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PAROLA AL DS VIK: «L'OBIETTIVO DELLA UNIBET AL GIRO SARANNO LE VITTORIE DI TAPPA»
di Federico Guido | 01/05/2026 | 11:25

Nel suo progressivo e costante percorso di crescita, quello che la giovane Unibet Rose Rockets andrà a raggiungere venerdì 8 maggio sarà un traguardo a dir poco storico: schierandosi al via della prima frazione del Giro d’Italia 2026, infatti, la formazione di Bas Tietema, Josse Wester e Devin van der Wiel si affaccerà per la prima volta nella sua storia sul palcoscenico delle grandi corse a tappe scrivendo una pagina memorabile della sua, fin qui breve, esistenza.

La compagine battente bandiera francese (ma olandese nell’anima) non verrà alla Corsa Rosa solamente per partecipare ma si presenterà con la dichiarata ambizione di lasciare il segno andando a caccia di vittorie di tappa, un obiettivo questo in cui uno dei team più virali del circus tenterà di aver successo puntando tutto o quasi sul ritrovato smalto in volata di Dylan Groenewgen.

Lo sprinter olandese sarà supportato da una squadra disegnata quasi totalmente per lui vista la presenza al suo interno di tutti gli uomini cardine del suo treno (costruito e oleato in questi mesi grazie alla sapiente regia dell’ex pro’ Marcel Kittel), ma nelle tappe più dure lascerà la responsabilità di tenere alta la bandiera dei Rockets ad un super veterano come Wout Poels che, all’ultimo (forse) ballo della carriera in un Grande Giro, andrà a caccia di quel successo che ancora gli manca per entrare nel ristretto club dei vincitori di tappe in tutti e tre i GT. Al loro fianco, la Unibet poi potrà contare su una batteria di attaccanti e passisti di rilevante qualità (Lukas Kubis, Hartthijs De Vries e Tomas Kopecky su tutti) pronta ad animare e a giocarsi le frazioni che arrideranno alle fughe da lontano.

La squadra dunque, pur orientata nettamente verso le volate di gruppo, ha le armi per togliersi soddisfazioni in giornate dai profili differenti e disputare fin dall’inizio un Giro da protagonista, certificando in questo modo un’ascesa che è passata e sta passando attraverso cambiamenti sempre più evidenti, tanto a livello di roster quanto di organizzazione interna. Di questo e della lineup che il team ha scelto per l’imminente Giro d’Italia abbiamo parlato al Giro di Turchia con uno dei direttori sportivi del team che sarà impegnato in Italia: Sverre Vik.

Sverre, che ne pensi di questa selezione?

È abbastanza chiaro che punteremo sugli sprint con Groenewegen e che con Poels proveremo a lottare per una vittoria di tappa nelle frazioni di montagna. Sarà piuttosto speciale per lui perché avendo già conquistato un successo sia al Tour che alla Vuelta avrà al Giro l’opportunità di chiudere il cerchio ed era una chance che non credeva di poter avere con la nostra squadra. Oltre a loro, Kubis potrà poi provare dire la sua in alcune delle frazioni più collinari…vediamo cosa riusciremo a combinare, ma sicuramente il nostro focus sarà sulle tappe senza alcuna ambizione per la classifica generale”.

Neanche per le altre classifiche?

Dipende. Penso che, su questo fronte, dovremo fare delle valutazioni dopo la prima settimana, capendo a che punto saremo noi e a come saranno messi gli altri. Se riusciamo a inserirci nelle fughe, non si può mai cosa può succedere, per cui resteremo aperti e positivi”.

Porterete corridori molto adatti a lanciarsi in azioni da lontano...

Esatto. Per le fughe potremo contare su Niklas Larsen, che ha dimostrato nelle classiche di essere molto forte (al Fiandre è stato il migliore dei nostri), Tomas Kopecky e Harthjis De Vries. In generale, penso che tutti i ragazzi stiano siano saliti di colpi in vista del Giro e quindi possiamo aspettarci da tutti un alto livello”.

Qual è l’aspetto a cui la squadra dovrà fare maggiore attenzione?

Ci presentiamo con una squadra per gli sprint e sappiamo che ci sono alcune tappe di montagna davvero dure a cui dobbiamo prestare attenzione, ma siamo preparati per questo. Credo non sia la sfida più grande, ma rappresenta comunque un bel banco di prova superare queste giornate. Ma questo vale per tutti gli sprinter presenti”.

Ci sarai anche tu a guidare il team dall’ammiraglia?

Sì, lunedì volerò direttamente in Bulgaria dalla Turchia. Anche per me sarà il primo Grande Giro. Ho già fatto tre settimane di gara consecutive, ma non nella stessa corsa. Sarà dunque una nuova esperienza anche per me con tante cose interessanti…Spero di poter imparare molto da questa opportunità”.

Il team è uno dei più presenti e impegnati del gruppo a livello social quindi immagino vi porterete al seguito diversi ragazzi per documentare e registrare tutta l’avventura.

