Tadej Pogacar è stato intervistato da The Athletic e ha rilasciato importanti dichiarazioni sulla sua caduta e le sue attuali condizioni: «Quando ho visto che avevo tre vertebre rotte, sono stato semplicemente felice di essere vivo, o anche solo di essere ancora in piedi. Per le prime due settimane dopo l'incidente, mentalmente non stavo bene. Ero davvero giù, non ero una persona piacevole con cui stare. Ero semplicemente depresso: dovevo farmi fare la doccia con l'aiuto del medico della squadra, non riuscivo a stare in piedi senza avere le vertigini, ero completamente fuori fase, sono stati momenti davvero duri».
Decisivo per il ritorno alla normalità è stato il ritorno in sella: «Quando ho iniziato a salire sui rulli e a fare fisioterapia, ho cominciato a sentirmi meglio, anche mentalmente. Ma era una battaglia quotidiana. Alcuni giorni volevo fare tutto, altri non volevo fare assolutamente nulla».
Una situazione seria e la domanda sorge spontanea: come si conciliava con il desiderio di correre il campionato Europeo?
Spiega Tadej: «Conoscevo ogni singolo metro di strada, mi ero allenato tantissimo su quelle salite. Tutta la mia famiglia viene da lì, pensare di poter correre è stato per me uno stimolo importante per il recupero. Poi una radiografia effettuata dopo tre settimane dalla caduta ha spento le speranze: la frattura non era guarita bene, capisco bene che medici e tecnici non fossero contenti di vedermi correre».
La situazione continua a migliorare ma il problema non è ancora del tutto risolto: «Se adesso dovessi cadere di nuovo, potrebbe essere molto problematico. Tutti dicono che sono stato fortunato. Più parli con le persone, più scopri quanto sia grave questo tipo di infortunio. A dire la verità, fa un po' paura pensarci. Ora per fortuna non ho più alcun fastidio, devo stare attento a non cadere di nuovo in bicicletta e a non fare sollevamenti pesanti con il braccio sinistro, perché potrebbero avere conseguenze anche per il collo».
Da questa consapevolezza, nasce una riflessione sulla sicurezza: «Le velocità sono molto più elevate che in passato, ma gli arrivi sono rimasti gli stessi: quando pedaliamo dobbiamo evitare fondi stradali dissestati, buche, dossi artificiali e rotatorie. All'UCI dico che ci sono molte cose da fare, sicuramente non misurare i calzini e la larghezza del manubrio».