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COLBRELLI, IL PRIMO OSCAR DI UN CAMPIONE NUOVO. GALLERY
di Pier Augusto Stagi | 27/12/2021 | 08:12

È l’uomo dell’anno, quello che ci ha portato là in cima, tra i migliori della stagione. L’uomo delle pietre ma anche della pioggia, del sole e del sorriso. Sonny Colbrelli è anche l’uomo della pazienza: ha lavorato sodo per diventare quello che è diventato senza isterismi o colpi di testa. Solare e cocciuto, tenero e vulnerabile, per anni è stato tipo che non si abbatte ma combatte. Sonny non è un fuoriclasse, ma è diventato con pazienza e sapienza campione autentico, sen­za per altro tirarsela. È un uomo vero, che ha una parola e per questo con lui è sufficiente una stretta di mano. È un corridore contemporaneo e al tempo stesso antico, per questo ha tutto per scrivere la storia.

È sole e tormenta, Sonny. Vento e gelo, pioggia e polvere: non poteva che vincere la Parigi-Roubaix, la corsa mai cor­sa, che mai e poi mai avrebbe pensato di vincere, ma nel momento in cui gli hanno detto che l’avrebbe disputata per la prima volta nella vita, ha pensato solo ad una cosa: vincerla.
Lui, operaio della bicicletta, si è co­struito pezzo per pezzo, giorno per giorno, senza mai perdere la passione di una professione che resta comunque gioco e gioia.

Sonny Col­brelli campione d’Italia. Son­ny Col­brelli re d’Europa. Sonny Col­brel­li re della “regina delle classiche”, la Roubaix, che in pratica gli ha consegnato anche l’Oscar tuttoBICI 2021. Il miglior italiano della stagione, il mi­glior italiano nel mondo, con il suo se­sto posto nel ranking mondiale Uci. L’abbiamo incontrato per raccontarlo semplicemente dalla A alla Z, in un alfabeto d’emozioni, elementare e pro­fondo, fatto con il cuore. Come piace a noi.

A. Adelina, mia moglie, la donna della mia vita. L’ho conosciuta dieci anni fa, a Casto dove abitavamo. Era novembre, ci trovammo in un pub: amore e odio a prima vista. La sposerò, certo che la sposerò, ma non so ancora quando.

B. Bestia. Per molti sono il Cobra, ma per tanti sono una bestia. Cosa preferisco? Mi piacciono entrambi. Chiaramente alla Roubaix sono stato bestia, molto più bestia.

C. Ciclismo. La mia passione, la mia vita. Prima corsa a Lodetto: quarto. Prima vittoria della mia vita a Cavriana, provincia di Mantova.

D. Dimensione. Oggi sono cresciuto tanto e mi trovo catapultato in una nuova dimensione. Mi trovo bene, anche perché io sono sempre lo stesso. So anche che non sarà semplice da oggi andare alle corse, perché mi co­noscono. Perché mi terranno d’occhio. Perché non mi considereranno più uno dei tanti. Ma a me questa nuova di­mensione piace un sacco: mi piace la sfida.

E. Esaltante. Ho vinto una corsa che mi ha fatto toccare il cielo con un dito, e parlo della Roubaix. Nulla a togliere al titolo italiano e a quello europeo. Anzi, diciamo pure che esaltante è tutta la stagione, ma la Rou­baix mi ha dato qualcosa di più. Quella è la corsa.

F. Freddo. Vado forte con il freddo, da sempre, anche da bimbo. Ma sono freddo anche per come ho interpretato quest’anno i finali di corsa. La svolta? A Imola, al campionato italiano, dove ho vinto come non avevo mai fatto prima.

G. Gloria. Ho realizzato tantissimi sogni, ne ho ancora qualcuno da concretizzare, una tappa in un Gran­de Giro e la Milano-Sanremo sono le mie priorità. Nel 2022 sono questi i miei obiettivi.

H. Hotel. Sono più in hotel che a casa, ma alla fine per quello che faccio e per quello che cerco di raggiungere va bene così.

I. Italia. Che bello vincere in maglia azzurra e vestire la maglia tricolore. Pensa che in allenamento, uso quasi sempre la maglia tricolore, perché in corsa non la posso vestire.

J. Juventus. Non andiamo benissimo, ma possiamo solo migliorare. No­ve anni da goduria, solo per questo do­vremmo essere felici di essere juventini. Giocatore del cuore? Alessandro Del Piero. Il dottor Paolo Cavallo, me­dico della Juve, appassionatissimo di ciclismo, è ormai un caro amico: ci sentiamo spessissimo. Grazie a lui ho anche la maglia autografata di CR 7.

