I PIU' LETTI
CI HA LASCIATO MICHELE DANCELLI, AVEVA 83 ANNI. IL RICORDO DI MARCO PASTONESI
di Marco Pastonesi | 18/12/2025 | 19:35

Ci insegnò che le lacrime possono anche essere di gioia. Ci insegnò che il pianto può anche essere di felicità. Ci insegnò che per vincere bisogna innanzitutto sognare, e che se sognare non serve a vincere, serve almeno a vivere. Tant’è vero che lui era uno di quelli che, senza tema di smentite, poteva dire di aver vissuto: non una, ma due o tre vite, forse anche quattro o cinque. Senza freni in bici, senza freni anche giù dalla bici. A manetta, a tutta, alla morte.

Michele Dancelli è morto. Sembra impossibile, perché Dancelli era uno di quei cognomi, una di quelle facce, uno di quei corridori che non sembrano dover morire mai, come Mick Jagger nel rock, come Tom Sawyer nella letteratura, come Sandokan al cinema o in tv. Proprio alla tv, era un “Processo alla tappa”, Sergio Zavoli invitò Pier Paolo Pasolini, poi però lo fece intervistare da Vittorio Adorni, Pasolini disse “sono venuto qui semplicemente per amore del ciclismo. Però stando qui, come sempre succede, nascono le sorprese, le cose impreviste. Per esempio, ho visto due facce che veramente prenderei in un film: cioè la faccia di Dancelli e la faccia di Taccone”.

Aveva 83 anni, Dancelli, avrebbe potuto averne 38 o 138, l’annuncio della sua morte ci avrebbe colti comunque sorpresi, impreparati, negazionisti. Bresciano di Castenedolo, bresciano nell’accento, nella testa, nell’anima, e i suoi compaesani, tutti i bresciani, lo avevano capito subito. E a Brescia era sorto “il Club dei poveri”, la sede nella bottega di un ciclista, i frequentatori una ventina, i corridori da sostenere tre, ovviamente bresciani: Mario Anni, Davide Boifava e Michele Dancelli. “Il Club dei poveri” si mobilitava per allenamenti e corse, rifornimenti e cene, aperitivi e cicchetti, scommesse e trasferte. In una sola occasione il proprietario della bottega, Pietro Serena, ammiratissimo perché saldava i telai senza ricorrere alle bombole – come Enzo Maiorca nelle immersioni, come Reinhold Messner nelle ascensioni -, partecipò alla scampagnata. Era la Milano-Sanremo del 1970. Proprio quella di Dancelli. Chissà che cosa sarebbe stato della carriera di Dancelli se Serena il portafortuna ci avesse preso gusto. Invece, quella fu la prima e unica volta, amen.

La Milano-Sanremo di Dancelli, come se tutti gli altri 237 corridori non esistessero. “Dancelli – mi ha raccontato Ernesto Colnago – era un istintivo, un impulsivo, faceva cose da pazzi, per esempio questa, mollare gli altri fuggitivi a una vita dall’arrivo. Lui pensava che la compagnia fosse ingombrante, lui giurava che prima o poi qualcuno avrebbe attaccato, tanto valeva che attaccasse prima lui. E così quel giorno di San Giuseppe fece. Successe a un traguardo volante, quello di Loano, 218 chilometri dalla partenza e 70 all’arrivo. Carletto Chiappano, gregario della Molteni, tirò la volata a Dancelli, poi si scansò, smanettò sul cambio, mostrò di avere un problema, o forse finse di averlo, alzò il braccio per chiedere l’intervento dell’ammiraglia e creò il vuoto. Dancelli proseguì, allungò, fuggì. Venti metri di vantaggio, che diventarono 50, che si moltiplicarono a 100. Dietro si studiavano. Ciao peppa. Ricordo Giorgio Albani che urlava a Dancelli di mangiare zucchero, ricordo il commendatore Piero Molteni che si eccitava e che alla fine gli promise ‘se te ghe la fet, te regali el stabiliment’, ricordo me stesso pregare perché Michele non avesse un guaio meccanico o una foratura, e intanto ero pronto a saltare giù dall’ammiraglia come un centometrista dai blocchi di partenza. Anzi, per essere ancora più pronto, mi misi la bicicletta di scorta su una spalla”. Dancelli avrebbe vinto con 1’39” su Karstens, Leman, Zilioli e Godefroot. Diciassette anni dopo l’ultima vittoria italiana. La Milano-Sanremo sembrava stregata. Dancelli fu più potente dei malefici e dei sortilegi.