Avremo un buon comparto media al seguito della corsa. In tutto, oltre ai tre fondatori del team, ci saranno con noi dai quattro ai sei ragazzi, ma ci sarà qualche turnazione durante il Giro perché parliamo di una gara che, anche per loro che lavorano davvero sodo, sarà lunga e intensa”.

Possiamo considerare la partecipazione di Harthjis e Thomas una sorta di riconoscimento per quello che hanno fatto con la squadra in questi anni?

Sì, penso che in un certo senso rappresenti anche un modo per ricambiare il loro impegno, ma per noi la performance viene comunque prima della storia perché è su quello che ora siamo concentrati. Kopecky, ad esempio, ha dimostrato di essere un ragazzo veramente forte a livello di leadout: è bravo nel posizionamento, sa quello che fa ed è anche per questo che sarà al Giro”.

Se potessi scegliere quando conquistare una vittoria di tappa? Sceglieresti il primo giorno?

Al 100%”.

Una volta vinta una tappa in volata, quale sarebbe il sogno successivo per la squadra?

Ho lavorato molto con Poels quest'anno per cui, se riuscissimo a portare a casa una tappa, poi penso che aiutarlo ad ottenere la vittoria che gli manca nei Grandi Giri possa essere un obiettivo davvero speciale anche per la squadra”.

Quanto è stato complicato arrivare a questa selezione quest'anno?

Indubbiamente difficile perché il nostro team, avendo il grande sogno di disputare il Tour de France per il quale non è stata invitato quest’anno, è molto attento alla questione punti: se vogliamo essere sicuri di partecipare alla prossima Grande Boucle, dobbiamo essere tra i migliori tre ProTeam a fine anno e per farcela abbiamo bisogno di più punti possibili. Per questo motivo, nel processo di selezione, non abbiamo potuto perdere di vista anche le gare prima, durante e dopo il Giro e su questo fronte, come squadra, abbiamo lavorato tantissimo fin da quando abbiamo ricevuto l’invito per la Corsa Rosa, calcolando ogni cosa e analizzando ogni opportunità”.

La Unibet intanto è cresciuta parecchio negli ultimi mesi.

Già nel 2025 avevamo fatto un bel balzo in avanti rispetto alla stagione precedente. Quest’anno siamo cresciuti ancora rispetto alla passata stagione perché abbiamo la necessità migliorare ed essere competitivi ai massimi livelli se vogliamo partecipare alle gare del World Tour e ambire alla vittoria in quelle corse”.

Cosa è cambiato maggiormente all'interno della squadra rispetto al 2025?

Sicuramente è aumentato il numero di persone all’interno del team. A parte questo, possiamo dire che abbiamo corridori ancora migliori in grado, tra le altre cose, di portare un'atmosfera vincente con cui puntare a conquistare gare di altissimo livello, come la Ronde Van Brugge. Penso che sia questo ad essere cambiato, la cultura: ci rendiamo conto di essere al top e che tutto deve esserlo. Se hai corridori di alto livello, è necessario anche che ogni aspetto sia curato alla stessa maniera”.

C'è qualcuno che ti ha sorpreso più di altri in questi mesi?

Penso che qualche sorpresa ci sia stata, ma più che altro per chi ha guardato la squadra dall’esterno, non tanto per noi. Alcune testate norvegesi e persone che conosco lassù, ad esempio, sono rimaste piuttosto sorprese da Karsten Feldmann che ha svolto un ottimo lavoro nel treno di Groenewegen. Potrei citare poi anche Matias Kopecky, che è stato davvero solido nelle classiche, e pure Niklas Larsen, corridore danese arrivato da noi quest’anno dopo un gran 2025 che ha fatto vedere ottime cose, ma in realtà non c’è nessuno che possa essere additato come grande sorpresa. Nemmeno Dylan lo è: forse per qualcuno il fatto che sia tornato al suo vecchio livello può rappresentare una sorpresa, ma per noi non lo è perché sapevamo di cosa fosse capace”.

E questo è successo, credo, anche per l'atmosfera che ha trovato qui.

Sicuramente. Siamo una squadra francese, ma in un certo senso siamo anche una squadra olandese”.

Come ci ha dimostrato proprio il caso di Dylan l'anno scorso, si inizia con largo anticipo a costruire la rosa per l’anno successivo. Anche voi avete già iniziato a pensare a chi potrebbero essere gli innesti per la prossima stagione?

Sì. Già all'inizio di questa stagione, abbiamo iniziato a valutare chi sia in scadenza e sarebbe libero sul mercato, facendo attenzione anche alle generazioni più giovani cosa che con questo nuovo tipo di ciclismo è essenziale fare. Bisogna dire però che tutto è un po' diverso rispetto a cinque o sei anni fa perché, ad esempio, nelle ultime stagioni, è capitato che ci siano sempre stati dei buoni corridori disponibili anche all'ultimo momento come Victor l'anno scorso o Odd due anni fa”.

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