Era la Fuga. Fuga dei venti o foga dei venti. “La violenza dei venti – scrive Emanuele Repetti nel suo “Dizionario geografico, storico, fisico della Toscana” – che soffiano su quelle nude sommità dell’Appennino”. E’ la Futa: tra Toscana ed Emilia, tra Firenze e Bologna, tra Barberino di Mugello e Firenzuola, la statale 65 che porta fino a 903 metri di altitudine. Dal 1927 al 1957 nel percorso delle Mille Miglia, automobilismo, dal 1979 al 1998 in quello della Cronoscalata della Futa, ciclismo.
Bruno Confortini, già autore delle biografie di Guido Boni (Geo, 2015) e Franco Lotti (Geo, 2022), ha scritto “La cronoscalata dei campioni” (Edizioni Noferini, 100 pagine, 15 euro), prezioso libro di cronache, foto e ricordi (ma anche volantini, ritagli e statistiche) sulla corsa dedicata a Gastone Nencini, 14 chilometri da Barberino al Passo. Perché Gastone era di quelle parti (Bilancino di Barberino), perché per Gastone sui muri delle case e sui tornanti della strada gli sportivi scrivevano (in stampatello, a lettere cubitali) W NENCINI, perché per Gastone in cima al Passo c’è un monumento ispirato alle sue imprese, perché a Gastone dal 1980 quella corsa è stata intitolata come Memorial Nencini, tant’è che Gastone compare anche sulla copertina, al Tour de France, in maglia gialla, le mani alte sul manubrio e una smorfia commovente come un sorriso. “Ricordo ancora quando mi raccontava dei suoi allenamenti – scrive nella prefazione Elisabetta Nencini, la figlia di Gastone -. Partiva da Bilancino per arrivare pedalando fino a Milano e ritorno. ‘Non è possibile, babbo, sono troppi chilometri!’, gli dissi una volta, incredula”.
Quei 14 chilometri e 635 metri di dislivello da 268 a 903 metri, quasi il 5 percento di pendenza media con un chilometro al 7, era sfida e duello, premondiale e passerella, specchio e riflettore. Cominciò con i dilettanti, finì con i professionisti, ricominciò nel 2020 con juniores e Under 23 (e con le mascherine per la pandemia del Covid). Fra i professionisti, in 20 edizioni, 184 atleti da 19 Paesi e tre continenti. E tra i vincitori, Gibì Baronchelli (il primo) e Saronni, Moser e Bugno, Chiappucci e Rebellin (l’ultimo). Il record appartiene a Francesco Casagrande: 25’21” a oltre 33 di media. Solo un terzo posto per Pantani, era il 1992, preceduto da Ghirotto e Della Santa. Oggi, come tante altre corse, appartiene soltanto alla memoria.
“Chissà quante volte – si chiede Elisabetta Nencini pensando al babbo Gastone – è passato da questa vetta, tra sudore e sogni, fermandosi per un saluto veloce agli amici e ai tifosi”. La Fuga, la Futa. Il ciclismo.