Ralph Denk, team manager della Red Bull-BORA-hansgrohe, promuove Remco Evenepoel dopo la prima stagione nella squadra: «Al Tour abbiamo visto il miglior Remco della sua carriera». Tredici vittorie, il secondo posto in Francia e una maturità in crescita.
È la legge dell’alto livello: prima ancora che cali il sipario su una stagione, bisogna già preparare la successiva. Vale anche per Remco Evenepoel, protagonista di un 2026 positivo nella sua prima annata con la Red Bull-BORA-hansgrohe. Il quarto posto al Giro di Lombardia, ultima grande classica della stagione - prima della Chrono des Nations, in programma domenica - non ha cambiato il giudizio di Ralph Denk. Il team manager tedesco ha assegnato al belga un voto netto: «Nove su dieci».
Un giudizio particolarmente significativo, considerando che Evenepoel non ha conquistato né un Grande Giro né una Classica Monumento. Il suo bilancio resta però imponente: tredici vittorie individuali, tra cui l’Amstel Gold Race, due tappe del Tour de France, la Classica di San Sebastián, il Gran Premio del Québec, il quarto titolo mondiale consecutivo a cronometro e il campionato europeo in linea. Con il titolo continentale, Evenepoel ha completato una collezione straordinaria: è campione nazionale, europeo, mondiale e olimpico sia su strada sia a cronometro.
L’obiettivo principale della stagione era migliorare il risultato ottenuto al Tour de France. Dopo il passaggio dalla Soudal Quick-Step alla struttura Red Bull, Evenepoel puntava a compiere un passo avanti nella corsa francese. Il secondo posto finale ha confermato le sue ambizioni. La classifica va letta anche alla luce del ritiro di Jonas Vingegaard, che ha modificato gli equilibri della corsa. Ma il belga ha comunque offerto una prestazione di grande valore, soprattutto nella seconda parte del Tour, vincendo la quindicesima e la sedicesima tappa.
Il momento simbolo è stato il successo davanti a Tadej Pogačar sul Plateau de Solaison. Per Denk, quella è stata la vittoria più importante dell’intera stagione: «Al Tour abbiamo visto il miglior Remco della sua carriera. Come team manager sono felice, perché siamo riusciti a ottenere il massimo da lui». Il secondo posto ha rafforzato la convinzione di poter vincere, un giorno, la maglia gialla. «Quando arrivi secondo - ha spiegato Denk - puoi pensare di avere anche la possibilità di vincere. In tre settimane possono succedere molte cose: un avversario può avere una giornata difficile, ammalarsi o cadere». Il divario da Pogacar resta, ma Evenepoel si è avvicinato alla posizione necessaria per sfruttare un’eventuale occasione.
Il 2026 è stato anche un anno di sperimentazione sul piano tecnico. Per la prima volta nella nuova squadra, Evenepoel ha lavorato con due allenatori dai metodi differenti: Dan Lorang nella prima parte della stagione e Tim Heemskerk, ex preparatore di Vingegaard, in vista del Tour. L’avvio è stato particolarmente intenso: Evenepoel ha cominciato a gareggiare il 29 gennaio e ha ottenuto sei vittorie già entro il 17 febbraio, oltre al successo nella cronosquadre di Maiorca. La primavera ha confermato la sua competitività, nonostante le difficoltà in salita all’UAE Tour e la caduta al Giro di Catalogna.
Successivamente Heemskerk ha scelto un approccio più moderato, preparando il Tour senza gare intermedie. Una strategia che ha dato risultati e fornito alla squadra una base importante per il futuro.
«Vinceva per noi a gennaio ed era ancora in corsa sabato al Lombardia - ha sottolineato Denk -. Tra quei due momenti ci sono dieci mesi. È un ottimo segnale». La crescita di Evenepoel non si misura soltanto con le vittorie. Il belga è arrivato tra i primi quattro in tutte le Monumento disputate: terzo al Giro delle Fiandre, terzo alla Liegi-Bastogne-Liegi e quarto al Lombardia. Per Denk, il piazzamento al Fiandre ha un valore particolare: «Ha dimostrato di poter vincere. Al suo posto darei molto peso a quella gara. Ha le capacità per lottare con Pogačar e Van der Poel».
Anche lo sprint, un tempo considerato uno dei suoi punti deboli, è diventato un’arma. I successi all’Amstel, a Québec e agli Europei hanno mostrato una maggiore esplosività, non solo negli arrivi ristretti ma anche in pianura. Resta però un aspetto da perfezionare: la risposta sulle pendenze più severe. Il Lombardia ha evidenziato una difficoltà nei finali più impegnativi, in contrasto con i progressi mostrati allo sprint.
Denk ha ipotizzato che la freschezza atletica possa aver avuto un ruolo: «Paul Seixas era su un altro livello. Tutti gli altri erano piuttosto vicini». Poi ha aggiunto: «Per arrivare al Lombardia al massimo, forse sarebbe stato meglio saltare i Campionati Europei». Il titolo continentale aveva un valore enorme per Evenepoel, ma la collocazione ravvicinata con Mondiali e Lombardia potrebbe spingere la squadra a rivedere il calendario del 2027. Per un corridore capace di competere su terreni tanto diversi, la scelta delle gare sarà importante quanto la preparazione.
La prima stagione nella Red Bull-BORA-hansgrohe ha restituito un Evenepoel più completo e più sereno. Il belga sembra meno incline a innervosirsi, più consapevole della propria preparazione e più capace di accettare l’evoluzione della corsa anche nelle giornate difficili. Per definire il calendario del 2027, Denk si confronterà con il suo leader e con i percorsi dei Grandi Giri. Evenepoel ha già aperto alla possibilità di partecipare al Giro d’Italia. «Ma il ciclismo non è come il calcio, dove il campo è sempre lo stesso - ha precisato Denk -. Dobbiamo analizzare anche i percorsi».
Il voto è dunque nove. Non la perfezione, ma la conferma che il progetto è sulla strada giusta. E che il prossimo passo, per Evenepoel, sarà trasformare una stagione eccellente nella stagione della maglia gialla.