epoca lavorava alla Decathlon: ed è grazie a lui che entriamo a lavorare con questa grandissima realtà con la quale ancora oggi siamo impegnati. Non sarò mai grato abbastanza a Gian Luca».

A proposito: voi siete i re dei mozzi, ma i cerchi da chi li compravate?
«Per anni abbiamo lavorato con un’azienda e una famiglia fantastica: la Am­brosio di Sergio e Marzio Marzo­rati. Di Marzio ho un ricordo stupendo, non si meritava di lasciarci così giovane. Ogni volta che penso a lui, a loro, mi viene ancora il magone».

Oggi con chi lavora?
«I cerchi in alluminio da due fornitori italiani, quelli in carbonio arrivano dall’Asia».

Mi dica: papà com’è?
«Sereno, non si è mai esaltato nei mo­menti buoni e non si è mai depresso in quelli meno felici: vive bene. Io non sono così, sono molto più emotivo e sentimentale. Ancora oggi gli faccio fa­re i preventivi di costi: è un fenomeno. Lui ti mette in conto anche l’aria che respiri. Insuperabile. Fino a qualche mese fa faceva i conti in lire, adesso lo posso comunicare: li fa in euro».

Facciamo un passo indietro: cosa ricorda dei Mondiali dell’82, quelli di Paolo Rossi?
«Indelebili i tre gol contro il Brasile, i due contro la Polonia in semifinale e e il primo gol di Pablito nella finalissima».

Dove era la sera della finale di Madrid con la Germania?
«Ero con nonno Beniamino, al quale assomiglio tanto, e nonna Leda a Fiera di Primiero. Gioia immensa, gioia in­contenibile, con il mio Pablito ancora a segno. Una vittoria strepitosa, che è re­stata nel cuore di tantissimi miei coetanei e non solo».

Di cosa oggi va orgoglioso?
«Di tante cose, di come siamo percepiti sul mercato e di come i nostri dipendenti si interfacciano con noi: io non sono il capo, per loro sono un “primus inter pares”. E poi, nonostante non ci sia richiesto ma lavoriamo sempre per guardare avanti ed essere al top, quest’an­no andremo a fare il primo re­port di sostenibilità (Esg, fattori am­bientali, sociali e di governance, ndr): lo porteremo a EuroBike. Pensi che nel 2019 abbiamo installato per la prima volta i nostri pannelli fotovoltaici, producendo 280 kilowatt; nel 2020 altri 100; quest’anno altri 200, per un totale di 580 kilowatt. Insomma, co­priamo il 50 % del nostro fabbisogno. Anche questa è sostenibilità».   

Ha una passione?
«Il lavoro».

Il colore preferito?
«Dovrei dire il verde che è il colore aziendale, ma il mio è il blu. A proposito di verde: nel 2000 quando scelsi il verde era l’unico colore di quelli primari non ancora utilizzati nel nostro settore. Io ho messo il verde acido, quello di papà era verde e marrone. Oggi nel mondo del ciclismo si parla di verde Ursus».

Il Film del cuore?
«Il gladiatore».

Attori?
«Julia Roberts e Tom Hanks».

Ascolta musica?
«Non sono un vero appassionato di musica, ascolto volentieri tutta la musica pop. Il gruppo preferito sono i Cold­play e tra i cantanti scelgo Mengoni che il prossimo anno andrò a vedere a San Siro».

Cosa la manda in bestia?
«La maleducazione e la presunzione».

Fiori?
«Rosa e tulipani».

Piatto preferito?
«Adoro mangiare di tutto, ma se c’è una pizza sono già felice».

Vino?
«Chardonnay e il Valpolicella, anche se sono uno che non beve tanto».

Un sogno?
«Si vive di sogni: con Federica siamo as­sieme da quando avevamo 15 anni. Con lei abbiamo realizzato un sacco di sogni. Poi c’è il sogno aziendale: vorrei farla crescere, ma non per diventare più ricco, ma perché serve a lei, all’azienda, per restare sul mercato. L’obietti­vo è programmare i prossimi cinque anni in maniera che Ursus possa ancora crescere. Io vorrei continuare ad essere attore, non spettatore».

