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VERSO PARIGI2024. QUARTETTI, COME SI COSTRUISCE... IL VOLO OLIMPICO
di Claudio Ghisalberti | 15/04/2024 | 08:25

Le bici sono spaziali, i caschi formidabili, i body superaerodinamici… bello, tutto perfetto. Ma per ottenere una grande performance, come quella che sarà necessaria per puntare all’oro olimpico, quello che conta maggiormente è la “macchina umana”. A Parigi i quartetti, gli uomini per confermarsi le donne per scrivere una pagina di storia, dovranno volare. Ma per arrivare a questo, a poco più di cento giorni dalla grande sfida (qualifiche dei maschi il 5 agosto, delle donne il 6, ndr), come si allenano gli azzurri? Li siamo andati a trovare a Montichiari e ne abbiamo parlato con il c.t. Marco Villa e il responsabile delle performance Dario Bragato.

Partiamo da quello che, oggettivamente, sembra il punto più complicato: soprattutto con i maschi, impegnatissimi con le squadre di club tra classiche, ritiri, corse a tappe, averli tutti in pista non sembra facile.

Bragato: «Certo, ma lo sapevamo e ci siamo mossi per tempo. Già in inverno siamo andati nei ritiri a Calpe per parlare con le squadre sia degli uomini, sia delle donne. Dovevamo capire le loro esigenze e i loro impegni e farle coincidere con le nostre. Abbiamo concordato delle date dove abbiamo avuto e avremo tutti a disposizione. A Milton, in Coppa, le ragazze ci sono tutte. Con i maschi questo periodo è coinciso, per un primo periodo, tra Europeo e la Coppa in Australia».

Quando i quartetti torneranno ad allenarsi assieme?

Bragato: «Tutti assieme li avremo dopo il Giro d’Italia. Comunque individualmente i ragazzi vengono lo stesso in pista. A fine mese, intanto, saremo in galleria del vento per scegliere i body e verificare la posizione».

Nonostante siano atleti già formati e nel pieno della stagione si può ancora cambiare posizione in sella?

Bragato: «I regolamenti sono cambiati, quindi si possono gestire posizioni più estreme. Si lavora anche sui manubri. Bisogna mettere tutto a punto, fare delle verifiche».

Ganna, Milan e Consonni hanno anche obiettivi importantissimi su strada dove, una delle caratteristiche fondamentali per non andare indietro in salita, o soffrire eccessivamente, è la leggerezza. Si tratta di uno sforzo prevalentemente aerobico con una componente anaerobica. In pista invece serve forza, muscoli che sprigionino potenze mostruose per meno di quattro minuti per uno sforzo prettamente anaerobico lattacido.

Quali sono quindi la maggiori difficoltà nel far combaciare le esigenze di un corridore del quartetto con quelle richieste a uno stradista?

Bragato: «Sono modelli di prestazioni molto diversi. Villa ha sempre lavorato molto per far capire ai ragazzi l’importanza dell’integrazione dei lavori. Lontani dalle gare, magari anche in periodi in cui le prestazioni atletiche non sono così fondamentali, venire in pista in modo continuativo – una o due volte al mese - è utile perché si fanno lavori di qualità. Mi riferisco per esempio alle partenze o agli esercizi ad alta frequenza. Se richiamati continuamente durante l’anno quando poi si fa il blocco di lavoro vengono assimilati subito. Se invece quel blocco di allenamenti specifici viene fatto solo prima di un evento su pista risulta troppo distante come tipologia di lavoro da quello che si fa in una gara su strada quindi è molto difficile che possa essere utile».

Villa: «Il problema è che questo ragionamento qualche atleta lo capisce, altri meno. Qualcuno ha cozzato contro certe difficoltà però ancora oggi non è gli ancora entrata in testa l’idea di passare con regolarità in pista. Il rischio che non dobbiamo correre è di arrivare a un mese dall’Olimpiade e cercare di trovare la gamba in poco tempo. E magari la gamba non arriva. Magari ti senti bene bene due giorni, ma poi arriva la crisi per sforzi che non sei abituato a fare. Fare venire i ragazzi in pista quando possono, ma sistematicamente, è funzionale per mantenere l’attitudine a questo tipo di sforzo che su strada non fanno. Purtroppo c’è ancora chi pensa che venire a Montichiari a fare due giorni in pista sia controproducente per l’attività di stradista. Sbagliato».

Nel corridore da quartetto qual è la caratteristica più difficile da allenare?

Bragato: «Per nostra cultura, la partenza. Noi sul lanciato siamo sempre stati forti perché atleti che spingono li abbiamo. Il problema è partire da fermi e portarsi a sessanta all’ora in meno di un giro senza che questo sforzo ti tagli le gambe e condizioni il risultato finale. Oggi usiamo un rapporto molto lungo, un 63x14 e lanciarlo da fermo per portarlo a 120 pedalate non è semplice. Lamon, che è il nostro lanciatore sprigiona quasi 1.400 watt di picco con una media di quasi 700 watt e tira per due giri e un quarto (circa 550 metri)».

Come si stabilisce la fila?

Villa: «Ormai la nostra è consolidata: Lamon, Consonni, Milan e Ganna. Partiamo da una cosa che ho sempre detto: quattro Ganna non vincerebbero un Olimpiade. Lamon è il più esplosivo, Consonni all’esplosività unisce una grande resistenza lattacida perché il secondo fa la partenza come il primo, ma quando il primo si toglie lui deve fare altri due giri, uno e mezzo. Alla fine il secondo fa una partenza di quattro giri e mezzo, cinque. Ci vuole un corridore tosto, e Consonni è tosto. Il terzo e il quarto sono i due motori. Forse questo lavoro lo potrebbero fare in tanti, poi dipende a che velocità e per quanto tempo. Se hai un Milan che fa due giri e mezzo tre a quella velocità, vuol dire che Ganna - che è quello che soffre di più la partenza – va a tirare dopo quasi due chilometri con il motore caldo. Se lui fa tre giri, Lamon e Consonni vanno a tirare dopo sei-sette giri che sono stati a ruota. Hanno avuto tempo di respirare».

Dalla fine del Giro andrete subito in ritiro?

Villa: «No, lasceremo qualche giorno di recupero, più o meno una decina, in base alle esigenze dei corridori. Milan lo scorso anno ha terminato il Giro finito. Del resto era il suo primo Giro e aveva la maglia ciclamino da difendere. Anche Consonni lo aveva finito male. Per ottimizzare i tempi cercheremo di far coincidere il recupero con l’altura. La prima parte, di ambientamento, sarà a Livigno per poi andare sullo Stelvio o a Macugnaga. Con le donne, invece, stiamo definendo gli ultimi dettagli, comunque faremo Livigno-Stelvio».

Su cosa si incentreranno gli allenamenti specifici dopo il Giro?

Bragato: «Di solito facciamo le triplette: tre giorni di carico, uno di scarico. Come prima cosa dobbiamo ricostruire anche il volume in palestra con lavori di forza a carico massimale. Poi tante partenze da fermo».

Villa: «Faremo anche delle prove di gara dove verrà ricostruito nel modo più veritiero possibile il clima agonistico. Saranno delle vere e proprie simulazioni a Montichiari. Già prima di Londra e Rio, con Elia (Viviani, ndr) mettevamo le casse con il rumore del pubblico, il conto alla rovescia che parte dai 50 secondi e crea molta tensione, riscaldamento da gara...».

 

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