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VINGEGAARD. «LA VITTORIA, QUESTA MAGLIA SPECIALE, QUESTA GENTE, QUESTA SQUADRA: SÌ, SONO FELICE»
di Francesca Monzone | 30/05/2026 | 18:00

Il cielo di Danimarca si è ufficialmente tinto con il colore rosa grazie a Jonas Vingegaard che domani potrà festeggiare la sua vittoria al Giro d'Italia, con il Colosseo come sfondo.

«Mi sono risparmiato negli ultimi metri, volevo godermeli il più possibile. È stato bello poter rallentare un po' nell'ultimo chilometro e godermi davvero quel momento, tutto il pubblico e la folla lungo la strada».

Jonas Vingegagard ha appena vinto la sua quinta tappa al Giro, gli manca solo la passerella a Roma domani per conquistare l’edizione 109 della corsa rosa ed entrare nel club della Tripla Corona (chi ha vinto Giro, Tour e Vuelta). I suoi occhi brillano, è veramente felice ed entusiasta, sul podio mai così sereno.

Vingegaard lascia a 1’15” Gall, per la quinta volta secondo alle spalle del danese, che batte Hindley e Gee; Arensman a 1’19”, Bernal a 1’25”, Eulalio a 2’03”, Caruso a 2’13”, Piganzoli a 2’15”.

In classifica Vingegaard comanda con 5’22” su Gall e 6’25” su Hindley, Piganzoli ottavo a 10’52” e Caruso nono a 11’24.

Riprende Vingegaard: «Per me avere la maglia rosa a Roma domani è molto speciale. Sono così contento di sigillare il Giro con questa vittoria, soprattutto oggi con questa maglia così speciale, onorare tutte le persone e anche quelle che sono state toccate dal terremoto. È una giornata speciale per noi».

Vingegaard ha vestito la maglia rosa con la scritta “Il Friuli ringrazia e non dimentica” in memoria del terremoto del 1976: stamattina la partenza da Gemona del Friuli è stata da brividi. Le sue cinque vittorie: Blockhaus, Corno alle Scale, Pila, Carì e Piancavallo.

«Il Giro è sempre molto imprevedibile – riprende Vingegaard -. È una gara così dura, possono succedere moltissime cose. Però i miei compagni di squadra sono stati straordinari, sono riusciti a controllare tutto. Ed è il motivo anche per cui ho vinto cinque tappe e ho conquistato la maglia rosa. Le salite italiane sono diverse da quelle francesi, e oggi ho avuto delle buone risposte: mi sono sentito fortissimo, ho avuto un'ottima giornata, sono molto contento e fiero».

LA CONFERENZA STAMPA. Jonas Vingegaard spiana la salita di Piancavallo, quinta vittoria di tappa in questo Giro. Il signore della rosa. L’attacco a 11 km dall’arrivo: “A dire il vero, non era nei piani. Volevamo partire più tardi, ma Sepp (Kuss) non ha avuto oggi la sua giornata migliore e abbiamo dovuto cambiare un po' i piani. Io sono dovuto partire un po' prima, ma le mie gambe erano abbastanza buone per fare la differenza e sono contento di essere riuscito a staccare tutti”.  Secondo alcune rilevazioni, avrebbe migliorato anche il tempo di scalata di Pantani 1998 (36’17 contro 36’20” del Pirata), ma la lunghezza della salita era diversa: 14,5 km contro 13,8 km, e gli ultimi 700 metri in falsopiano. “Beh, in realtà per quanto riguarda il tempo in salita, no, non ci pensavo proprio al tempo di scalata. Volevo solo vincere la tappa e concludere l'ottimo lavoro che i miei compagni di squadra hanno fatto oggi”.

Vingegaard, lei indossava la maglia rosa con una dedica speciale - “Il Friuli ringrazia e non dimentica”  - per onorare la memoria dei 50 anni del terremoto.
“E’ ovviamente bello poter onorare tutte le vittime del terremoto, è stato speciale per me aver indossato questa maglia oggi, sì”.

Domani a Roma entrerà nel club della Tripla Corona e raggiungerà Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali e Froome, gli unici campioni capaci di vincere in carriera Giro, Tour e Vuelta.
“Di sicuro sono alcuni dei più grandi corridori nella storia del ciclismo. Sì, far parte di quel gruppo è per me un po' irreale. E non credo di essermene reso conto davvero”.

Che cosa proverà a rivedere la sua famiglia a Roma con questa maglia rosa sulle spalle?
“Sì, non vedo l'ora. Sono passate quasi quattro settimane da quando sono partito per la Bulgaria e sarà speciale rivederli. Mi mancano molto e non vedo l'ora di incontrarli”.

Il suo direttore sportivo, Mark Reese, dice che secondo lui questo è il piano perfetto per la preparazione per il Tour: per il morale, l’esplosività e i cambiamenti che avete inserito quest'anno.
“Sì, certo, ma credo dipenda anche da come si esce dal Giro. Se esci completamente in ginocchio e hai bisogno di due settimane di riposo per poterti allenare di nuovo, non sarebbe una buona preparazione. Ma credo di non essere in ginocchio. Mi sento bene anche dopo questa corsa, quindi credo di essere migliorato molto durante il Giro. Penso sia la migliore preparazione per me”.

Lei ha vinto due Tour e una Vuelta, ma quali emozioni si aspetta di provare domani a Roma con i compagni di squadra?
“Beh, non so cosa aspettarmi. Eccitazione, felicità? Sì, non direi sollievo, ma pura felicità. Voglio dire, è qualcosa di speciale entrare in una grande città, ho già provato questa esperienza due volte a Parigi e poi a Madrid, ed è sempre qualcosa di speciale”.

Come italiani, aspettavamo che la squadra lottasse per la maglia bianca di Davide.
“Certo che volevamo lottare per Davide, gli abbiamo dato la possibilità e gli abbiamo detto che oggi non doveva fare da gregario per me, e che abbiamo cercato di risparmiarlo. Gli dicevamo di risparmiare il più possibile per avere le energie per provarci. Purtroppo non ce l'ha fatta. Speravo che riuscisse a prenderla, sarebbe stato un bel modo per concludere il Giro e se lo sarebbe meritato, anche se faccio i complimenti a Eulalio perché l’ha conservata e se l’è meritata”.

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