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STORIA. LA PISTA HA REGALATO TANTE GIOIE OLIMPICHE ALL'ITALIA E ORA...
di Francesca Monzone | 02/08/2021 | 08:10

Nella storia del ciclismo, le discipline della pista hanno sempre catturato l’attenzione di tanti appassionati e curiosi, perché quelle bici senza freni, senza cambio e a scatto fisso, sfidano la forza centrifuga nei velodromi, volando su rettilinei e curve alle pendenze incredibili.

Il ciclismo nelle Olimpiadi moderne è sempre stato presente per gli uomini, mentre le donne hanno fatto il loor esordio solo a Seoul nel 1988.

L’Italia della pista è stata la nazione più vincente nel 1932, 1948, 1952-1956, 1960 e 1964 e, nel nostro medagliere olimpico possiamo contare ben 37 medaglie, delle quali 22 ori, 9 argenti e sei bronzi.

La prima medaglia arrivò nel 1920 nell’Inseguimento a Squadre con Franco Giorgetti, Ruggero Ferrario, Arnaldo Carli e Primo Magnani, mentre l’ultima per il momento è quella di Elia Viviani conquistata a Rio nell’Omnium.  Per le donne il primo successo è arrivato con Antonella Bellutti nel 1996 che si è ripetuta nel 2000.

La specialità più ricca di allori è l’inseguimento a squadre con 7 ori, 3 argenti e 1 bronzo e una presenza ininterrotta sul podio da Anversa 1920 a Città del Messico 1968. Bene anche nel tandem maschile con 3 ori e due bronzi da Londra 1948 a Tokyo 1964. Quattro le medaglie nel Chilometro da fermo con 2 ori e 2 argenti, oltre alle 9 medaglie nella velocità individuale.

La storia dei pistard azzurri comincia a Parigi nel 1900, nella velocità che si svolse dal 11 al 13 settembre sull’inedita distanza di 2000 metri. A rappresentare l’Italia Stratta, che fece segnare il secondo miglior tempo della sua batteria, poi Bruni e Vianzino, Brusoni secondo miglior tempo della quarta batteria e ancora Droetti che nella sesta non riuscì a qualificarsi come Colombo. Il migliore della nostra spedizione fu il milanese Antonio Restelli che, superate le batterie, i quarti e semifinali, si piazzò al quarto posto, alle spalle dell’americano Lake che ottenne il bronzo, mentre la Francia dominò con Fernand Sanz, atleta che però aveva origini spagnole, e con Albert Philippe Taillandier che conquistò l’oro.

A Saint-Louis nel 1904 ci fu Francesco Bizzoni, il ragazzo di Lodi che disputò le semifinali nel Quarto di Miglio, ma che poi decise di rimanere negli Stati Uniti senza rientrare in Patria.

Era il il 16 luglio del 1908 quando allo stadio di White City a Londra, per l’Italia scesero in pista Guglielmo Malatesta e Guglielmo Morisetti, che si fermò alla seconda semifinale nella velocità e che partecipò anche nella prova dei 20 km. In quella stessa edizione dei Giochi, i nostri Malatesta, Parini e Zanzottera, presero parte, senza concluderla, alla prova dei 100 km.

Nel 1920 ad Anversa Martinelli, Cavallotti e Giorgetti parteciparono nella prova di velocità, ma senza ottenere risultati. Mentre il primo meraviglioso oro arrivò con l’Inseguimento a squadre, grazie ai nostri Franco Giorgetti, Ruggero Ferrario, Arnaldo Carli e Primo Magnan che si lasciarono alle spalle la Gran Bretagna e il Sudafrica. Quel 10 agosto 1920 al Velodrome Zuremborg di Anversa, l’Italia scrisse la prima pagina di un libro in cui sono narrate le imprese dei nostri atleti della pista. Ferrario arrivò quarto anche nella 50 km.
Nel 1924 le Olimpiadi tornarono a Parigi e l’Italia dell’Inseguimento a Squadre conquistò il 27 luglio il suo secondo oro con Angelo De Martini, Alfredo Dinale, Aurelio Menegazzi e Francesco Zucchetti. Ci sono anche Francesco del Grosso e Guglielmo Bossi che, dopo aver disputato ottime qualificazioni nella Velocità, si arrendono nelle semifinali. Anche in questa edizione che si disputò nel Velodromo di Vincennes, nella 50 km l’Italia si fermò ai piedi del podio con De Martini quarto.

Nel 1928 i Giochi si spostano ad Amsterdam e il 6 agosto arriva il terzo oro consecutivo nell’Inseguimento a Squadre, per merito di Cesare Facciani, Giacomo Gaioni, Mario Lusiani e Luigi Tasselli. Le Olimpiadi di Amsterdam vedono la scomparsa di tutte le gare di fondo - dai 100 km fino ai 20 - che avevamo visto nelle edizioni precedenti. Nel Tandem l’Italia con Malatesta e Corsi perde la finale per il bronzo contro la Germania. Da rircordare anche il nono posto di Angelo Cattaneo nella gara a cronometro.

Nei Giochi della IX Olimpiade le gare su pista si disputano dal 1° al 3 agosto del 1932 a Pasadena con Pellizzari che conquista il bronzo nell’Inseguimento Individuale. L’oro arriva ancora nell’Inseguimento a Squadre con Paolo Pedretti, Marco Cimatti, Nino Borsari e Alberto Ghilardi che nella finale sono più forti della Francia. Nella gara a Cronometro l’Italia è ancora quarta con Luigi Consonni.

