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CITRACCA. «ASPETTIAMO CONFERME, MA PER LE PROFESSIONAL E' DURA»
di Giorgia Monguzzi | 16/04/2020 | 08:20

 

Il Covid 19 ha bloccato il mondo. Una pandemia che non ha risparmiato nessuno stato e nessun settore, lo sport in particolar modo. Il ciclismo è ormai fermo da settimane e sono sempre maggiori le ipotesi di una possibile ripartenza, ma anche la consapevolezza che sarà tutt’altro che semplice.

L’incertezza è grande, sia nelle realtà piccole che grandi, così come ci ha raccontato Angelo Citracca, general manager della Vini Zabù KTM. Con lui abbiamo abbiamo avuto modo di discutere della situazione attuale e dei possibili scenari, tra corse internazionali e gestione delle squadre, tra timori e consapevolezze. 

Come stai vivendo questa situazione?

«È una continua attesa. Si cerca vivere settimana per settimana cercando di capire quali siano le disposizioni del governo e dell’Uci per il calendario, ma ad ogni settimana si assiste ad uno slittamento. Ormai non si è più sicuri di nulla, qualche giorno fa avevamo uno scenario che ora è completamente diverso. Ieri hanno confermato la data del Tour, adesso aspettiamo maggiori indicazioni sulle altre corse anche perché vorremmo essere in grado di dire qualcosa di più ai ragazzi». 

Come state gestendo gli atleti?

«Con i nostri ragazzi abbiamo un contatto diretto, ci siamo preoccupati di fornire a chi non lo aveva il materiale per fare i rulli in casa, in più c’è il costante supporto medico, così se qualcuno dovesse avere qualche problema lo può subito risolvere. Quello che forniamo è un valido supporto, però abbiamo deciso di dare la libertà di scegliere come gestirsi. È un momento difficile e pensiamo che sia giusto così, è impossibile imporre di fare tre ore di rulli al giorno, ma sono sicuro che nonostante tutto ciò i ragazzi sappiano che devono allenarsi e che comunque lo facciano al meglio».

Di pari passo all’epidemia continuano le ipotesi legate alle gare, la stagione si allungherà fino a novembre. Cosa ne pensi?

«Tutti vogliono fare tutto, sono molti gli organizzatori che non vogliono rinunciare alle proprie gare, c'è il rischio che si scateni una lotta anche se il presidente dell'Uci predica unità. E per le formazioni Professional il discorso è ancora più complicato.»

Qual è la tua paura più grande?

«La cosa che mi preoccupa maggiormente è la questione delle frontiere. Molti governi hanno già detto di aspettare a prendere impegni per le vacanze perché la situazione non è ancora risolta. Il mio grande sospetto è che le frontiere tra stato e stato rimarranno chiuse. È un problema non da poco perché a quel punto sarebbe impossibile fare qualsiasi tipo di gara, visto che non ci si può spostare. Anche se ripartissero le gare si andrebbe a correre con la paura, oppure ci si troverebbe costretti a fare una quarantena di massa prima del via. Mi sentivo ottimista, ma devo dire che negli ultimi giorni questo sospetto si fa sempre più forte, c’è la paura di non poter ripartire. Già ricominciare ad agosto rappresenterà un grande danno, non ripartire per nulla sarebbe ancora peggio».

A quel punto la situazione per le squadre peggiorerebbe ulteriormente…

«Devo ammettere che il caos è grande. Addirittura mi ha chiamato l’Uci per chiedermi come stiamo gestendo la situazione; in oltre dieci anni che gestisco squadre non mi era mai capitato di parlare direttamente con i piani alti di determinate problematiche. Anche loro sono in attesa di un’evoluzione, aspettano che ogni governo dia le sue disposizioni. Noi come squadra non abbiamo enormi difficolta, nel mese di marzo siamo comunque riusciti a pagare gli stipendi, ma non siamo sicuri di nulla. Dipendiamo da molti piccoli sponsor, ma da un giorno all’altro qualcuno potrebbe rinunciare a fornirci la sua quota e in quel momento sarebbe la fine, si creerebbe un terribile cortocircuito».

Sono molte le parti in gioco…

«Il problema è proprio quello, occorrerebbe trovare il modo di giungere ad un accordo. Bisogna tenere conto delle associazioni dei corridori, della federazione, dell’Uci, dei procuratori e soprattutto del governo, è una situazione tutt’altro che semplice, bisogna però cercare di non entrare in lotta tra le varie parti. Siamo un po’ tutti sulla stessa barca, sono in difficoltà le grandi squadre, ma anche le piccole, veniamo investiti tutti da questo problema, più siamo fermi, più ne risente tutto il sistema sortivo. È brutto dirlo, ma gli sponsor iniziano a farsi delle domande, ci si chiede per cosa continuare a pagare. Non ci sono certezze ed entrare in crisi è un attimo. Sarebbe bello dire di spostare direttamente i contratti di un anno, ma chi mi assicura che lo sponsor avrà la forza economica di stare con noi?»

Per quanto riguarda il settore giovanile invece come è la situazione?

«Fortunatamente tra i giovani non ci sono veri e propri stipendi ma dei rimborsi spesa, quindi non è tanto un problema di soldi, è capitato più volte che delle società entrassero in crisi e comunque si è riusciti a trovare una soluzione. A mio avviso la questione riguarda gli atleti stessi, l’ideale sarebbe che si riuscisse ad approvare la proposta già avanzata da Davide Cassani di allungare le categorie di un anno, ma a quel punto è l’Uci che deve darci una risposta ed eventualmente applicare la misura in tutti i Paesi».

Nel frattempo in molti, professionisti e no, si divertono con le applicazioni che propongono delle corse virtuali. Cosa ne pensi?

«Sinceramente non sono molto entusiasta della cosa. Certo, è un palliativo, può tenere occupato qualcuno, ma non risolve certo la situazione. È una soluzione che va bene per certe applicazioni e per sostenere l’allenamento indoor con la produzione di rulli, ma la cosa finisce lì. Con queste gare virtuali c’è anche pochissimo spazio per gli sponsor, quelli tecnici in pratica non ci sono e non c’è nemmeno la questione dei diritti televisivi. Soprattutto non c’è molto seguito, paradossalmente hanno molto più successo le repliche delle gare in tv. I tifosi dopo tutto vogliono vedere le corse vere, quelle su strada, è questo il vero ciclismo».

Quando si potrà veramente tornare a vedere il ciclismo in questo modo?

«Bisognerebbe già iniziare a pensare al 2021, ma vedendo come stanno le cose mi sorgono dei seri dubbi sull’attività di inizio anno, sicuramente non sarà esattamente come prima. Quella con cui abbiamo a che fare è una brutta malattia che può prendere chiunque, la soluzione è trovare un vaccino che la possa contenere. L’unica cosa da fare alla fine è aspettare. Aspettare che i governi ci diano delle risposte per cercare di tornare il prima possibile al vero ciclismo, ma farlo in totale sicurezza».

 

 

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