Alla presentazione del Giro abbiamo incontrato Antonio Tiberi e Franco Pellizotti, il suo direttore sportivo alla Bahrain Victorious che scruta il tracciato, lo pesa e spinge il corridore romano sulle strade rosa. Due anni fa, 5° in generale e maglia bianca dei giovani; ora nel 2027, Tiberi ha l’occasione di ripartire dal Giro dopo un 2026 incolore e un Tour de France di sofferenza. «Antonio ha bisogno del calore della gente, gli serve, e già quello ti dà una marcia in più – spiega Pellizotti -. E poi ci sono due tappe nella sua regione, c’è tanto Lazio e l’arrivo finale a Roma. Contano molto anche le sensazioni del ragazzo, che cosa sente dentro nel cuore».
Pellizotti, come vede il Giro?
«E’ sicuramente adatto a Tiberi. C’è una cronoscalata che non è una vera cronoscalata e un’altra crono molto veloce. Dovrà lavorare molto, perché comunque nell'ultima settimana ci saranno salite veramente impegnative. Per ora nel nostro programma al Giro c’è Tiberi. Faremo il ritiro a Calpe in Spagna dal 7 al 21 dicembre, e lì sicuramente avremo tempo di sederci con i corridori e parlare di programmi».
Da friulano, c’è tanta sua regione nel tracciato: la partenza da Trieste, Cervignano, Sacile, Pordenone e lo Zoncolan.
«Se lo guardo con i miei occhi da professionista, penso subito allo Zoncolan. Per me è una tappa particolare. L'unica volta che ho pianto in vita mia è stata quando sono arrivato secondo dietro a Rogers (era il 2014, ndr). Lo Zoncolan per me è una tappa simbolo. Dopo, vabbè, è chiaro, c'è il doppio Mortirolo, ci sono tante tappe belle, importanti, però personalmente lo Zoncolan è la tappa che ho più nel cuore».
Per quanto riguarda l'inizio, quella tappa inaugurale a Trieste da 2.400 metri di dislivello non è facile, così come anche la seconda.
«Sì, non c'è una tappa facile, la prima è quella di Misano al quarto giorno. Sono tutte tappe con trabocchetti nel finale, non facili, non scontate, e poi dipenderà molto dalle squadre e dai velocisti che ci saranno. È un Giro che mi piace molto perché ci sono pochi trasferimenti rispetto agli anni scorsi e questo per noi, ma anche per i corridori, è fondamentale per il recupero. Se andiamo a guardare il dislivello, sono 50.000 metri, non tantissimi su 21 giorni. Però ci sono tappe veramente difficili, in vita mia penso di non averne mai fatta una da 5.700 metri di dislivello (quella di Aprica, ndr). E ci sono frazioni intermedie dove magari non ci sono grandissime altimetrie, però non sono nemmeno piatte piatte o di trasferimento».
Torniamo alle crono: quella di Campo di Giove ha 12 chilometri in salita, Monza è velocissima ed è lunga 37 chilometri.
«Non ho mai fatto Campo di Giove, però a vedere non sembra una salita impossibile. Per Tiberi è una crono che può andar bene, perché Antonio va forte e in salita si difende molto bene».
Con queste salite uno scalatore come Seixas, se dovesse venire al Giro, sarebbe favorito rispetto a un cronoman fortissimo come Evenepoel o a Tiberi?
«Ma sai, ci sono due o tre tappe dove sicuramente gli scalatori hanno pane per i loro denti. Le tappe dello Zoncolan e di Madonna di Campiglio, e prima ancora quella della Lunigiana. Però è anche vero che all'ultima settimana bisogna vedere sempre come ci si arriva».