Nel 1936 si corre ai Giochi di Berlino e nella prima gara, la Velocità, Benedetto Pola chiude al quarto posto ed è ancora quarto nel chilometro a cronometro. Questa volta nell’Inseguimento a squadre arriva la medaglia d’argento con Bianco Bianchi, Mario Gentili, Armando Latini e Severino Rigoni. Quarto posto nel Tandem con Carlo Legutti e Bruno Leatti.

Con la Guerra anche i Giochi si fermano e si riparte nel 1948 con l’edizione di Londra e la casa della pista è il velodromo Herne Hill. L’Italia conquista subito un oro nella velocità con Mario Ghella, nell’Inseguimento a squadre arriva l’argento con Arnaldo Benfenati, Guido Bernardi, Anselmo Citterio e Rino Pucci, che si fermano alle spalle della Francia. Un altro oro arriva nel Tandem grazie a Ferdinando Terruzzi e Renato Perona.

Nel 1952 a Helsinki l’Italia brilla ancora nell’inseguimento individuale con Enzo Sacchi. La medaglia d’oro arriva anche nell’Inseguimento a squadre con Marino Morettini, che l’anno dopo conquistò anche il Mondiale nella velocità, Guido Messina, che di titoli iridati ne conquisterà poi 5, Mino De Rossi, anche lui iridato, e Loris Campana. Morettini conquista anche la medaglia d’argento nel chilometro a cronometro mentre Antonio Maspes e Cesare Pinarello portano a casa il bronzo nel Tandem.

Anche quella di Melbourne 1956 è un’edizione speciale per gli azzurri che, cone 4 anni prima, saranno sul podio di tutte e 4 le specialità della pista. L’oro arriva con il quartetto di Leandro Faggin, Valentino Gasparella, Antonio Domenicali e Franco Gandini. L’argento lo conquistano nell’Inseguimento Individuale Guglielmo Pesenti e nel chilometro a cronometro con Leandro Faggin. Giuseppe Ogna e ancora Cesare Pinarello saranno bronzo nel Tandem.

Il 1960 è un anno speciale, si gareggia a Roma nel velodromo olimpico, che oggi non esiste più, e l’Italia conquista l’oro in tutte le gare della pista. Sante Gaiardoni vince la velocità e il chilometro. Ancora oro per il quartetto azzurro di Luigi Arienti, Franco Testa, Mario Vallotto e Marino Vigna e per finire successo di Giuseppe Beghetto e Sergio Bianchetto nel Tandem.

Mai prima di quell’edizione una nazione aveva vinto tanto nella pista e anche a Tokyo nel 1964 l’oro è italiano di nuovo nella velocità con Giovanni Pettenella che in finale batte il compagno di nazionale Sergio Bianchetto. Con il quartetto di Luigi Roncaglia, Cencio Mantovani, Carlo Rancati e Franco Testa arriva l’argento. Fa il suo esordio l’Inseguimento Individuale e arriva l’argento con Giorgio Ursi. Oro invece nel Tandem con Angelo Damiano e Sergio Bianchetto mentre Pettenella sarà argento nel chilometro.

Il 1968 vede i Giochi di Città del Messico e arriva l’argento con Giordano Turrini nella velocità. Questa volta il quartetto di Lorenzo Bosisio, Cipriano Chemello, Luigi Roncaglia e Giorgio Morbiato si deve accontentare della medaglia di bronzo, con la vittoria alla Danimarca e l’argento alla Germania dell’Ovest. Gianni Sartori nel chilometro si ferma al quarto posto.

Nel 1972 si gareggia a Monaco e l’Italia della pista non riesce ad ottenere successi in nessuna disciplina, così come nel 1976 nell’edizione dei Giochi di Montreal.

Ai Giochi di Mosca 1980, quelli del boicittaggio, l’Italia è senza bandiera e senza inno: Pierangelo Mrincoletto, Guido Bontempi, Ivano Maffei e Silvestro Milani si fermano nelle semifinali e anche Ottavio Dazzan non va lontano nella velocità.

Nel 1984 a Los Angeles il quartetto azzurro con Roberto Amadio, Massimo Brunelli, Silvio Martinello e Maurizio Colombo si ferma al quarto posto, perdendo la finale per il bronzo contro la Germania dell’Est. Anche Seoul 1988 non porta nessuna medaglia alla spedizione azzurra.

A Barcellona 1992 arriva l’oro di Giovanni Lombardi nella corsa a punti. Nel 1996 le Olimpiadi di Atlanta sono un’edizione veramente speciale perché arriva il primo oro femminile con Antonella Bellutti nell’Inseguimento Individuale. Oro, record olimpico e mondiale per Andrea Collinelli grazie allo straordinario 4:19.699, che gli vale l’oro nell’Inseguimento Individuale. Medaglia d’oro anche per Silvio Martinello nella corsa a punti.

Nel 2000 a Sydney gli azzurri tornano sul podio con il bronzo di Marco Villa e Silvio Martinello nella Madison. Ancora d’oro Antonella Bellutti, questa volta nella Corsa a Punti.

Dal 2004 al 2012 non ci sono successi azzurri, ma a Londrà fa il suo esordio Elia Viviani nell’Omnium chiudendo con un deludente sesto posto (l’azzurro era in testa prima della prova conclusiva) che lo proietta verso lo splendido oro di Rio 2016 quandosi lascia alle spalle Mark Cavendish e Lasse Norman Hansen.

E ora, c‘è una nuova storia da scrivere...

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