GIA' PUBBLICATI

NICOLA ROSIN: «VOGLIO PORTARE COLNAGO TRA I MARCHI PIU' DESIDERATI DEL MONDO»

CLAUDIO MARRA: «UNA VITA IN VIAGGIO E ORA VOGLIO PORTARE FSA NELLA TOP 5 MONDIALE»

CRISTIANO DE ROSA: «DALLA "BUTEGA" ALLA CONQUISTA DEL MONDO»

DAVIDE ROSSETTI: «SIDI FACCIA VALERE IL SUO ESSERE MARCHIO DI QUALITA'»

STEFANO VIGANÒ: «LAVORARE IN GARMIN È UNA SFIDA CONTINUA»

DAVIDE BRAMBILLA: «IL SOGNO AMERICANO? GRAZIE A TREK E AD UN GRANDE GRUPPO E’ DIVENTATO... ITALIANO»

FEDERICO ZECCHETTO: «DIAMANT, ALE’, MCIPOLLINI: OCCASIONI SPECIALI CHE SI SONO TRASFORMATE IN IDEE VINCENTI»

ALESSIA PICCOLO: «RIVOLUZIONE A COLORI E RIVOLUZIONE FEMMINILE: COSI’ ALE’ HA CAMBIATO IL MONDO»

SALVATORE TRUGLIO: «STELLA YU CI HA CHIESTO RICERCA E INNOVAZIONE: E' NATA PROLOGO»

GIAN LUCA POZZI: «CON DRALI ABBIAMO LE RADICI AFFONDATE NELLA STORIA E SIAMO PRONTI A COSTRUIRE IL FUTURO»

MARCO GENTILI, IL NUOVO CEO DI BIANCHI: «VOGLIAMO ESSERE UN PUNTO DI RIFERIMENTO MONDIALE»

MONICA E PAOLA SANTINI: «TECNOLOGIA E ANIMA GREEN NEL FUTURO DI QUESTA AVVENTURA»

 

Copyright © TBW
TUTTE LE NEWS
È un dettaglio che certamente non vi può sfuggire osservando il vasto catalogo di Salice Occhiali dedicato al ciclismo, le lenti RWX sono una presenza costante e spesso sono le...

Compex presenta Ayre Pro, i nuovi stivali a compressione dinamica graduata wireless pensati per atleti professionisti e amatori che cercano un recupero efficace e pratico. Diversamente da molti sistemi presenti...

Se la vostra filosofia prevede di credere nell’utilizzo di una sola bicicletta per ogni tipologia di percorso, da oggi in poi dovrete prendere in considerazione la nuova Bianchi Specialissima, una...

Il catalogo di Campa Bros, marchio nato nel 2004 e distribuito in Italia da Ciclo Promo Components, è davvero ben organizzato e presenta un’ampia gamma di accessori e componenti dedicati...

La Dolomiti Gravel non si svolgerà in forma ufficiale organizzata, ma il percorso potrà essere pedalato in autonomia richiedendo la traccia GPX. La partecipazione sarà comunque valida ai fini...

Poche storie, da molto la gamma Mille GT rappresenta un vero pilastro per ASSOS, un insieme di capi progettati senza dubbio per un utilizzo quotidiano, ma anche per stupire gli...

Nell’ultima stagione ci siamo abituati a vedere gli atleti del UAE Team Emirates-XRG correre e vincere solo in sella alla Y1Rs, ma ieri è stato proprio Del Toro a vincere...

La Fondazione Principessa Charlène di Monaco ha annunciato la nuova edizione di Together Crossing for the Pelagos, l’iniziativa sportiva e solidale che prenderà il largo il prossimo 19 giugno unendo...

Sono corsi via 1.091, 6 Km con 20.450 metri di dislivello  nell’edizione 2026 del Giro-E, l’evento dedicato interamente alle e-bike che si svolge sulle strade del Giro d’Italia, una manifestazione...

Nella bella stagione è davvero semplice allungare con le uscite oltre il tramonto o, come spesso accade, ritrovarsi a pedalare in notturne in cui una luce potente e affidabile diventa...

Serie sterzo innovative e cablaggi interni sono oggi un plus a cui nessuno vuole più rinunciare e non si parla solo di bici top di gamma, infatti, anche i classici...

Che cos’hanno in comune la neo-campionessa belga U19 Jana Gevers, la campionessa spagnola di ciclocross élite Lucia Gonzales, e Lusia Peserta, la più forte scalatrice indonesiana? Di sicuro la sella....

Da fuori è proprio quello che vedete, ovvero una luce LED per bici, molto luminosa e dotata di una larghissima autonomia. In realtà c’è molto di più in questa luce, ovvero...

Dopo aver divertito grandi e piccoli negli anni '70 con le divertenti bici cross caratterizzate da sospensioni XXL, l'iconico brand Saltafoss ritorna sulle strade cittadine e sui percorsi sterrati con...

BT SBL è lo smanicato tecnico super leggero (Breezy Touch) progettato da SIXS specificamente per il ciclismo (strada, gravel, MTB). È infatti il principale prodotto della linea LIGHT BT V2...

La nuova linea SIXS LIGHT BT V2 nasce per affrontare l’estate nel modo più naturale possibile, lasciando il corpo libero di respirare anche quando il caldo aumenta, la sudorazione diventa...

Castelli svela la sua nuova gamma Hot Weather, un insieme di capi progettati per eccellere quando le temperature salgono ed il sole martella. I plus? Massima ventilazione, rapidissimo allontanamento del...

