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CARO CARLO NON SONO DI PARTE, MA NIBALI MERITA RISPETTO E IL CICLISMO È QUESTO
di Pier Augusto Stagi | 21/06/2021 | 12:20

Caro Carlo,

grazie per il suo commento e per il suo più che garbato post sotto le mie pagelle. Chi mi conosce sa perfettamente che non sono il depositario della Verità. Non sono il Verbo, ma solo un grande innamorato della bicicletta e di cose ciclistiche. Detto questo, quindi, di buon grado accetto sempre i pareri educati e rispettosi di tutti, perché Lei e tutti quelli che da anni ci seguono (e grazie al cielo siete davvero in tanti) avete tutto il diritto di dissentire, precisare o enfatizzare ciò che Voi avere visto.

Sono troppo di parte, mi dite. Troppo indulgente nei confronti di Giulio Ciccone e Vincenzo Nibali, più per il siciliano che per l’abruzzese? può essere. Però la invito ad una riflessione. Il ciclismo italiano sta vivendo un momento molto delicato, un cambio generazionale radicale e profondo in un movimento – quello del World Tour – che si sta sempre più mondializzando. Al prossimo Tour de France avremo in corsa (i conti li faremo appena saranno ufficializzati e ultimati tutti i roster) dieci corridori. Per averne così pochi, bisogna tornare al 1984 quando al via ce n’erano solo 9. Pensi che nel 1996, quando si vincevano tappe, ma non i Tour, in corsa ne avevamo 61! Questo per dire che cosa? Che quando io faccio una pagella mi sforzo di tenere conto di tante cose: del livello della corsa, del momento storico che stiamo vivendo, dello stato di forma dei corridori. Alcuni lettori parlano di Caruso che è andato piano: ma il siciliano è uscito alla grande dal Giro, ha dovuto staccare e ha fatto l’italiano più per dovere morale che per ambizioni personali. Più per aiutare Colbrelli, che per inseguire un sogno tricolore. Per Caruso l’obiettivo è Tokyo: è lì che deve raggiungere il suo secondo picco di condizione, per provare ad essere utile alla causa azzurra.

Nibali è andato piano? Assolutamente no. Per uno che è stato costretto a fare il Giro nelle sue condizioni e alla fine l’ha pure portato a termine e poi si è ripresentato al via del tricolore di Imola mostrando in ogni caso un ottimo colpo di pedale, non è cosa da poco. È stato meglio di tanti altri. Su questo non ho alcun dubbio.

Lui e Ciccone si sono corsi contro? Sì, purtroppo sì. E, francamente, l’egoismo di Nibali lo giustifico rispetto all’egoismo dell’abruzzese, che anche lui ieri non poteva essere al top, visto che Tokyo è ancora lontana. Ma Giulio un posto “olimpico” ce l’ha, mentre Vincenzo, per una ragione o per l’altra, si è trovato nella condizione di dover dare un segnale al CT Cassani in chiave olimpica. Giulio che la convocazione ce l’ha, forse avrebbe potuto dare una mano allo Squalo, ma così non è stato. Solo loro sanno cosa è realmente successo in corsa, e credo che solo loro potranno chiudere questa questione parlandosi (mi risulta che si parleranno in giornata: Giulio dovrebbe chiamare Vincenzo e conoscendo i due, calata l’adrenalina agonistica, tutto potrà tornare nei canoni della normalità) in vista proprio di Tokyo 2020, per non complicare la già difficile vigilia del nostro CT.

Sono troppo buono? Lo faccio perché manca abbondanza. Volete che faccia volare i 4 come frisbee? non mi piace. Non abbiamo i Bartoli o i Bettini, i Rebellin o i Fondriest o i Bugno, i Chiappucci i Pantani o i Cipollini, nemmeno i Petacchi. In quegli anni, complicati per altre ragioni, soffrivano d’abbondanza, adesso siamo contati. Spero con tutto il cuore – da inguaribile ottimista - che Fabio Aru possa tornare a volare come un tempo, ma devo provare anche tenere conto anche da dove il sardo è ripartito, da dove era sprofondato e da dove deve riemergere.

Nibali ha quasi 37 anni, siamo chiaramente ai titoli di coda, ma non mi sembra assolutamente uno che sta portando in giro la bicicletta tanto per farlo, ma è meglio di tanti giovani (ci vuole poco, direte voi…). Insomma, per storia, per quello che ha rappresentato Lo Squalo e per quello che ancora rappresenta io gli porto rispetto, non sono un tifoso, anche se io dal talento sono attratto e Enzo di talento ne ha da vendere. In ogni caso non voglio convincere nessuno: cerco di fare con assoluta serietà quello che da anni faccio con passione pari alla vostra, e poi come vedete, se i miei giudizi non sono di vostro gradimento, ci sono sempre i vostri.

W il ciclismo e i ciclisti

Pier Augusto Stagi

Caro Direttore Stagi,
ho grande stima di lei e del suo sguardo competente sul ciclismo e leggo TuttoBici da sempre. Però, per cortesia, deve rendersi conto che questo continuo, pressante e opprimente campanilismo verso Nibali non solo è molto imbarazzante, ma è anche ciò che più anti-giornalistico esista.
Si può essere giornalisti e tifosi nella vita privata, ma perché continuare a difendere alla morte il proprio idolo in tutti gli articoli possibili? Non credo alle illazioni su accordi commerciali come dicono in molti nel mondo del ciclismo, credo che lei sia solo un grande tifoso di Nibali, ma deve ricordarsi di essere il direttore di un punto di riferimento come TuttoBici e questa narrativa distorta della realtà (si legga tutti i commenti alle pagelle e sui social tipo “Ma che corsa ha visto?”) non gioca a favore della sua creatura. Anche perché quello che scrive e sostiene, a discapito di ciò che in realtà avviene, nuoce anche a Nibali stesso, che rischia di fare la fine di molti campionissimi che sulla via del crepuscolo non si rendono conto di rovinare tutto ciò che di buono, di ottimo, hanno fatto in carriera anche per via della stampa tifosa.
Aver lodato e tifato per Nibali negli anni d’oro e criticarlo ora non significa essere ingrati, significa raccontare la realtà. Continuare a immaginare che possa ritornare a dominare Giri e Classiche è malsano. Continuare a giustificare tonfi e fallimenti è fallace. Perseverare a raccontare Nibali per quel che non è più non è giornalismo.

Con sincera stima, Carlo.

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