Alla corsa rosa c’è un giovane italiano che sta attirando attenzioni sempre maggiori: si tratta di Giulio Pellizzari, il ventiduenne nato a San Severino Marche, che quest’anno ha trionfato al Tour of the Alpes. Il corridore marchigiano rappresenta una delle speranze più concrete del ciclismo azzurro in una corsa dominata dai grandi nomi internazionali. E non è un caso che corra con la Red Bull-Bora Hansgrohe, una delle formazioni più forti e organizzate del World Tour, capace di schierare uomini di classifica e campioni di assoluto livello.
Dopo le prime due tappe, Pellizzari ha già mostrato personalità e gambe importanti. Al termine della seconda frazione ha raccontato le proprie sensazioni: «Mi sono sentito bene, una tappa lunghissima, un po’ noiosa, ma dai, le gambe sono buone, sono contento di essermi difeso e siamo fiduciosi per le prossime tre settimane».
Parole semplici, ma che trasmettono fiducia e serenità. Il giovane italiano sa che il Giro è ancora lungo, ma la sensazione è che possa diventare uno degli uomini più interessanti della corsa, soprattutto sulle grandi montagne.
Naturalmente il favorito numero uno resta Jonas Vingegaard. Il danese è uno dei corridori più forti del momento, abituato a dominare le corse a tappe grazie a una condizione atletica impressionante e a una squadra che non lascia nulla al caso. Pensare che possa perdere il Giro d’Italia appare oggi molto difficile. Eppure Pellizzari potrebbe essere uno dei pochi italiani in grado almeno di provare a impensierirlo, soprattutto se continuerà a crescere tappa dopo tappa.
Alla fine della tappa di ieri, parlando proprio del campione danese, Pellizzari aveva raccontato un curiosa interpretazione: «Riguardo a Vingegaard posso solo dire che io mi ero anche impressionato, lui invece era sorpreso».
E poi aveva aggiunto con un sorriso: «Diciamo che va forte e sono contento di avergli tenuto la ruota».
Parole che raccontano bene il rapporto tra un giovane talento emergente e uno dei dominatori del ciclismo mondiale. Pellizzari sa di avere ancora tanto da imparare, ma allo stesso tempo dimostra di non avere paura di confrontarsi con i più grandi, consapevole di essere cresciuto veramente tanto.
Per l’Italia del ciclismo, già questo è un segnale importante. E il Giro potrebbe essere il palcoscenico perfetto per consacrare definitivamente uno dei migliori corridori italiani della nuova generazione.