Il volto ceruleo e gli occhi sbarrati, brutti pensieri che riaffiorano dopo aver visto la morte in faccia. Sonny Colbrelli fa appena in tempo a gridare al pericolo. Lo vede bene quel palo in mezzo a quel sentiero di ghiaino e sa che Alessandro Petacchi rischia grosso. «Olaaaaaaa!», grida. Ma la luce abbaglia il campo visivo del campione spezzino, che fa appena in tempo a buttarsi sulla destra ma finisce con la spalla e la scapola sinistra sul palo, a oltre 30 km/h di velocità. La botta è pazzesca. Ale Jet finisce a terra dolorante e stordito. Sonny lo soccorre per primo con il volto bianco come un cencio.
«Ha rischiato grosso» – ci racconta il bresciano, che a Girona era andato a partecipare domenica scorsa a una pedalata gravel con il Peta indossando la maglia del maglificio Alé di Alessia Piccolo – «poteva finire contro quel palo con la testa e allora la storia sarebbe stata ben diversa. Nel male è andata bene, molto bene».
A raccontarci l'accaduto è lo stesso Alessandro Petacchi, che ora è ai box nella sua casa di Montecarlo di Lucca, con una scapola rotta e dolori in tutto il corpo. «È vero, l'ho vista davvero brutta» – ci dice il Signore delle volate –. «Ho preso una botta pazzesca e al momento devo solo avere pazienza, anche se domani andrò a fare una risonanza per controllare che non ci siano sorprese. E dire che stavamo facendo davvero un gran bel giro, in una delle capitali europee del gravel. Purtroppo quel maledetto palo ha scombussolato un po' tutti i nostri piani, ma è bello poterlo raccontare».
Alessandro era in sella alla sua Gravia XR Ducati, «che non si è fatta un graffio. Io mi sono mezzo rotto, ma la bicicletta è balzata via e non si è rovinata nemmeno la sella», dice lo spezzino, che assicura: «A Girona, a farmi un bel giro in gravel su quei sentieri, ci torno sicuro».