Greg LeMond è tornato ad attaccare Lance Armstrong. Tra i due statunitensi non c’è mai stato buon sangue. Armstrong si è ritirato nel 2011 dopo quasi 20 anni di ciclismo, mentre LeMond è stato professionista dal 1981 al 1994.
Nel programma “Ravito” del quotidiano francese Le Télégramme, ieri è andata in onda un’intervista di oltre 30 minuti in cui il tre volte vincitore della Grande Boucle è tornato sulla rivalità con il connazionale, squalificato a vita e privato dei sette Tour conquistati. Non solo Armstrong nell’intervista, ma è stato ripercorso il duello con Fignon nel 1989 e la crisi che, poche settimane prima, aveva portato Lemond a pensare di ritirarsi.
Greg LeMond non usa mezze parole: «Ho visto il suo VO₂ max. Non poteva vincere il Tour a meno di avere un sostegno enorme, ben oltre il semplice doping». Un’accusa che LeMond formula come propria valutazione, mentre Armstrong ha ammesso di essersi dopato ed è stato privato dei sette successi alla Grande Boucle.
Ma il giudizio dell’americano va oltre le prestazioni sportive. «Mi ha trattato malissimo. Non sopportavo il suo atteggiamento verso gli altri corridori. Ricordo il giorno in cui minacciò (Marco) Pantani sul Mont Ventoux. Non sopportavo il suo modo di porsi nei confronti degli altri corridori», ha continuato LeMond. Poi racconta di aver sperato a lungo che Armstrong lo lasciasse in pace: «Ha voluto distruggermi». LeMond sostiene che il connazionale abbia compiuto azioni che non può riferire pubblicamente perché coinvolgono la sua famiglia. «È una cattiva persona», conclude. Sono accuse gravi, riportate come dichiarazioni di LeMond, che nell’intervista non entra nei dettagli.
Il racconto si allarga poi agli anni della sua carriera e a un’altra rivalità, quella con Laurent Fignon. Il Tour del 1989 resta quello più impresso: LeMond lo vinse con appena otto secondi di vantaggio sul francese, al termine di una delle edizioni più combattute. Ma, per lui, il momento più alto sul piano atletico era stato il 1986, quando arrivò davanti al suo eroe, Bernard Hinault.
Il successo del 1989, ricorda, arrivò dopo una crisi profonda. Durante il Giro d’Italia aveva perso molto tempo e, nell’ultima settimana, pensò di smettere: «Volevo mollare proprio quel giorno». Al Tour, con la squadra belga ADR, LeMond non partì pensando alla vittoria: prima sperò in una tappa, poi in un piazzamento tra i primi cinque. La maglia gialla conquistata a Rennes cambiò la prospettiva; le montagne avrebbero deciso il resto.
«Nel 1989 c'è stato un momento in cui ho voluto mollare tutto; ho pianto insieme a mia moglie. La pressione era diventata insopportabile. Durante l'ultima settimana del Giro d'Italia avevo perso 17 minuti da Stephen Roche – lo statunitense chiuse il Giro al 39° posto - E pensare che ero in una condizione pari alla sua! In quel periodo soffrivo di allergie molto forti, all'epoca non lo sapevo e poi ho perso il 70% delle mie possibilità. Venendo da un Giro così ero già contento di essere al Tour; avevo fiducia nel fatto che la mia squadra si sarebbe comportata bene. Poi ho ottenuto un quarto posto nel prologo, il che era un buon segnale, ma ero soprattutto felicissimo di essere tornato al Tour: è sempre una corsa speciale. Ho sempre detto di aver costruito la mia carriera proprio per questo».
Per lui il 1989 è l’anno più bello. «Quello fu un bellissimo duello tra Laurent e me. Ma, dal punto di vista fisico, credo che il 1986 sia stato il mio miglior Tour de France: ho vinto davanti a Bernard Hinault, che per me era un eroe, oltre a essere uno dei più grandi di sempre».
LeMond intreccia così il risentimento verso Armstrong e i ricordi di una carriera segnata da grandi duelli e momenti di fragilità. Il Tour del 1989 gli consegnò una vittoria memorabile; il racconto di oggi mostra quanto, per lui alcune ferite siano rimaste aperte e di come certi traumi visti durante gli anni in cui correva, ancora siano presenti nella sua mente, come se, le ombre del suo passato, offuschino ancora quei grandi risultati che solo pochi corridori sono riusciti a conquistare.