Cino, che era il settimo di dieci figli. Cino, che vinse a Pitigliano, e il suo datore di lavoro in una tipografia gli dette due mesi per decidere se continuare a fare il fattorino o scegliere di diventare un corridore. Cino, che con Bartali coltivava una rivalità antica. Cino, che a Coppi, infortunato, concesse la possibilità di rinviare la finale del campionato italiano di inseguimento del 1942, e poi ne fu sconfitto. Cino, che fu il primo a presiedere l’Associazione dei ciclisti italiani. Cino, che ideò, progettò e perfezionò attacchi, manubri, telai, infine biciclette Cinelli. Cino, che spiegava come neppure una delle sue biciclette fosse mai stata prodotta fuori dalla sua fabbrica. Cino, che quando si ritirò dal ciclismo, si dedicò alle olive, e le coltivava con la stessa passione e precisione con cui creava biciclette.
Cino Cinelli era un signore. Un signor corridore: tre tappe al Giro (nel 1938 e 1939), un Giro di Lombardia (nel 1938), una Milano-Sanremo (nel 1943), e ancora classiche come il Giro dell’Appennino, la Coppa Bernocchi, il Giro di Campania, la Tre Valli Varesine, il Giro del Piemonte… Un signor presidente: riunì e governò i corridori, chiese attenzione e ottenne rispetto. Un signor artigiano, costruttore, industriale: la sua bicicletta è sempre stata all’avanguardia, un gioiello su strada e su pista. Era, soprattutto, un signore: semplice, modesto, elegante, un testimone consapevole, un ambasciatore silenzioso, un protagonista ammirato da chi viveva nel ciclismo e forse trascurato da chi ne abitava lontano o ai margini.
Montespertoli, una trentina di chilometri da Firenze, l’aria che sa di Chianti, la sua Montespertoli, perché qui Cino Cinelli è nato (nel 1916) ed è morto (nel 2001), gli ha dedicato un murale in via Sonnino 19. Lo ha firmato Skan, lo ha intitolato “La memoria ritrovata”, lo ha accolto Forme, il festival di Arte Pubblica del Comune di Montespertoli, lo ha coprogettato A Testa Alta con la curatela di Street Levels Group e il sostegno di Fondazione CR Firenze. Le foto sono di Leonardo Chiarabini.
Quel volto, a diversi livelli e gradi, così com’era sfaccettata la sua vita da corridore, da presidente, da industriale, è ora un meritatissimo omaggio della sua gente, della sua terra, della sua Montespertoli. Cino, più vicino. Per sempre.