Dancelli era la meglio gioventù. Settimo di sette figli (ottavo di otto contando un fratellino morto in fasce), orfano di padre (morì di polmonite quando Michele aveva un anno), il pronti-via a Castenedolo fra castagni e viti, furti ed eroismi: nel 1943 le campane di bronzo della parrocchia erano state smontate dai tedeschi per finire in fonderia, la notte seguente furono riportate in paese e nascoste fino alla fine della guerra. Muratore a 14 anni, la prima bici – una Condor azzurra – per andare e tornare dal lavoro, 10 ore di lavoro poi ad allenarsi fino a notte fonda, il primo Giro d’Italia – da spettatore – a 14 anni, quando udì il clacson della carovana, abbandonò in fretta e furia per qualche minuto cazzuola e carriola per correre a bordo strada, la prima corsa a 16 anni, la prima vittoria a 19 anni nei campionati italiani Csi. E da subito, da sempre, quel modo di correre anarchico, da attaccante, che ci avrebbe fatto innamorare di lui. Dodici anni di professionismo dal 1963 al 1974, 73 vittorie, maglie rosa, tricolori e azzurre, con due bronzi mondiali. Poteva vincerle, e le ha vinte, in tutti i modi: in volata e in fuga, in salita e in discesa, in linea e a tappe, in classiche e in circuiti. Era una mina vagante, un terno al lotto, un asso nella manica. Era Giamburrasca, era Pierino la peste, era Masaniello. Era un jolly, un garibaldino, un cavallo pazzo.

Era anche una testa matta. Su e giù dalla bici. 1966, sgambata nell’entroterra ligure, lui e Gianni Motta, un locale con la musica, una bionda che ci stava, con tutti e due: “Felici per quell’incontro intimo inatteso, ci congediamo da lei con la promessa di rivederci magari quanto prima – raccontava Dancelli a Paolo Venturini nel libro “Michele Dancelli - L’asso di fiori” -. Facciamo per allontanarci, quando ci ferma un ragazzo del paese che ha osservato la scena. ‘Voi due siete matti ad andare con quella ragazza, state attenti, perché è malata’”. Finì che Michele e Gianni corsero in albergo “a fare gargarismi e disinfezioni della bocca con l’alcol denaturato”.

L’imprevedibilità di Dancelli, in corsa e fuori corsa, era diventata prevedibile e proverbiale. Riuscì addirittura a dimenticarsi di una promessa al papa. Era Paolo VI. Accadde in una udienza privata nel 1968. Giovan Battista Montini, bresciano, chiese a Dancelli un favore: “Lei che gira spesso per la provincia di Brescia in bicicletta, quando passa dalle parti di Pezzoro, in Valtrompia, porti i miei cari saluti alla locanda Dancelli dove mi recavo talvolta da ragazzo, durante l’estate, con mio padre quando da San Vigilio risalivamo la valle per andare sul Monte Guglielmo”. Michele lo fece fuori tempo massimo, 30 anni più tardi, complice un pranzo a base di spiedo tradizionale.

Era fatto alla sua maniera, Dancelli. Quella volta in Belgio, per la Parigi-Lussemburgo, Salvarani e Molteni nello stesso albergo, ma mentre Felice Gimondi e i suoi gregari si tenevano a stecchetto, Michele e i suoi compagni andavano fuori a cena per un coniglio arrosto. Risultato: la Molteni sfiorò la vittoria e la Salvarani finì ultima. “Un anno Gimondi mi offrì un bell’ingaggio per seguirlo alla sua corte, ma memore di quella serata in Belgio, cortesemente rifiutai”. Erano altre le lezioni: quella volta che Jacques Anquetil gli pulì la bicicletta perché Dancelli, caduto, si era rovinato le mani, e quella volta che Eddy Merckx andò a riprendere chi era andato in fuga approfittando di una caduta nel gruppo e poi, non soddisfatto, continuò l’attacco tirandogli il collo.

Dancelli ispirava non solo “suiveur” appassionati e donne sensibili, ma anche giornalisti e scrittori. Bruno Raschi, “il Divino”, ne ritrasse “il viso esangue illuminato dalla rabbia; il cappellino buttato in un campo di garofani quando era diventato un cencio di sudore; i muscoli delle gambe asciutte, scolpiti dallo sforzo come quelli di un Donatello; le sue lacrime, lente, quasi a scandire pedalate di gloria”. Gian Paolo Ormezzano lo musicò in “din, don, Dan...celli”. Gianni Mura lo definì “un sognatore nomade”. Gino Sala lo elesse “ribelle”.

