Il percorso del Tour 2027 accende le ambizioni del Belgio: mentre Remco Evenepoel sogna la maglia gialla, Van Aert avrà il ruolo di cacciatore di tappe con Merlier e Philipsen.
Settantuno chilometri a cronometro, arrivi adatti ai velocisti e agli specialisti delle classiche: il percorso della prossima Grande Boucle offre molte occasioni ai corridori belgi. Ma tra le montagne e Pogacar, le promesse dovranno diventare risultati.
Il dato che ha acceso le speranze del Belgio è uno: 71 chilometri a cronometro e un uomo che la maglia iridata di specialità l’ha già indossata 4 volte consecutivamente. Il percorso del Tour de France 2027, con due prove individuali e una distribuzione delle salite diversa da quella degli ultimi anni, sembra offrire a Remco Evenepoel l’occasione per avvicinarsi a Tadej Pogacar. E non è tutto: tra volate, strappi e giornate da classiche, anche Wout van Aert, con Philipsen e Merlier, avranno diverse opportunità per lasciare il segno.
La prima settimana, in particolare, potrebbe regalare al Belgio più di una chance di vestire la maglia gialla. Le tappe iniziali promettono sprint, arrivi nervosi e salite brevi, terreno adatto tanto ai velocisti quanto ai corridori esplosivi. In questo scenario, anche Jasper Philipsen e Tim Merlier possono guardare con ambizione alle prime frazioni.
«Con Jasper Philipsen e Tim Merlier abbiamo due ottime carte da giocare negli sprint» osserva Axel Merckx, ex corridore e oggi talent scout e commentatore tecnico della televisione belga. Resta da capire se Merlier sarà al via e quale spazio avrà nella Soudal Quick-Step, chiamata a valutare anche il ruolo di Paul Magnier.
La prima occasione per cambiare padrone alla corsa potrebbe arrivare prima della cronometro individuale tra Blois e Chambord, lunga 38 chilometri. Per Evenepoel quella prova sarà un appuntamento centrale: il belga non ha mai indossato la maglia gialla al Tour e avrà la possibilità di sfruttare la specialità in cui eccelle, prima che la corsa entri nel vivo in montagna.
«È quasi un percorso su misura per Remco - dice Merckx nella sua rubrica su DH - Dato che è dominante a cronometro, gli organizzatori sembrano aver puntato sulle prove contro il tempo per mettere Pogacar fuori dalla sua zona di comfort». Secondo l’ex corridore, in uno scenario favorevole Evenepoel potrebbe guadagnare almeno due minuti sul rivale: una previsione che racconta le aspettative belghe, ma non cancella le incognite della corsa.
Le montagne, infatti, non mancano. Il Grand Colombier, i passaggi da Domancy e soprattutto la tappa del Col du Portet, con i suoi 5.400 metri di dislivello, metteranno alla prova anche il più ambizioso degli uomini di classifica. E la partenza britannica potrebbe rendere la corsa nervosa fin dai primi giorni, tra strade strette e rischio di vento. «Il Tour è una classica ogni giorno: la prima settimana non sarà un periodo di recupero. Bisognerà lottare quotidianamente», avverte Merckx.
Per Evenepoel la sfida comincia ben prima di luglio. La domanda è come costruire la stagione: puntare sul Tour, rinunciando al Giro d’Italia, o cercare un equilibrio con le Classiche? L’ipotesi della doppietta Giro-Tour convince poco anche all’interno della Red Bull-BORA-hansgrohe: il suo numero uno, Ralph Denk, si è detto poco entusiasta della combinazione.
«Se punta al Tour, sono certo che Remco non correrà il Giro», afferma Merckx. «Ma non punterei tutto soltanto sulla corsa francese». Le incognite di una gara di tre settimane rendono comprensibile l’idea di mantenere aperte altre ambizioni. Si torna così alle Classiche: Milano-Sanremo, la scelta tra Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix, e poi la Liegi-Bastogne-Liegi, già vinta due volte da Evenepoel.
La Roubaix resta l’opzione più controversa. «Al suo posto non ci andrei: farei il Fiandre, poi le Classiche delle Ardenne, per staccare e preparare il Tour», suggerisce Merckx. La questione è come conciliare la fame di nuove vittorie con una preparazione che lasci intatte le ambizioni di luglio. Dare priorità al Tour non significa necessariamente rinunciare a una primavera importante, ma serviranno scelte precise.
Anche per Van Aert, che invece vedremo correre per tutta la primavera, il tracciato del Tour offre motivi per guardare avanti. Il belga potrebbe puntare sulle tappe più selettive, quelle in cui la corsa si indurisce prima dello sprint. «Non è un velocista puro: può giocarsi le volate, ma battere corridori come Merlier o Magnier non è facile. È più un velocista-scattista», spiega Merckx.
Da qui l’interesse per una possibile intesa con Matthew Brennan, già rivelatasi utile alla Vuelta: il britannico potrebbe concentrarsi sugli arrivi allo sprint, Van Aert sulle giornate più dure. «Se la corsa si rivela impegnativa prima dell’arrivo, Wout conserva uno spunto veloce molto interessante», osserva Merckx. Perché la collaborazione funzioni, però, i compiti dovranno essere definiti in anticipo: «Ognuno deve avere una o più tappe designate come proprio obiettivo».
Con Van Aert e Brennan la squadra potrebbe avere più carte da giocare già nella prima settimana, senza escludere che il belga possa inserirsi nella lotta per la maglia gialla. Ma il percorso non appartiene soltanto al Belgio: tra i corridori adatti agli arrivi più resistenti c’è Mads Pedersen, mentre Mathieu van der Poel e Pogacar restano avversari da considerare.
Le occasioni, insomma, non mancano. Evenepoel avrà le cronometro per inseguire la classifica; Van Aert, gli strappi e le tappe logoranti per cercare vittorie. Il Tour 2027 strizza l’occhio al Belgio, ma a decidere saranno la strada, le montagne e la capacità di trasformare le aspettative in risultati.