Anche quest'estate la splendida casa sul mare in Puglia di Thomas Siffer torna a essere un punto d'incontro per personalità di primo piano del Belgio. L'ex giornalista e direttore di numerose testate, oggi 62enne, ha accolto tra i suoi ospiti Patrick Lefevere e la moglie Patricia Vercamer, che hanno scelto il Sud Italia per concedersi alcuni giorni di relax. Siffer dopo aver lasciato in forma ufficiale la direzione di importanti giornali, ha deciso di trascorrere molto tempo in Italia, acquistando anche un antico casolare sulle Alpi, nella Val di Togno. Il fiammingo ospita periodicamente nella sua casa in Puglia, molti personaggi importanti del mondo dello spettacolo, dello sport e anche della politica ed è durante le sue cene, che adesso nascono i suoi articoli più interessanti.
A finire nella splendida villa di Thomas Siffer, c’è anche Lefevere, 71 anni, una delle figure più influenti nella storia del ciclismo moderno. Ex corridore professionista, team manager e dirigente, sotto la sua guida la Soudal Quick-Step ha conquistato quasi mille vittorie. Dopo aver lasciato nel 2024 il ruolo di amministratore delegato della squadra, continua a essere una delle voci più autorevoli del ciclismo grazie alla rubrica settimanale che firma sul quotidiano belga Het Nieuwsblad.
Ad accompagnarlo c'è la moglie Patricia Vercamer, 60 anni, che per molti anni ha seguito tutta l'amministrazione e la gestione contabile dei rapporti con gli sponsor della Quick-Step.
L'arrivo della coppia in Puglia non è passato inosservato. Patrick sfoggia il suo classico stile estivo: pantaloncini bianchi, camicia di lino bianca, calzini corti candidi, scarpe da ginnastica Skechers bianche e un cappello intrecciato grigio e bianco. Con loro anche due grandi valigie viola, segno che la permanenza in Italia sarà una vera vacanza.
Dietro il sorriso, però, si nasconde una storia personale segnata da durissime prove. Lo stesso Lefevere racconta come, nel corso della sua vita, sia stato vicino alla morte in ben tre occasioni.
«Lo scorso novembre, per la terza volta, la mia vita è stata quasi finita», racconta. «Nel 2000 mi diagnosticarono un tumore al pancreas e riuscii a salvarmi per un soffio. Vent'anni dopo sono stato tra i primi pazienti colpiti dal Covid e sono arrivato a un passo dal peggio.»
L'ultimo episodio è avvenuto pochi mesi fa. «Sono scivolato sulle scale di casa sull'acqua che avevo rovesciato io stesso. Sono caduto all'indietro per diciotto gradini. Ambulanza, ospedale. Mi sono rotto tre costole e ho sviluppato una doppia polmonite, una condizione che da sola può essere fatale.»
Ma le complicazioni non erano finite. «In ospedale ho avuto due shock settici, due episodi acuti e potenzialmente mortali di setticemia. Alla fine i medici hanno scoperto anche un grosso ascesso al fegato.»
Una testimonianza forte che racconta la straordinaria capacità di reazione di uno dei manager più vincenti della storia del ciclismo, oggi deciso a lasciarsi alle spalle i momenti più difficili e a godersi qualche settimana di tranquillità in Puglia, ospite dell'amico Thomas Siffer, con lo sguardo rivolto al mare.