“Adesso i critici mi daranno la patente di campione?”, domandò Dancelli sul podio di quella Milano-Sanremo 1970. Ma certo, Michele. Però torna subito indietro a bere un’aranciata con noi. Lo scherzo è bello quando dura poco.

Copyright © TBW
TUTTE LE NEWS
Polini Motori festeggia un altro straordinario traguardo internazionale nella FIM E-Bike Enduro World Cup. A Breuil-Cervinia, teatro dell’ultimo appuntamento della stagione iridata, il motore Polini E-P3+ MX Limited Series ha...

Dalla Borgogna arriva la nuova regina delle vette: leggerezza estrema, DNA racing e una guidabilità totale per domare le grandi salite e disegnare le traiettorie migliori. A chi è destinata?...

Grandi novià in arrivo in casa Nalini e primo grande appuntamento fissato tra poche settimane: on occasione dell’International Bike Festival di Misano 2026, lo staff Nalini ha organizzato un ricco...

È la quinta volta che DMT ha il privilegio di accompagnare Tadej Pogacar sul gradino più alto del podio più ambito da ogni corridore. Ogni volta è un’emozione diversa, nuova,...

La Borsa al manubrio Coursier Jager di Uläc da 3 litri è l’ennesimo pezzo realizzato ad arte dall’azienda taiwanese distribuita in Italia da Ciclo Promo Components. Solida, capiente e smart,...

L’innovazione nel design funzionale nel ciclismo, elevato quasi a forma d’arte. Sotto le insegne di Columbus e Cinelli, il coraggio di Antonio Colombo ha segnato un’epoca nell’industria italiana e globale...

L’Air Alarm di Uläc è perfetto per una sosta veloce con la vostra e-bike o con la gravel se state viaggiando in bikepacking (pesa solo 156 g), esattamente come capita...

Il sistema è uno dei migliori sul mercato: prevede la connessione diretta alla batteria dell’e-bike tramite un cavo D-type da 3, 5 mm, ora scollegabile e sostituibile indipendentemente per semplificare...

È possibile provare la qualità del “fatto a mano” nelle uscite quotidiane senza spendere cifre astronomiche? Con i Challenge ELITE Pro tutto questo è assolutamente realizzabile: è proprio  questo il...

Sviluppato con gli atleti del WorldTour, il kit Castelli composto da Climber's A/C Jersey e Superleggera Bibshort è la risposta definitiva alla calura estiva. Leggerezza, raffreddamento da primato e aerodinamica...

Chi pratica attività sportiva oltre il tramonto sa bene quanto sia importante essere ben visibili su strada, una sicurezza che possiamo ottenere scegliendo la luce adatta alle nostre esigenze. Passando...

Molti la definiscono iconica, esattamente come fa FIZIK: il marchio che, grazie alla leggendaria sella Arione, si è fatto conoscere conquistando fama e stima da una popolazione vastissima di pedalatori....

In occasione del Tour de France Femmes avec Zwift (1–9 agosto 2026), Alé ha realizzato una nuova livrea per il team Fenix-Premier Tech, che le atlete indosseranno lungo le nove...

Columbus, lo storico produttore milanese di tubazioni per telai e componenti, ha annunciato l'ampliamento della sua collezione di manubri e forcelle in carbonio con una serie di componenti dedicati al...

Garmin Ltd. (NYSE: GRMN) ha annunciato di aver acquisito le piattaforme di allenamento TrainingPeaks e TrainHeroic, destinate ad atleti e allenatori. L'acquisizione rafforza l'ecosistema fitness di Garmin, offrendo esperienze...

La Ultra Top Tube Bag di POC con 1, 7 L vi offre lo spazio necessario per tenere tutto quello che vi serve davvero sottomano e direttamente sul tubo orizzontale,...

Non c'è dubbio che il primo pensiero, non appena si finisce di montare ENGWE E26 3.0 Pro (in circa 30 minuti, operazione piuttosto semplice) sia sulle sue dimensioni mastodontiche. Sarà...

Tadej Pogačar ha vinto il suo quinto Tour de France, entrando nella leggenda del ciclismo. Lo ha fatto ancora una volta indossando gli occhiali Scicon Sports. Per celebrare questo traguardo...