Drali Milano è pronto per il Giro Next Gen, un viaggio di 1082 km dal 14 al 21 giugno. L’azienda milanese sarà al fianco del Team Drali Repsol per affrontare...

Ci siamo, domenica 14 giugno i professionisti dei Doctorbike Academy proporranno un corso di guida per l’off-road per ogni livello di preparazione. Che tu sia alle prime armi o un...

Sembra ieri, ma sono già passati 25 anni da quando BOA® si è affacciata nel mondo dello sport, una storia intensa fatta di continue innovazioni che hanno migliorato molti aspetti,...

Il nuovo fanalino Magicshine combina il sistema Duo Optics con anabbagliante a cut-off per città e gruppo e un potente abbagliante da 1300 lumen per massima visibilità ad alta velocità....

Lo storico e difficile rapporto tra bici e specchietto retrovisore trova un punto di svolta oggi grazie a R21 di Rizoma, un retrovisore minimale, aerodinamico e dotato di ottica Zeiss®,...

E con questa fanno cinque, cinque stagioni insieme. Dal 2022, infatti, Santini Cycling firma le jersey ufficiali delle classifiche del Tour de France: la Maglia Gialla, la maglia verde, la...

Torq Stick Pro Digital è la proposta di Topeak, marchio distribuito in Italia da Ciclo Promo Component, per potenziare ogni piccola officina domestica. Il kit include anche una comodissima chiave...

VIDEO TEST
ALTRI VIDEO DI TEST




Poche storie, da molto la gamma Mille GT rappresenta un vero pilastro per ASSOS, un insieme di capi progettati senza...
di Giorgio Perugini
TAAC, il marchio del Gruppo Mandelli specializzato in abbigliamento e accessori per la bici, si conferma un brand concreto e...
di Giorgio Perugini
Se nel gravel una maglia e bib aero non sono più abbastanza per voi, la soluzione giusta si chiama Unlimited...
di Giorgio Perugini
Ci siamo, entriamo nella settimana che porta all’Unbound, un evento che con The Traka rappresenta una sorta di mondiale per...
La nuova Dimension R2 CPC è la versione dotata di tecnologia Connect Power Control della più classica Dimension R2, una...
di Giorgio Perugini
Detta così potrebbe sembrare una favola ma questo è quello che realmente accade, anche se l’ultimo passaggio, ovvero quello della...
di Giorgio Perugini
Prendete la Corretto Jersey, abbinatela ad un pantaloncino Espresso 2 ed il gioco è fatto: ecco a voi il Saturday Morning...
di Giorgio Perugini
L’occhiale 030 è una delle novità Salice per il 2026 ed è un prodotto moderno e versatile dotato di una...
di Giorgio Perugini
830 grammi di pura originalità, cosi si presenta Anima, la bici gravel prodotta da Guerciotti per chi vive di alte...
di Giorgio Perugini
Non sono certo una novità assoluta, ma una cosa dovremmo subito metterla in chiaro: le 303 XPLR S sono ruote...
di Giorgio Perugini
Alzi la mano chi non ha ancora compreso quanto sia importante avere con sé un gilet nelle varie uscite! A...
di Giorgio Perugini
Oggi più che mai il mercato del ciclismo è saturo di bici dalle altissime prestazioni, prodotti esclusivi sia per l’alto...
di Giorgio Perugini
Il casco Cytal è una delle ultime novità POC ed è stato largamente apprezzato dai professionisti che lo hanno utilizzato...
di Giorgio Perugini
Le premesse sono state tutte rispettate, la nuova giacca ALPHA 150 di Castelli ha una resa eccellente nei confronti del...
di Giorgio Perugini
Il casco Nirvana è stato l’ultimo prodotto presentato da KASK, un elemento che il team Ineos Grenadiers ha sfruttato a...
di Giorgio Perugini
Siamo alla quarta generazione per la celebre sella SLR di Selle Italia,  una dinastia di selle che attraversa indomita diverse...
di Giorgio Perugini
Spesso siamo portati a pensare che il pedale sia un oggetto definito che non può cambiare, insomma, un elemento della...
di Giorgio Perugini
Umido o asciutto? Eccoli qui, i due estremi che vi fanno tremare quando pianificate la vostra uscita quotidiana e non...
© 2018 | Prima Pagina Edizioni Srl | P.IVA 11980460155
Pubblicità | Redazione | Privacy Policy | Cookie Policy | Contattaci

[X] Il nostro sito web utilizza i cookies (piccoli file salvati sul tuo hard disk) per migliorare la navigazione, analizzare l'accesso alle pagine web e personalizzare i propri servizi. L'utente è consapevole che, se esplora il nostro sito web, accetta l'utilizzo dei cookies.
Per maggiori informazioni consulta la nostra privacy policy