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GATTI & MISFATTI. ANTEPRIMA ESCLUSIVA: COSI’ ANDRA’ SUL BLOCKHAUS
di Cristiano Gatti | 14/05/2026 | 18:30

Non si possono lasciare i mari del Sud, l'amatissima Napoli, le tappe di rodaggio del Giro, senza elevare due superlativi: uno a Ballerini per come sfrutta l'occasione di piazza Plebiscito (e aggiungo per l'intera Astana, finora con la Uae maglia rosa a squadre della combattività), il secondo al giovane prodigio Magnier, che ci lascia la zampa nella caduta fatale sulle saponette dei perfidi porfidi, eppure freddo e fulmineo nel riprendere la bici, pescare subito il pedale e infine lanciare una rimonta spaventosa e spettacolare. Dice: ma ha perso. Non faccio conto, parlo del gesto, che stavolta vale una vittoria. (Ri)vedere per credere.

Stavolta aggiungerei un encomio anche al disegnatore del Giro. E' vero che bastano due gocce (puntualmente arrivano proprio in quei cinque minuti finali, premio Coppa Cobram di Fantozzi) per trasformare le pietre in pista di pattinaggio, è vero che il buon Milan lancia il suo anatema (“Non capisco perchè cercare certi arrivi, è completamente assurdo”), ma nonostante tutto dico e confermo che un arrivo diverso rispetto al solito Caracciolo ci sta, servono anche la creatività e l'originalità, vedi Torriani, nonostante la fantasia infligga al gruppo prove più difficoltose di equilibrio e acrobazia. Tra gli ortodossi, siamo sempre alla solita indignazione: che senso ha correre ancora la Roubaix, oggi aggiungo le Strade Bianche, ma dai, è anacronistico, è folle, “è completamente assurdo”. Eppure, la noia si vince anche così, come dimostra proprio questa tappa napoletana: la corrono molli come fichi, si sostiene ancora irrigiditi dal freddo del giorno prima, a 8 chilometri dal traguardo (dato accertato) sono a 40 orari, velocità di crociera per non dire niente di peggio. Poi quel finale. Certo, è più rischioso, è più difficile, ma non è pericoloso, perchè sale: e questo diventa dirimente. Se non c'è pericolo di farsi male (vedi prima tappa), un arrivo così diventa maledettamente interessante. Guarda caso, se lo porta a casa uno specialista di pietre e classiche del Nord, segno che comunque l'abilità conta sempre qualcosa. E non c'è altro da aggiungere. Chiuso.

Piuttosto, apriamo il Giro. Il Giro della classifica, il Giro più atteso e più vero, nella speranza collettiva che finalmente si apra davvero. Ci hanno fatto una testa così con il Blockhaus, inutile muoversi fino al Blockhaus, tutto comincia sul Blockhaus, vedrai che botte sul Blockhaus: ecco, appunto, vediamoci questo Blockhaus. Dai verbali che ho raccolto in tutte queste giornate, la corsa è già scritta (non da me, da loro). Riporto il programma brevemente, sembra il pendolino di Maurizio Mosca, o la palla di vetro del Mago Otelma, ma è tutto previsto fino al minimo dettaglio (e non voglio rogne se non va così, non è roba mia). Per farla breve. Primo: Vingegaard attacca e prende la maglia, che poi rinforzerà nella crono toscana, perchè in vista Tour vuole chiuderla in fretta e sprecare il meno possibile. Secondo: Pellizzari sarà lì con lui, vicinissimo a lui, perchè è finalmente maturo al punto giusto e perchè se dio vuole può correre da capitano, certo non sprecherà questa occasione, vero salto di qualità nel bel mondo delle star. Terzo: sempre se Dio vuole, finalmente entrerà in scena questo Gee che la Lidl ha designato come uomo da classifica, sacrificandogli il nostro Ciccone nel modo più indecoroso. Quarto: la Ineos chiaramente slegherà Arensman, tenuto alla catena finora, ma raccontato fortissimo. Quinto: le sorprese, che come dice Garzelli sono sempre possibili, così come può sempre succedere di tutto (poi magari ci spiegano perchè servano gli opinionisti per dire quello che dicono alla scuola materna). Quinto: Ciccone, lui, la vera vittima di questo Giro, colato a picco a Potenza senza nemmeno un formale tentativo di aiuto, almeno fino al Blockhaus, dove avrebbe voluto (potuto) arrivare vestito da confetto tra la sua gente d'Abruzzo. Giulio, con che spirito vai adesso sul Blockhaus, gli chiedo sui sampietrini di piazza Plebiscito, dunque qui meglio detti plebiscitini. Risposta sintetica, scarsa, essenziale, più profonda di mille discorsi: “Lo spirito è finito ieri”. Non serve l'interprete. Ha tutte le ragioni. Voto Cicco.

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