Il CEO della Soudal-Quick Step Jürgen Foré è partito dalla Bulgaria carico di entusiasmo per i risultati dei suoi ragazzi, che hanno trovato nel Giro d’Italia una nuova scintilla e nuova linfa che ha portato energia positiva a tutto il gruppo. Dopo mesi segnati da infortuni, cambiamenti interni e dalla necessità di ridefinire il proprio progetto tecnico, il team belga ha iniziato la corsa rosa nel migliore dei modi grazie all’esplosione del giovane talento francese Paul Magnier. Due vittorie nelle prime tre tappe e una maglia rosa indossata al termine della prima volata che hanno restituito entusiasmo a tutto l’ambiente.
Il protagonista assoluto è proprio Magnier, appena 22 anni, che ha dominato le volate della prima e della terza tappa, con una superiorità impressionante. Per il CEO Jürgen Foré non si tratta di una sorpresa, ma della conferma di un percorso iniziato già un anno fa.
«Paul era alla partenza anche l’anno scorso, per imparare per due settimane cosa comporta un Grande Giro, ma questa volta è tutto vero».
Foré ha raccontato come il team avesse individuato il Giro come terreno ideale per il francese già durante la pianificazione invernale: «Quando abbiamo stilato il calendario lo scorso inverno, avevamo indicato il Giro come una corsa con molte opportunità per Paul, con l’ulteriore possibilità di conquistare la maglia rosa».
Il CEO belga ha ammesso di aver vissuto con forte tensione i finali delle tappe e di non essere riuscito a guardarle. «A cinque chilometri dal traguardo, spengo lo schermo e ascolto e basta. Solo per rivedere comunque l’ultimo chilometro».
Il concetto di “Wolfpack”, da sempre simbolo della Quick-Step, resta centrale nella filosofia del team.
«Quello che voglio è una squadra che corre come una squadra, con corridori che lottano l’uno per l’altro».
Jürgen Foré ha elogiato il lavoro di gregari e uomini chiave del treno, sottolineando l’importanza di figure come Jasper Stuyven e Fabio Van den Bossche nella costruzione degli sprint di Magnier.
«Mi è sembrato il momento giusto per Jasper di avvicinarsi a Paul, di pianificare insieme ogni giorno, di mantenerlo concentrato e di dargli fiducia. Non c’è niente di più bello di una squadra che lotta unita per un obiettivo»
L’immagine simbolo di questo inizio di Giro è proprio quella di Magnier circondato dai compagni in festa dopo la seconda vittoria.
«Un’immagine del genere mi fa venire la pelle d’oca; è proprio quello che voglio vedere».
La stagione della Soudal Quick-Step rappresenta anche una fase di passaggio. Dopo l’addio di Remco Evenepoel, il team ha dovuto ripensare il proprio equilibrio tecnico e sportivo. «Non intendo certo usare la partenza di Remco come scusa».
Il progetto della squadra punta ora su un mix tra corridori esperti e giovani talenti cresciuti internamente. Gli innesti di Stuyven e Rex servono a rafforzare il supporto agli sprinter come Magnier e Tim Merlier, mentre continua il lavoro sul vivaio.
«L’intenzione è quella di allenare i corridori internamente e di promuoverli al World Tour solo quando saranno veramente pronti».
Un esempio è Jonathan Vervenne, rimasto un anno in più nella categoria Under 23 prima del salto definitivo tra i professionisti. Nel ciclismo moderno, dominato da budget sempre più elevati, la Soudal Quick-Step non vuole entrare in aste milionarie.
«Se un manager stabilisce quanto dovrebbe guadagnare un corridore prima ancora del primo incontro, non lo considero il punto di partenza giusto. La nostra filosofia è semplice: come possiamo ottenere il massimo successo con i budget che abbiamo? Se c’è una cosa che voglio assolutamente garantire, è che continuino a chiamarci The Wolfpack».
Nonostante il successo sportivo, il Giro è stato segnato anche da pesanti cadute, soprattutto nella seconda tappa. Foré ha espresso forte preoccupazione per la sicurezza dei corridori, sostenendo indirettamente le critiche di Stuyven agli organizzatori.
«Se cinquanta corridori cadono e hanno bisogno di assistenza medica, perché non fermate semplicemente la gara per qualche minuto?»
Il CEO ritiene che il ciclismo debba evolversi anche sul piano della protezione degli atleti, arrivando persino a immaginare un futuro utilizzo obbligatorio degli airbag: «Quello che il casco è stato per la generazione precedente, l’airbag lo sarà per la prossima. Sulla sicurezza non dobbiamo risparmiare e non dobbiamo neanche aspettare che qualcuno si faccia male per intervenire in modo deciso».