Durante il rinfresco post-Community Ride ieri sera presso Cicli Drali, Alessandro Petacchi ha posato per noi con la scarpa DMT di Tadej Pogacar e si è così espresso sulla supremazia del fuoriclasse sloveno: «Innanzitutto è un orgoglio, per l'azienda che rappresento, sapere che Tadej utilizzerà le nostre scarpe finché correrà e "curare" il corridore più forte al mondo. Dal mio punto di vista è bello vedere la sua classe e la continua ricerca della vittoria, da fuori sembra quasi che non fatichi ma c'è un sacrificio massacrante dietro i suoi risultati. Non vedo perché dovrebbe rinunciare a vincere quando lo può fare. Nella storia del ciclismo c'è stato un Cannibale di nome Eddy Merckx che ha vinto oltre 500 corse e tuttora si parla di lui».
Nella stessa serata abbiamo sottoposto analogo tema a Evgenij Berzin: «Vero, a essere divertente è la lotta per il 2° e 3° posto perché purtroppo per il 1° non c'è battaglia contro la UAE e il suo leader. Però le supremazie ci sono sempre state, ai miei tempi non era tanto diverso: quando vinceva sempre Indurain, pure lui stava sulle...»
Se c'è una lotta più avvincente in questo Tour è quella per la maglia verde. E qui torniamo da Petacchi, uno dei soli tre italiani ad aggiudicarsela (nel 2010) che ci ha dato la sua chiave di lettura sui principali contendenti: «Mads Pedersen l'ha puntata fin dal primo giorno e la sta conservando attraverso quei traguardi volanti o quelle tappe dove Tim Merlier fa magari più fatica, d'altro canto il belga della Soudal Quick-Step si sta confermando il velocista più forte al mondo. Sta mettendo a segno volate incredibili, che coniugano velocità e lucidità. Sarà una bellissima lotta, perché ci sono un paio di arrivi dove Merlier ha tanti punti a disposizione ma i percorsi possono prestare il fianco a Pedersen. A parte il loro duello, comunque, il favorito a Parigi sarà Van Der Poel».
Prima di salutarci, la domanda delle domande per uno sprinter di razza purissima come lui: come sono le volate di Merlier rispetto a quelle di Petacchi? «Paragone difficile, ma devo dire che Tim ha uno stile simile a quello che avevo io. Non ti brucia negli ultimi 50 metri, è capace di vincere partendo dall'ottava o nona posizione come feci io, ad esempio, a Nevers nel Tour del 2003».