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DE MARCHI. «ACCANTO A FROOME, CERCARE RISCATTO SARA' ANCORA PIU' EMOZIONANTE»
di Francesca Monzone | 13/01/2021 | 08:14

Nonostante le difficoltà, la curiosità e la fantasia di Alessandro De Marchi non si sono affievolite. Un biennio difficile per il friulano che, dopo l’incidente al Tour de France 2019, si è trovato a rincorrere un 2020 dove i problemi, tra Covid-19 e una squadra verso la chiusura, hanno reso più complicato il suo rientro.

Il Rosso di Buja è l’uomo delle fughe perchè rappresentano il suo momento migliore ed è così che gli piace vincere. Il 2021 lo immagina come un anno speciale, in una squadra in cui crede e con la quale trovare quella vittoria che manca da troppo tempo. Froome per De Marchi sarà uno stimolo in più, con la voglia di aiutare Chris a vincere il Tour. Cerca una stagione nuova il friulano, attraverso un successo personale e la possibilità di andare alle Olimpiadi. Il Giro d’Italia vuole correrlo da protagonista e spera in una stagione positiva per se stesso e tutto il ciclismo.

Come partirà la sua stagione?
«Andrò a Girona in Spagna per un ritiro con la squadra. Il programma non è stato ancora fatto, ma sarebbe bello poter fare il Giro e anche le Olimpiadi».

Cosa si aspetta da questa nuova squadra?
«Spero prima di tutto di poter avere una stagione normale, con molte corse in un calendario il più normale possibile. Con la Israel Start Up Nation potrò impostare un anno completamente nuovo, mi darà quel rinnovamento di cui avevo bisogno. Loro mi danno stimoli nuovi e il loro modo di fare mi piace molto, si lavora bene e tanto ma lo stress non è elevato».

Lei ha detto che la curiosità è importante. Perché?
«Essere curiosi vuol dire aver voglia di scoprire ed è quello che voglio fare nel 2021. Sono curioso di mettermi alla prova e riprendere in mano la mia carriera di corridore. Vuol dire anche essere curiosi di vivere questa nuova avventura con la Israel Start Up Nation. Poi c’è la curiosità di correre insieme a Froome, un corridore importante che può dare tanto non solo a livello di vittorie ma anche di esperienze da condividere».

L’ultimo biennio è stato difficile per lei, come ha vissuto questo periodo?
«E’ stato molto difficile perché condizionato dall’incidente al Tour de France: ho impiegato tanto tempo per recuperare e, dopo una partenza in rincorsa, mi sono dovuto nuovamente fermare. E’ come se avessi vissuto due mezze stagioni, che sommate insieme non ne hanno fatta una buona. Adesso voglio lasciarmi tutto alle spalle e pensare ad una nuova stagione positiva. Poi c’era il problema del contratto e con la squadra».

Con la CCC come vi siete lasciati?
«Avevo il contratto in scadenza e poi la squadra ha iniziato ad avere problemi economici. Infine c’è stata la mia non convocazione al Giro d’Italia e questo ha inasprito i rapporti. Insomma ci siamo lasciati con l’amaro in bocca».

Il 2020 che anno è stato?
«Un anno difficile per tanti motivi, anche se delle cose positive ci sono state. Sono partito con l’idea di fare bene e lo stavo anche facendo, mi ero organizzato pensando ad una stagione lunga, che purtroppo si è fermata e poi è stata tutta concentrata in pochi mesi. C’è stato il colpo di coda della squadra con i problemi economici e il Tour non è andato bene. Insomma è stato un anno faticoso, ma sono ottimista e sono certo che le cose andranno meglio».

L’esclusione dal Giro d’Italia per lei è stata una delusione importante. Quanto ha influito questo nei rapporti con la squadra?
«Io sono un corridore che per andare bene ha bisogno di correre tanto, venivo da un Tour de France sicuramente sotto le aspettative e la doppietta con il Giro, a mio avviso, avrebbe funzionato bene. Per me la corsa rosa era il momento più importante della stagione, lo aspettavo e non correrlo è stato un duro colpo. Senza dubbio questo ha influito sui rapporti con il team».

