La Corte Nazionale di Appello Antidoping ha ridotto da otto anni a sei mesi la squalifica di Marco Moretto (nella foto a sinistra), presidente della società ciclistica Team Salus Seregno. Il ricorso è stato accolto solo in parte: cade l’accusa di complicità, resta la violazione dell’obbligo di segnalazione, ma anche in questo caso è probabile che la violazione e la conseguente sospensione di sei mesi possa essere considerata come già scontata (presofferto, ndr).
Il caso riguarda le flebo di vitamina B12 e ferro somministrate nella stagione 2025 ad atleti juniores, quasi tutti minorenni, all’insaputa dei genitori. Secondo l’accusa le praticava l’allora direttore sportivo Danilo Napolitano, privo di competenze sanitarie. Il 1° luglio scorso il Tribunale nazionale antidoping aveva condannato Moretto a otto anni di squalifica per violazione degli articoli 2.9 e 3.1 del Codice sportivo antidoping, con una multa di 3.000 euro e 500 euro di spese.
In appello i giudici hanno escluso l’articolo 2.9, quello sulla complicità intenzionale. Non emerge, spiegano, alcun contributo materiale del presidente, mai presente alle somministrazioni, né la prova che ne fosse consapevole mentre avvenivano. Le segnalazioni dei genitori sono di difficile accertamento e maturate in un clima di tensione con il direttore sportivo. Per la Corte Moretto – difeso dall’avvocato Pietro Giovanardi - avviò verifiche interne e il ritardo si spiega con la complessità della vicenda. Confermata invece la responsabilità per l’articolo 3.1. Il presidente informò soltanto il responsabile “safeguarding” della società e non l’organizzazione antidoping, pur sapendo che il direttore sportivo aveva ammesso di aver usato ferro e B12. Secondo i giudici, quindi, non è stato “sufficientemente diligente”.