Al Tour de France scoppia il caso Red Bull-Bora Hansgrohe: Evenepoel accusa Lipowitz, la leadership condivisa è già sotto esame e i due dovranno chiarirsi per mantenere gli equilibri in squadra.
La pace è durata meno di sei tappe. Quella che alla vigilia del Tour de France veniva presentata come una leadership condivisa, una ricchezza per la Red Bull-BORA-hansgrohe, si è improvvisamente trasformata in un caso. E a far esplodere la tensione è stato Remco Evenepoel, che al termine della tappa con il Tourmalet non ha nascosto tutto il proprio disappunto nei confronti del compagno di squadra Florian Lipowitz, anche se il nome in modo esplicito non è stato fatto.
Il belga non ha fatto nomi, ma il destinatario del messaggio era fin troppo evidente. L'episodio che ha incrinato gli equilibri è nato nei momenti più concitati della sesta tappa, durante l'inseguimento a Jonas Vingegaard.
Evenepoel voleva che Lipowitz lo accompagnasse fino alla testa del gruppetto dei migliori per permettergli di lanciare lo sprint finale. Un'azione di appena un chilometro, ma che avrebbe potuto fare la differenza nella corsa agli abbuoni e nella lotta per la classifica generale. Quel supporto, però, non è mai arrivato. Quando il belga è sceso dalla bici, la delusione si è trasformata rapidamente in frustrazione.
Intervistato da Sporza e VTM, Evenepoel ha parlato senza filtri. «Capisco che Sepp Kuss e Isaac Del Toro non abbiano collaborato. Ma la Lidl-Trek aveva due corridori e non volevano partire. Ho pensato: "Cosa avete da perdere?"».
Poi è arrivata la frase destinata a far discutere. «Ho chiesto di essere portato davanti al gruppo e non l'ho ottenuto. Credo di essermi arrabbiato a ragione. Al Giro di Catalogna sono rimasto in testa per trenta chilometri. Adesso chiedo un chilometro e non è possibile. Questo mi ha davvero fatto arrabbiare».
Parole pesanti,che sembrano mettere in discussione non soltanto un episodio di corsa, ma anche le gerarchie interne della squadra. Pochi minuti dopo, davanti al pullman della Red Bull-BORA-hansgrohe l'atmosfera era molto diversa rispetto ai sorrisi dei giorni precedenti. I corridori si sono fermati con i tifosi per fotografie e autografi, ma tra staff e giornalisti si percepiva chiaramente che qualcosa si fosse rotto.
Il primo a presentarsi davanti ai microfoni è stato il direttore sportivo Zak Dempster, deciso a spegnere sul nascere qualsiasi polemica: «Ho visto un Lipowitz molto forte sul Tourmalet e un Remco brillante in discesa. Possiamo essere ottimisti».
Quando gli è stato chiesto se Evenepoel si aspettasse un aiuto maggiore dal tedesco, la risposta è stata netta. «Tutti quelli dietro Remco erano al limite. Se Lipowitz avesse potuto fare di più, lo avrebbe fatto».
Una difesa diplomatica, che però non cancella le dichiarazioni del campione belga. La convivenza tra Evenepoel e Lipowitz era uno dei grandi interrogativi di questo Tour. Entrambi sono arrivati alla Grande Boucle con ambizioni importanti e la squadra aveva scelto di puntare su una doppia leadership, convinta che potesse diventare un punto di forza nelle tre settimane di corsa.
Ma il Tour è una macchina che amplifica tutto. Ogni secondo perso, ogni cambio di ritmo, ogni mancata collaborazione può trasformarsi in un caso. E quando il leader più mediatico della squadra manifesta pubblicamente il proprio malcontento, diventa inevitabile chiedersi se la strategia iniziale sia ancora sostenibile.
Evenepoel non ha lasciato spazio a interpretazioni. «Bisogna discuterne a fondo tra di noi».
Anche Dempster ha confermato che il confronto ci sarà. «Parleranno con calma e ritroveranno un accordo». Parole rassicuranti, almeno in apparenza.
La Red Bull-BORA-hansgrohe ha ancora tutte le carte per giocarsi un posto sul podio del Tour de France. Evenepoel è pienamente in corsa, mentre Lipowitz continua a dimostrare una condizione eccellente. Proprio per questo motivo il chiarimento interno diventa fondamentale.
Le grandi corse si vincono con le gambe, ma anche con la fiducia reciproca. E quella fiducia, dopo appena sei tappe, sembra aver subito la prima vera crepa.
Il Tour entra adesso nel suo momento decisivo. Le montagne non aspettano nessuno e, se la Red Bull-BORA-hansgrohe vuole davvero sfidare i colossi rappresentati da Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard, dovrà ritrovare rapidamente quell'unità che fino a oggi era stata uno dei suoi punti di forza.