Nel ciclismo moderno, la sicurezza resta uno dei nodi più complessi e controversi. Nonostante i progressi tecnologici e organizzativi, un problema continua a emergere con preoccupante frequenza: il tempo che intercorre tra una caduta e l’intervento dei soccorsi. Un gap che, in alcuni casi, può fare la differenza tra la vita e la morte, come purtroppo ci hanno insegnato tragedie come quelle di Gino Mäder (2023) e Muriel Furrer (2024).
Il tracciamento GPS diventerà gradualmente obbligatorio in tutte le categorie di gare
Il tema è diventato centrale, tanto che il presidente dell'UCI David Lappartient lo scorso 13 marzo vi ha dedicato una lettera aperta inviata ai presidenti delle associazioni di categoria Brent Copeland, numero 1 dei team riuniti nell'Association Internationale des Groupes Cyclistes Professionnels (AIGCP), Javier Guillen che guida gli organizzatori dell'Association Internationale des Organisateurs de Courses Cyclistes (AIOCC) e Adam Hansen, a capo dell'associazione mondiale dei corridori Cyclistes Professionnels Associés (CPA), per chiedere la collaborazione di tutte le parti e ribadire che il tracciamento GPS diventerà gradualmente obbligatorio in tutte le categorie di gare.
Dati nati per lo spettacolo, evoluti per la sicurezza
Tra i candidati a occuparsi di questo delicato e prezioso servizio c'è Swiss Timing, già partner per i cronometraggi dell'Unione Ciclistica Internazionale, ma anche Velon pioniera nel campo dei dati di tracciamento in tempo reale, che ha lanciato il proprio sistema oltre 10 anni fa, mostrando da allora ai fan di questo sport le prestazioni in gara delle squadre e dei corridori. Velon collabora con la maggior parte delle squadre del World Tour e con molte squadre Pro, nonché con tutte le principali gare del World Tour. Nel 2025 ha sviluppato un sistema all’avanguardia di tracciamento della sicurezza dei corridori basato su GPS, aggiungendo funzionalità di sicurezza al proprio sistema esistente. Implementato per la prima volta al Tour de Suisse 2025, dove tutte le squadre maschili e femminili partecipanti hanno utilizzato il sistema con il pieno sostegno dell’organizzatore della gara. Su invito di Velon, il sistema è stato presentato durante la gara a diversi funzionari dell’UCI.
La proposta di Velon
«Da allora, Velon ha continuato a sviluppare il sistema di tracciamento in tempo reale e di sicurezza, che offre alle squadre e agli organizzatori delle gare l’accesso a una dashboard personalizzata che mostra le posizioni in tempo reale e invia avvisi qualora i corridori escano dal percorso, si fermino per un periodo di tempo superiore a quello prestabilito o mostrino un’imprevista decelerazione da velocità elevata a bassa velocità – spiega Graham Bartlett, amministratore delegato di Velon. - Il sistema è stato utilizzato nell’edizione 2025 del Giro di Lombardia e all’UAE Tour 2026. È stato impiegato anche alla Strade Bianche e alla Tirreno-Adriatico e sarà in azione domani alla Milano-Sanremo. A nome di tutte le parti interessate nel ciclismo professionistico, Velon si impegna a fornire una soluzione economica e affidabile che migliori la sicurezza dei corridori e che possa essere potenziata man mano che diventano disponibili progressi tecnici come la modellazione AI (qualcosa che Velon ha già introdotto nella propria tecnologia)».
SAVE = Safety and Alert Velon Environment
Il sistema sviluppato da Velon nasce con tutt’altro obiettivo: migliorare lo storytelling televisivo attraverso dati in tempo reale come velocità, potenza e cadenza. Dal 2016, questi dispositivi installati sotto la sella trasmettono informazioni live ai broadcaster, contribuendo a rendere più comprensibile e coinvolgente la corsa. Da questa base tecnologica si è sviluppata una nuova funzione: la sicurezza.
La domanda è diventata inevitabile: se conosciamo in tempo reale la posizione di ogni corridore, possiamo anche capire quando qualcosa va storto? La risposta è sì e si è concretizzata nel sistema SAVE (Safety and Alert Velon Environment), una piattaforma che utilizza i dati già raccolti per identificare automaticamente situazioni critiche.
Il funzionamento si basa su due parametri principali:
- Decelerazione improvvisa: un passaggio brusco da alta velocità a zero può indicare una caduta
- Deviazione dal percorso o immobilità prolungata: un corridore fuori traiettoria o fermo troppo a lungo genera un alert
Quando una di queste anomalie viene rilevata, il sistema invia immediatamente le coordinate precise del corridore a una centrale operativa. Da lì, è possibile indirizzare il mezzo di soccorso più vicino.
Il punto chiave non è solo sapere che è successo qualcosa, ma sapere esattamente dove.
Un sistema più accessibile rispetto al passato
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la tecnologia di trasmissione. A differenza dei sistemi tradizionali utilizzati, basati su segnali radio e relay aerei, Velon utilizza la rete cellulare. Questo comporta due vantaggi fondamentali:
- Costi più contenuti, quindi maggiore accessibilità anche per corse minori
- Scalabilità, elemento essenziale per una possibile adozione su larga scala
L’obiettivo dichiarato è chiaro: una tecnologia che funzioni solo nelle grandi corse non potrà mai diventare uno standard.
Nonostante i progressi, il sistema non è perfetto. Le principali criticità riguardano:
- Zone senza copertura (tipicamente in alta montagna o aree remote)
- Possibili falsi positivi, da filtrare con algoritmi sempre più sofisticati
Per migliorarne l’affidabilità, si stanno studiando soluzioni ibride, tra cui l’uso di connessioni satellitari (come Starlink) montate sui mezzi di gara.Inoltre, i dispositivi integrano già sensori come giroscopi, che in futuro potrebbero permettere una rilevazione ancora più precisa delle cadute.
La vera sfida: non è tecnica, ma politica
Se la tecnologia esiste già, perché non è ancora obbligatoria? La risposta è complessa e riguarda equilibri di potere, diritti sui dati e governance. Velon rappresenta gli interessi di una parte dei team, mentre l’UCI sta sviluppando un proprio sistema alternativo con il suo timing partner svizzero. Il nodo principale è la gestione dei dati: chi li controlla, chi li utilizza e per quali scopi. Nel frattempo, però, una cosa è certa: ogni secondo risparmiato tra incidente e intervento può salvare una vita. Il futuro della sicurezza passa da qui e, in questo senso, il 2026 potrebbe essere un anno decisivo.