SIDI, brand specializzato nella produzione di calzature da bici ad alte prestazioni, prosegue il proprio percorso nel campo dell’innovazione presentando la Wire 3, nuova scarpa da strada che unisce traspirabilità,...

Dal modello Bikone Aero di 77 grammi, sviluppato in collaborazione con UAE Team Emirates, nasce una edizione speciale di soli 500 esemplari che abbina un esclusivo design celebrativo a prestazioni...

Il marchio Chamois Butt’r, distribuito in esclusiva in Italia da Ciclo Promo Components, si distingue per la produzione di creme di altissima qualità destinate a migliorare il vostro comfort in...

C'è un colore che, nel ciclismo, conta più di ogni altro. Il giallo. Il colore della maglia del leader del Tour de France, e di una delle maglie più riconoscibili...

È lei la regina di casa SIDI, quella con cui il marchio ha rilanciato il nuovo logo proprio sul finire della scorsa stagione, la stessa Shot 3 on cui Isaac...

La collaborazione avviata tra Santini e il campione Mads Pedersen continua ed il body Aero della nuova Mads Pedersen Momentum Series è a mio avviso il capo che la rappresenta...

VIDEO TEST
ALTRI VIDEO DI TEST




Sviluppato con gli atleti del WorldTour, il kit Castelli composto da Climber's A/C Jersey e Superleggera Bibshort è la risposta...
Molti la definiscono iconica, esattamente come fa FIZIK: il marchio che, grazie alla leggendaria sella Arione, si è fatto conoscere...
La Ultra Top Tube Bag di POC con 1, 7 L vi offre lo spazio necessario per tenere tutto quello...
Non c'è dubbio che il primo pensiero, non appena si finisce di montare ENGWE E26 3.0 Pro (in circa 30...
La collaborazione avviata tra Santini e il campione Mads Pedersen continua ed il body Aero della nuova Mads Pedersen Momentum...
di Giorgio Perugini
La nuova linea Raceday di POC ha un obiettivo chiaro: farvi sentire nella migliore condizione per dare il massimo nei giorni...
di Giorgio Perugini
Vento è solo uno dei modelli che apprezziamo di più tra quelli prodotti da Salice, merito di forme compatte e...
di Giorgio Perugini
Tra le mosse che hanno reso celebre MAAP ci sono anche le ottime collaborazioni avviate dal marchio con altre aziende...
di Giorgio Perugini
È dal 1967 che URSUS progetta e produce in Italia componenti di alta qualità per ciclismo, prodotti che oggi possiamo...
di Giorgio Perugini
La road bike Veloce SLR prodotta da Guerciotti, protagonista del test nella versione speciale Veloce SLR Thunder Storm Limited Edition,...
di Giorgio Perugini
È un dettaglio che certamente non vi può sfuggire osservando il vasto catalogo di Salice Occhiali dedicato al ciclismo, le...
di Giorgio Perugini
Poche storie, da molto la gamma Mille GT rappresenta un vero pilastro per ASSOS, un insieme di capi progettati senza...
di Giorgio Perugini
TAAC, il marchio del Gruppo Mandelli specializzato in abbigliamento e accessori per la bici, si conferma un brand concreto e...
di Giorgio Perugini
Se nel gravel una maglia e bib aero non sono più abbastanza per voi, la soluzione giusta si chiama Unlimited...
di Giorgio Perugini
Ci siamo, entriamo nella settimana che porta all’Unbound, un evento che con The Traka rappresenta una sorta di mondiale per...
La nuova Dimension R2 CPC è la versione dotata di tecnologia Connect Power Control della più classica Dimension R2, una...
di Giorgio Perugini
Detta così potrebbe sembrare una favola ma questo è quello che realmente accade, anche se l’ultimo passaggio, ovvero quello della...
di Giorgio Perugini
Prendete la Corretto Jersey, abbinatela ad un pantaloncino Espresso 2 ed il gioco è fatto: ecco a voi il Saturday Morning...
© 2018 | Prima Pagina Edizioni Srl | P.IVA 11980460155
Pubblicità | Redazione | Privacy Policy | Cookie Policy | Contattaci

[X] Il nostro sito web utilizza i cookies (piccoli file salvati sul tuo hard disk) per migliorare la navigazione, analizzare l'accesso alle pagine web e personalizzare i propri servizi. L'utente è consapevole che, se esplora il nostro sito web, accetta l'utilizzo dei cookies.
Per maggiori informazioni consulta la nostra privacy policy