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I VIOLI. Storia minima di passione tra bici e cucina. GALLERY
dalla Redazione | 31/03/2015 | 15:46

E’ una storia, storia minima ma pensiamo significativa, di un costume e di un legame fra ciclismo, passione per il ciclismo, unito alla buona cucina che sovente si riscontra in varie parti. La storia del ristorante-locanda I Violi, località nel comune toscano di Monsummano Terme, oppure, come l’indirizzo che Adriano De Zan, assiduo frequentatore de I Violi nei suoi frequenti soggiorni a Montecatini, indicava sulle tradizionali cartoline spedite dal Tour “I Violi – a metà strada fra Monsummano e Fucecchio” e, senza c.a.p. – Cartoline che sono gelosamente custodite e esposte nel locale unitamente alla testimonianza del grande Alfredo Martini, questa precisa e ordinata. Il grande C.T. amava frequentare i Violi, spesso in orari di chiusura al pubblico con Franco Vita, per gustare, sempre con moderazione, qualche specialità casalinga e discorrere distesamente, come diceva, con Gino Rosellini e i suoi famigliari.
Il ristorante, nella gestione dei Rosellini, è stato inaugurato nel maggio 1974. Sono stati i cugini Gino e Olinto Rosellini, con consorti, reduci da esperienze milanesi rispettivamente nelle tradizionali trattorie toscane “da Cesare” in via Fiamma, zona Porta Vittoria, per Gino e moglie Maria Assunta, mentre il cugino Olinto era “da Silvano”, via Londonio, zona di corso Sempione. Era, ed è tuttora, un locale molto frequentato dall’ambiente della vicina sede Rai e, nel passato, da appassionati e operatori della parrocchia ciclistica quali Armando Castelli (Vittore Gianni), Faliero Masi, grande artigiano telaista, lavoro che prosegue il figlio Alberto nell’officina sotto le tribune del velodromo Vigorelli, il cav. Mario Del Serra della Coalca, originario di Cantagrillo, Nino Recalcati, organizzatori dei circuiti e altri ancora che si ritrovavano con Silvano Pinocchi, il proprietario. Era un “cenacolo” d’amici affiatati e, molti dei quali accomunati con il proprietario dalla “toscanità”.
I cugini Rosellini, originari di Ponte Buggianese, località che con Altopascio e Chiesina Uzzanese, ha alimentato nel passato la rilevante e caratteristica tradizione dei ristoratori toscani a Milano, affrontano la nuova esperienza nella loro terra e all’inaugurazione partecipano loro amici-clienti milanesi come Giacinto Facchetti, Gigi Radice , “Pantera” Giancarlo Danova e la popolare attrice Ave Ninchi, buongustaia, legatissima ai Rosellini.
E' un ambiente caldo, accogliente, senza orpelli o pretese, cucina tradizionale toscana curata dalle signore, piatti antichi della tradizione con vari ingredienti ricavati e alimentati dalle “produzioni” del vicino orto con annesso e popolato pollaio. Allora com’è ancora oggi, del resto, con la cucina a vista e molti clienti abituali che qui si trovano veramente a casa.
Nella prima sala si è accolti da una gigantografia di una straordinaria foto scattata dal noto fotografo Sergio Penazzo che rappresenta una caduta gigantesca a una tappa del sud di un Giro d’Italia. Si riconoscono vari corridori in un intrico di biciclette, ruote, gambe e braccia, un autentico “mucchio selvaggio” con il “filosofo” Marco Vitali che, con i suoi occhiali, vola letteralmente sopra tutto e tutti. Si sa che la filosofia sovraintende a tutto…. Vari sono le fotografie, le maglie e i ricordi ciclistici di vario tipo che adornano le pareti. La foto sembra proporre anche Stefano Allocchio fra i “caduti”, ma lo stesso nega con forza e indica il malcapitato sotto il mucchio, in maglia Malvor-Bottecchia-Vaporella, dorsale 115, come il coéquipier Silvestro Milano. Allocchio ricorda che lui era nella prima parte della caduta. La discussione, in tema, è comunque aperta a tutti i contributi. Il nome di Malvor-Bottecchia richiama quello del d.s. di allora, Dino Zandegù, fra i primi frequentatori della locanda con i suoi ragazzi della G.B.C. fra i quali il compianto Stefano Benvenuti della vicina Stabbia, località del padule della zona, che richiama alla mente il “triangolo delle Bermude”, sotto il San Baronto, montagna sacra del ciclismo toscano che è lì, a due passi, o due pedalate, da i Violi. E’ lui che porta in ammiraglia un giovanissimo Gianfranco Rosellini, il figlio di Gino e gli trasmette definitivamente, senza rimedio, il “virus” (benefico) della passione ciclistica che si esprime pure attraverso il collezionismo.
Nel frattempo la conduzione de I Violi è stata assunta totalmente dalla famiglia di Gino con la cucina che è sempre il regno della signora Maria Assunta mentre in sala è affiancato dal figlio Gianfranco.
La fama corre sulle ruote delle bici e la frequentazione ciclistica cresce sempre, in continuazione. Tanto per cambiare, nei fine settimana, al forno delle pizze opera un amico di famiglia, Mauro Gianneschi, un “giovane” del 1931 della vicina Ponte Buggianese, corridore professionista dal 1954 al 1959, vincitore del G.P. di Camaiore del 1951 e della tappa Cesenatico-Abetone del Giro d’Italia 1954. Quel successo gli valse pure il mutamento del soprannome: da “bodda” (è il rospo in toscano per il suo stile un po’ sgraziato) a “scoiattolo dell’Abetone”. Potere del successo, verrebbe da dire.
Non entriamo nel dettaglio delle specialità, squisite, del trattamento familiarmente e naturalmente cortese e della specifica mitezza dei conti.
Marianne Vos, dopo la conquista dell’iride ai Mondiali di Firenze, ha voluto festeggiare qua, in incognito, con i famigliari, il successo. Conosce Gianfranco dal Giro della Toscana femminile di Brunello Fanini.
“Provare per credere” diceva un fortunatissimo slogan. E questo non è uno slogan pubblicitario. Provare per credere, appunto.

g.f.

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