Cinquantacinque scatole. Ciascuna scatola corrispondeva a un anno di lavoro, dal 1956 al 2011, e conteneva dalle 100 alle 200 buste. E ciascuna busta conteneva circa 150 negativi. Totale: poco meno di un milione di negativi. Individuati, selezionati, estratti, catalogati, riscansionati, rinominati, ordinati, oltre 3200 scatti ciclistici rappresentano la prima parte dell’archivio di Giuseppe Missinato che il Comune di Caneva ha oggi a sua disposizione e mette finalmente a disposizione di tutti.
Un patrimonio, un tesoro, una ricchezza creata e accumulata, giorno dopo giorno, scatto dopo scatto, da Giuseppe Missinato, che se lo chiamavi Giuseppe, e non Bepi, neppure si voltava. Era il 1956, appunto, quando Bepi aveva aperto una bottega di fotografo a Sacile insieme con il gemello Aldo. Con il tempo, si sarebbero spartiti le competenze territoriali: Bepi verso Cordignano (fotografo del “Gazzettino”), tant’è che a Cordignano avrebbe aperto un altro negozio, e Aldo verso Pordenone (fotografo del “Messaggero Veneto”). Buono come il pane, specialista in barzellette, soprattutto grande lavoratore, Bepi fotografava tutti e di tutto, meglio se insieme, contemporaneamente, dai matrimoni ai funerali, dalla cronaca bianca a quella nera, dalle sfilate alle manifestazioni, dalla vita sociale al ciclismo. Qui gli archivisti, in particolare Elisa Vecchione, ha organizzato 18 sezioni tematiche: il Giro d’Italia, il Giro del Friuli, il Giro del Belvedere, il ciclocross e il cicloturismo, le gare in notturna, il Gruppo sportivo Caneva... Con un’attenzione speciale dedicata a Toni Pessot, pioniere del ciclismo friulano, e a Gino Bartali, che di Pessot era diventato grande amico e di Stevenà di Caneva affettuoso frequentatore.
“Quando ero piccolina – ricorda Eloisa Missinotto, figlia di Bepi -, il papà mi portava spesso dentro la Taverna di Pessot e lì, con orgoglio, mi faceva vedere la sua raccolta di cimeli. Maglie rosa, cappellini, ritagli e fotografie che lui stesso aveva scattato, appese dietro il bancone della taverna. E mi diceva: ‘Guarda, questo è il museo del ciclismo’. Io, perplessa, pensavo: ma che strano museo è questo? Solo crescendo ho capito l’importanza di quel luogo e di quel personaggio, di Toni”. Fu proprio dall’amicizia di Toni Pessot con Gino Bartali che, insieme a Tino Chiaradia e Gianni Biz, alla fine del 1963 nacque il Gruppo sportivo Caneva. “Da qui, due anni fa, è partita la mia ricerca – spiega Eloisa, che ha la proprietà dell’archivio di fotografie del padre -. Un lavoro che ho potuto fare grazie al patrocinio del Comune di Sacile e del supporto, prima di tutto, di Giovanna Carlot. E di Elio Santin e Michele Biz. E grazie anche a Michele Filippi”. Un lavoro di gruppo, anzi, comunità. Quella di Caneva, guidata dai sindaci, prima Dino Salatin, ora Lucia De Marco, nel progetto per valorizzare il Museo del ciclismo Toni Pessot.
E le foto? Bepi saltava sulla bici, Rolleiflex a tracolla, e spesso arrivava prima di tutti, nei casi cronaca nera addirittura prima della polizia o dell’ambulanza. Aveva, come certi fotografi da cineteca, i suoi informatori. E allora, le foto? Più di spettatori che di corridori, più di piazze che di tornanti, più di memoria che di cronaca, più sociali che sportive, più di amicizie che di agonismi, più di umanità che di ciclismo. Storiche e geografiche, sorprendenti e struggenti, orgogliosamente territoriali.