K. Km. Sono la mia ossessione: sia in macchina che in bici. In macchina di media 25 mila all’anno, in bicicletta più di 38 mila.

L. Libertà. Dopo questi grandi successi mi sento più libero e leggero. Grazie anche a Paola Pagani, “mental coach” bergamasca. Adesso meno sedute, ma in ogni caso qualche bel ri­chiamino via telefono o via Skype la faccio ancora adesso.

M.Mazzanti. Assieme a Pippo Pozzato mi segue da quando ha smesso di correre. È stato Pippo a suggerirmi Paola Pagani. Il merito è tutto suo. Il mio? Averlo ascoltato.

N. Nonno. È grazie a nonno Ce­sarino che sono diventato quello che oggi sono. Purtroppo è mancato nel 2008 quando ero al primo anno under 23. Porto da sempre nella tasca della radiolina la sua fotografia. È l’unico rito che ho. Non potrei farne a meno.

O. Olimpiade. Prima di smettere di correre mi piacerebbe partecipare ad una edizione. Parigi 2024 è il mio traguardo. Ma la O è anche di Oscar tuttoBICI. Ti dico la verità: ci ho sempre puntato e non l’ho mai vinto. Un po’ mi girava, adesso che l’ho vinto sono davvero felice. Adesso che l’ho vinto, spero di rivincerlo, per confermare e ribadire che ora sono di un altro livello.

P. Pista. Mi è sempre piaciuta, e in inverno vado spesso a Monti­chiari, anche se purtroppo adesso, e per qualche mese, è in manutenzione.     Pista. Mi è sempre piaciuta, e in inverno vado spesso a Montichiari, anche se purtroppo adesso, e per qualche mese, è in manutenzione. Però P anche come pietra, quella della Roubaix. È incredibile, uno dei trofei più ambiti e prestigiosi del mondo, mia moglie Adelina fatica a considerarlo tale. Mi dice “Ma è una pietra, teniamola in giardino…”. Io la prendo e la metto in salotto, come una reliquia, in bella mostra. Pensi che un giorno torno e me la trovo come peso per tenere tirato un filo che teneva legati dei palloncini dei bimbi… Io ho fatto fatica a capacitarmi di quello che sono riuscito a fare, ma Adelina fatica a capire che quella non è una semplice pietra di porfido, ma uno dei trofei più importanti e ambiti al mondo».

Q. Quadro. È uno dei doni che ricevo dai miei fans, tantissimi ritratti. Con la vittoria alla Roubaix questo tipo di dono si è decuplicato. Mi toccherà aprire una galleria d’arte.

R. Ripetersi. Per me sarà la vera sfida 2022: riprovarci per ripetersi.

S. Salute. Se sto bene, sono a metà dell’opera. Molti pensano ai soldi, che in ogni caso sono importantissimi, ma io chiedo principalmente salute per me e per i miei affetti più cari. Senza la salute…

T. Tour de France. Lì ho un conto in so­speso. Voglio vincere una tap­pa. Quest’anno ci ho provato e ci sono anche andato vicino, ma mi è sempre mancato qualcosa. Vorrei togliermi anche questa soddisfazione nella corsa più bella del pianeta.

U. Umiltà. Credo di avere avuto l’umiltà di capire quali fossero i miei limiti, e ci ho lavorato sopra. Il merito è chiaramente mio, ma non solo. Le persone da ringraziare, loro lo sanno, ad incominciare da Ade­lina.

V. Vittoria. Il no­me di mia fi­glia, ma anche le mie vittorie più belle: i miei fi­gli. Vit­toria e Tomaso. Gio­ia pura.

W. Wasabi, adoro il cibo giap­po­nese. Ade­lina ed io lo amiamo tanto, condividiamo la stessa passione, e appena possiamo ci regaliamo una cena japanese.

X. X Factor. Guardo la trasmissione, che mi piace un sacco, ma penso al mio di X Factor, che poi è il mal­tempo. Quando le condizioni sono estreme e al limite della sopportazione, io mi esalto.

Y. Yogurt. Nella mia colazione non può mancare, so­prattutto quello greco.

Z. Zenzero. Adoro quel piccante che brucia dentro la gola. In più, fa anche bene per il mal di gola, il che non guasta. E naturalmente so­no goloso an­che di ca­ramelle allo zenzero. Z è an­che la fine, l’ultima lettera dell’alfabeto, la fine di una intervista legata all’Oscar tuttoBICI che mi è piaciuta un sacco. Un’esperienza da ripetere sicuramente, magari il prossimo an­no, per il bis.

Servizio fotografico di Lorenzo Bianchi

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