Un anno difficile dove però gli aspetti positivi non sono mancati. Quali sono stati?
«Finalmente sono riuscito a finire la mia casa, un traguardo questo molto importante per me e la mia famiglia. Poi la Israel Start Up Nation mi ha voluto in squadra, sono stati loro a cercarmi e a propormi di correre insieme. Questo è molto gratificante per un corridore e in particolare per me, che venivo da un periodo difficile, vuol dire che ho seminato bene e che posso raccogliere dei buoni frutti».

Soddisfazioni ci sono state anche dal punto di vista professionale?
«Sicuramente la ripartenza è stata nuda e cruda e la prima parte della stagione stava andando bene, ho fatto un secondo posto ai campionati italiani a cronometro. Questo indicava che tutto stava procedendo bene, poi purtroppo sono subentrati altri fattori che hanno complicato le cose».

Dopo l'argento nel tricolore a cronometro, nei suoi progetti le prove contro il tempo che ruolo avranno?
«Sono molto soddisfatto di quel risultato e voglio continuare a migliorare nelle cronometro. Questa era un’idea che c’era già in passato, poi con l’incidente e una stagione sfalsata ho dovuto rivedere tutto, ma sicuramente da parte mia c’è la volontà di crescere ancora in questa disciplina dove so che posso far bene, certamente non sarò come Ganna ma a testa bassa so che potrò fare bene».

Lei è un corridore che ha sempre amato andare in fuga: è ancora così?
«Tutto parte dall’Androni, era il modo in cui impostavano le corse, poi a livello personale è qualcosa che mi da molta soddisfazione. Devo però considerare che adesso sono in una squadra con dei nuovi leader e che il tutto andrà calibrato nuovamente, ma penso che spazio riuscirò a trovarlo. Andare in fuga vuol dire non solo mettersi in mostra ma è un modo di mettersi alla prova, superare le proprie paure e questo mi piace».

Vincere dopo una fuga è sempre difficile, sono più i tentativi finiti male che i successi. Lei ha ottenuto delle vittorie in questo modo, quale ricorda con più affetto?
«Si può essere contenti anche dopo essere stati ripresi, certo la vittoria è sempre il finale migliore, ma correre da soli con il gruppo che ti insegue ti dà delle sensazioni particolari. E’ difficile decidere, sono cinque vittorie e ognuna ha avuto una sua storia importante per me. Forse quella che ho ottenuto al Giro dell’Emilia, essendo stata la prima, ha per me un significato un po’ diverso».

Lei ama il Giro d’Italia ma con la Vuelta di Spagna ha un rapporto speciale. Di cosa si tratta?
«La Vuelta è la corsa dove mi sono sempre divertito di più. Siamo nel finale di stagione e c’è meno stress e i percorsi mi si addicono di più, infatti ho conquistato tre vittorie in questa corsa. La Vuelta mi piace, ma il Giro è la corsa del cuore».

Lei ha avuto la possibilità di correre tutti e tre i grandi giri: che differenze ci sono?
«Il Tour senza dubbi è quella che io chiamo la bestiaccia. E’ una gara che può darti grandi soddisfazioni ma il più delle volte ti bastona, c’è l’espressione massima del ciclismo anche a livello di esasperazione dei gruppi. Il Giro per me che sono italiano ha qualcosa di unico e speciale ed è stato anche il mio primo grande giro come corridore e c’è la fuga che ritorna dove ho conquistato una tappa. La Vuelta è l’ultima delle tre, ma con un clima allegro e familiare e quella serenità che ti fa correre bene, è una gara aperta che da possibilità un po’ a tutti».

Lei ha parlato delle Olimpiadi e del desiderio di poter correre a Tokyo. Che cosa vuol dire prendere parte ad un evento come questo?
«Ho avuto la possibilità di partecipare ai Giochi di Rio, fu un’esperienza bellissima. Le Olimpiadi si corrono una volta ogni 4 anni, quindi sono un evento unico, dove ci sono tutti gli sport. Mi piacerebbe poter essere a Tokyo e vivere nuovamente questa gara».

Ha avuto modo di parlare di questo suo desiderio con Davide Cassani?
«Con Davide ho parlato anche lo scorso anno e c’era un minimo d’intesa sui programmi da fare e su come fare. Siamo sempre i contatto e siamo abbastanza allineati, poi naturalmente dobbiamo vedere anche il programma che deciderà di fare il team. Davide comunque sa cosa rappresentano per me le Olimpiadi».

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